Vivisezione, Garattini sfida il veto animalista

Il professore parlerà di “Invecchiamento cerebrale: un’epidemia del terzo millennio”. Al centro della contestazione, organizzata da un gruppo di animalisti riunitosi su Facebook e appoggiata da Valter Chiappini, consigliere del Comune di Sarzana e capogruppo del Movimento 5 Stelle, non c’è l’argomento dell’incontro, bensì la presenza del professore al Festival. Il motivo? Le posizioni a favore della sperimentazione biomedica su animali. Quelle che hanno portato Garattini a firmare, fra l’altro, una lettera aperta al parlamento italiano per rivedere certe limitazioni sulla possibilità di impiegare gli animali in alcuni campi della ricerca medica: in particolare, nell’utilizzo di animali per gli eterotrapianti, legati allo studio dei tumori, e per i test sulle droghe.

Il caso Garattini anticipa, perciò, l’inizio del Festival della Mente, in programma a Sarzana dal 30 agosto al primo settembre. E la polemica è ancora vibrante, se è vero che anche il sindaco di Sarzana, Alessio Cavarra, si è sentito in dovere di gettare subito acqua sul fuoco, ribadendo lo spirito di confronto fra posizioni diverse che ha da sempre caratterizzato l’appuntamento. Lui, il diretto interessato, ha usato parole decise per commentare l’accaduto: «La differenza di opinioni fa parte della democrazia di qualsiasi Paese. Le minacce, le accuse, il divieto di parlare sono forme di violenza intollerabili: rappresentano la mentalità di chi difende le proprie opinioni annullando quelli che la pensano diversamente». «Le accuse, poi, sono incredibili: nella sperimentazione su animali, noi operiamo secondo le leggi» continua «ritengo questa forma necessaria al progresso della medicina, come del resto il 99% dei ricercatori». Entrando nel merito della questione, Garattini individua negli eterotrapianti di tumori umani sui topi e negli studi sugli stupefacenti i campi in cui non si può prescindere da questo tipo contestato di ricerca. Nel primo caso, sostiene il professore, «i trapianti di tumori umani in topi privi di risposti immunitarie sono fra gli strumenti fondamentali per capire la composizione delle cellule malate dell’uomo, come vascolarizzano, come si diffondono». «Le tecniche alternative non ci sono e sfidiamo chiunque a elencarle» dice «in realtà sono tecniche complementari che usiamo tutti i giorni, non sufficienti per avere un’idea di ciò che succede in un organismo vivente, molto più complesso di quanto accade nelle cellule in vitro». Nel secondo caso, continua Garattini «la sperimentazione è importante per capire gli effetti di droghe che nessuno conosce: non si possono provare sull’uomo». Per il professore è inaccettabile anche parlare di vivisezione: «E’ un termine impiegato per suscitare orrore» dice «per identificare una pratica che non esiste: sezionare un vivente. Nella sperimentazione clinica si opera invece in anestesia, come avviene nella chirurgia umana». Dal canto loro, i contestatori oppongono un sit-in di protesta, organizzato per il primo settembre alle 9 nel luogo della conferenza, la sala Canale Lunense, e una doppia lettera aperta: nella prima, comparsa sulla pagina Facebook “Garattini al Festival della Mente? Diciamo no!”, si chiede che non sia data ospitalità allo scienziato in quanto, si legge, nel suo istituto pratica “un metodo di ricerca obsoleto, ottocentesco, privo di vere basi scientifiche”. L’altra, sulla pagina Facebook di Chiappini, è stata inviata a sindaco, assessori e consiglieri del Comune di Sarzana: chiede l’annullamento della conferenza, o una presa di distanza “da ciò che lo scienziato rappresenta” e cita, fra l’altro, uno studio del National Research Council che mette in discussione i test di tossicità ai quali “milioni di animali sono sottoposti”. Garattini è consapevole che le sue posizioni possano non essere condivise. Contesta, però, il metodo: «Conosco da decenni questi gruppi animalisti che sono violenti, assolutamente minoritari: vogliono imporre le loro idee, prendendosela con qualcuno, come se fossi l’unico in Italia su tali posizioni» dice «questo sta diventando un Paese antidemocratico: non devo essere preoccupato io, devono esserlo i cittadini. Noi ricercatori non abbiamo mai fatto violenza nei confronti di quelli che la pensano in modo diverso: è una forma di asimmetria deludente».

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