Testamento biologico/Fine vita: dissidenti di destra, venite fuori

E’ molto più di facciata che reale, la granitica sicurezza della maggioranza accreditata dal ministro Sacconi in materia di testamento biologico e fine vita; Sacconi ripete che alimentazione e idratazione per chi non è autosufficiente, anche contro la volontà del paziente sono punti irrinunciabili per governo e maggioranza. In realtà non passa giorno che all’interno del PdL non si manifestino dissensi. Il più autorevole è quello del presidente della Camera Fini,

che sta seriamente meditando, durante il voto del provvedimento in Aula, di svestirsi del suo ruolo di presidente, tornare tra noi deputati «semplici», e votare contro. Sarebbe un dissenso clamoroso, ma non isolato.

 

È un malessere diffuso; sono noti i «malumori» del ministro Brunetta, del capogruppo Cicchitto, di molti parlamentari del centro-destra: sia provenienti da Alleanza Nazionale che da Forza Italia: almeno 80. A questi miei colleghi rivolgo un pubblico invito. A settembre la discussione del provvedimento sul testamento biologico continuerà in Commissione Affari sociali. Chiedo a quanti si oppongono al testo di legge retrogrado e punitivo, che non ha riscontro in nessun altro Paese occidentale, di intervenire in Commissione di dare corpo e sostanza al loro «no». Quello del fine vita, stabilire cioè se, come e quando accettare trattamenti sanitari invasivi è «affare» di tutti; ed è giusto che il cittadino sappia cosa si accinge a fare il parlamentare che ha contribuito ad «eleggere». Per questo è necessario assicurare il massimo di discussione, partecipazione e conoscenza tra l’opinione pubblica. C’è per esempio chi sostiene che in commissione Affari Sociali siano inutili le audizioni, perché sufficiente il lavoro effettuato dal Senato.

 

Una fretta che ha una sola spiegazione: portare in tempi rapidi in dono alle gerarchie ecclesiastiche il testo di legge sul testamento biologico; in questo modo, offensivo per le coscienze di tantissimi cattolici, il PdL intende farsi perdonare stili di vita e personali comportamenti del premier: in pubblico difensore di quella morale, che privatamente in modo plateale contraddice. Al contrario, assicurare un nuovo ciclo di audizioni potrebbe, per esempio, consentirci di toccare con mano una drammatica realtà, vissuta quotidianamente, dai malati e dalle loro famiglie. Cosa che il Senato non ha fatto.

 

È necessario insomma che il dibattito esca dalle aule parlamentari, e si diffonda tra i cittadini e nel Paese. La battaglia da combattere è, da una parte, per la libertà di ricerca scientifica; dall’altra per affermare i diritti umani fondamentali: alla vita, alla salute, a una vita dignitosa fino all’ultimo istante che ciascuno considera degno di essere vissuto, scegliere di vivere senza sentirsi dire da altri: questo lo puoi o non lo puoi fare. Questa è la posta in gioco, è bene che se ne sia tutti consapevoli e coscienti.

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