Un fiume di amianto

Ieri, sul maxischermo dell’aula uno del Palazzo di Giustizia di Torino, le immagini delle variazioni morfologiche e antropologiche della riva destra del fiume Po nella zona limitrofa alla fabbrica dell’Eternit di Casale Monferrato hanno ricordato quanto profonda sia stata la ferita inflitta dall’azienda elvetica alla cittadina alessandrina. Dopo le prime udienze spese per mettere in moto l’elefantiaca macchina processuale e le prime testimonianze – cominciate il 12 aprile con la lunga deposizione del sindacalista Nicola Pondrano, artefice di 35 anni di lotte a tutela della salute dei casalesi – ieri, in aula, è stata la volta di Laura Turconi, consulente tecnica del procuratore Raffaele Guariniello. Nella sua relazione, la geologa ha sottolineato come l’azienda abbia scaricato «continuativamente materiali a elevato contenuto di amianto per 20 tonnellate a settimana» sfruttando il canale Mellana che dallo stabilimento va al fiume. E quel canale è diventato veicolo di morte. Sulla sponda sinistra del fiume è emerso che «i mezzi su ruota portavano rifiuti fin qui, dal ‘76 rifiuti pericolosi».

Nel 1988 Piercarlo Busto morì di mesotelioma pleurico all’età di 35 anni, uno dei decessi più precoci che Casale ricordi. «Partecipava a gare di podismo e si allenava tutti i giorni correndo lungo il canale» ricorda la sorella Giuliana. Anche le piccole palafitte in eternit costruite dai pescatori a ridosso del fiume hanno procurato dolore e sofferenza a chi non cercava che qualche ora di svago. Sulla sponda sinistra, invece, è emerso come i rifiuti venissero portati con mezzi su ruota che sparpagliavano così il “polverino” per le vie di Casale anche durante il tragitto. Da un lato e dall’altro si formarono così le cosiddette “spiagge bianche”, veri e propri depositi dell’asbesto che attualmente fa ammalare 50 casalesi ogni anno.

Anche Giorgio Demezzi, attuale sindaco di Casale Monferrato, è stato ascoltato come testimone: «Inizialmente le patologie colpivano soprattutto i lavoratori dell’Eternit, poi si sono avuti casi di persone ammalate che non avevano avuto a che fare direttamente con l’azienda, ma solo indirettamente, attraverso familiari che ci lavoravano. Ora sono presenti anche tra chi non ha avuto alcun legame con l’Eternit e nemmeno viveva vicino allo stabilimento. Questo ci preoccupa molto. Il periodo di latenza delle patologie è di 25 anni: non abbiamo raggiunto l’apice, che secondo gli esperti sarà toccato nel 2020. Attualmente stiamo cercando di sensibilizzare l’Asl e l’assessorato regionale affinché nell’ospedale di Casale vengano messi a disposizione i protocolli più innovativi e perché si utilizzi questa esperienza nefasta per rendere disponibili i dati alla ricerca». Resta aperto il discorso riguardante la bonifica.

Il Governo ha dato l’ok per procedere e negli anni successivi sono cominciati i lavori: «Per quanto riguarda il polverino l’attività è in itinere e ci sono ancora delle aree scoperte. Restaurando il Castello ci siamo accorti che vi era dell’amianto. I finanziamenti dovranno aumentare: finora sono 120 i siti individuati come interessati, ma aumenteranno. E oltre a Casale ci sono i 48 comuni limitrofi». Accanto al fronte processuale, alle attività di bonifica del territorio e alle sfide che attendono gli epidemiologi, i casalesi si stanno battendo per superare i traumi psicologici legati all’esposizione all’amianto. La professoressa Antonella Granieri, direttrice della Scuola di specializzazione in psicologia clinica dell’Università degli studi di Torino, e la sua assistente Francesca Borgogno stanno cercando di facilitare l’elaborazione del trauma collettivo attraverso gli incontri settimanali di alcuni gruppi multifamiliari.

Ieri mattina è nata una discussione su chi fra l’attuale presidente della regione Roberto Cota e la ex presidente Mercedes Bresso dovesse riferire in merito alle problematiche ambientali causate dagli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato e Cavagnolo. Si è deciso di convocarli entrambi per la prossima udienza di lunedì 10 maggio. Ieri, intanto, è arrivata fragorosa la denuncia di Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale del gruppo Pd: nelle città italiane sarebbero almeno 32milioni le tonnellate di amianto da smaltire. Citando dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche, la parlamentare ha annunciato l’invio di un’interrogazione urgente. Nonostante «500 chili di amianto per abitante e due miliardi e mezzo di metri quadrati di coperture in eternit, pari a una città di 60mila abitanti fatta solo di amianto – ha denunciato – quello che più sconcerta è l’indifferenza del governo».

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