SANITA’: LA VICENDA SCANDALOSA DEL SANTA RITA DI MILANO

“Quanto sta emergendo a proposito della clinica Santa Rita di Milano, e i clamorosi sviluppi di questi giorni – per quanto gravissimi – sono solo uno dei tanti episodi di pessima sanità italiana che convivono, va riconosciuto – con altri esempi di eccellenza. Non ho intenzione evidentemente, di sostituirmi alla magistratura, né è compito del Governo farlo; ed è sottinteso che l’imputato – chiunque esso sia – è da ritenere innocente fino a quando non è condannato da una sentenza definitiva.

Ho tuttavia colto l’occasione del Santa Rita per chiedere al Governo se non ritenga che le distorsioni, le inefficienze, gli sprechi, le carenze di cura, le corruzioni che abbondano nel mondo della Sanità non si manifesterebbero nelle forme che possiamo leggere quasi ogni giorno sui giornali, se fosse garantita maggiore conoscenza e informazione.

Questo mi porta a dire che è più che mai necessaria, urgente e opportuna l’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, che non significa solo, per chi ricopre una carica pubblica, conoscere il reddito, i beni di cui si dispone; ma anche i criteri che vengono adottati per la scelta degli amministratori, e le decisioni che si assumono.

Ricordo, per esempio, numerose inchieste giornalistiche che, dopo gli ennesimi scandali nella Sanità, sono arrivate a pubblicare una tabella con la suddivisione, regione per regione, dei 277 direttori generali della sanità, secondo l’area politica di appartenenza. E non ci fu alcuna smentita.

In Parlamento giacciono numerose proposte di legge per la riforma delle procedure di selezione dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere. Sollecito dunque una riflessione su questo aspetto importante, una questione che va affrontata, un nodo che va finalmente sciolto”.

Il testo dell’interrogazione:

Al ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali,

premesso che da notizie diffuse da agenzia di stampa e quotidiani, si apprende che tre nuove ordinanze di custodia cautelare in carcere, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, sono state emesse nell’ambito dell’inchiesta milanese sulla clinica Santa Rita di Milano;

che dette misure riguardano l’ex primario del reparto di chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone e il suo ex aiuto Fabio Presicci, entrambi già in carcere e sotto processo davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Milano; che i provvedimenti sono stati notificati in carcere ai due medici, detenuti dal giugno scorso, con l’accusa di truffa ai danni del sistema sanitario nazionale e lesioni, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti interventi inutili e dannosi effettuati al solo fine di gonfiare i rimborsi. Il terzo destinatario dell’ordinanza è l’altro ex membro dell’equipe di chirurgia toracica Marco Pansera; che secondo l’ipotesi accusatoria l’equipe di chirurgica toracica della clinica Santa Rita di Milano, guidata dal primario Pier Paolo Brega Massone, avrebbe arrecato ”sofferenza” a malati terminali di tumore, operandoli nonostante fossero in condizioni ”impressionanti”; ciò sarebbe stato spiegato due medici, consulenti della Procura di Milano, al processo con al centro la casa di cura milanese, i quali hanno descritto i casi di pazienti ”da non toccare”, che potevano ”essere lasciati tranquillamente in pace”, invece di essere sottoposti a interventi chirurgici;

in particolare i periti dell’accusa hanno raccontato la vicenda di un uomo di 87 anni con un carcinoma già diagnosticato in un altro ospedale, nel marzo 2005, e sottoposto ad intervento chirurgico da Brega Massone, ”nonostante tutti i segnali dicessero che non doveva essere operato”. Il paziente in questione aveva subito in precedenza un intervento di angioplastica; l’anestesista, secondo i periti, l’aveva classificato come un paziente ad alto rischio. Brega Massone, invece, sempre a detta dei consulenti, ”decise comunque di asportare frammenti di pleura, esponendolo a un grave rischio e arrecando sofferenza in un paziente in queste condizioni”;

premesso inoltre che certamente gli imputati, come tutti gli imputati, sono da ritenere innocenti fino a quando sentenza definitiva non li condanna; e che dunque non si chiede né al ministro né ad altri di anticipare sentenze che peraltro, non competono loro;

per sapere se il ministro non ritenga di dover promuovere e/o sollecitare un’inchiesta amministrativa per accertare eventuali responsabilità anche di mancato od omesso controllo.

Se non ritenga di promuovere e/o sollecitare un’inchiesta amministrativa per accertare le dimensioni del fenomeno che ci si augura siano limitate al solo caso del Santa Rita;

se non si ritenga che la maggior parte delle distorsioni, delle inefficienze, degli sprechi, delle carenze di cura, delle corruzioni nel mondo della Sanità non si manifesterebbero nelle forme che sappiamo – e possiamo leggere quasi ogni giorno sui giornali – se fosse garantita maggiore conoscenza e informazione, e in particolare se non ritenga più che mai necessaria, urgente e opportuna l’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati  anche nel mondo della Sanità, che non significa solo, per chi ricopre una carica pubblica, conoscere il reddito, i beni di cui si dispone; ma anche i criteri che vengono adottati per la scelta degli amministratori, e le decisioni che si assumono.

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