TESTAMENTO BIOLOGICO-VATICANO. QUALE ELEMENTO DI NOVITA’

 

 

 

Apertura? «Roba da non credere», assicura Francesco Ognibene, che firma su Avvenire un editoriale in cui si assicura che «i vescovi non mollano alcuna posizione», e che quello che la chiesa cattolica «ha sempre tenacemente affermato, continua tenacemente ad affermare». Non bastasse, ci sono le affermazioni di monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita. Intervistato dalla Radio Vaticana, Sgreccia ha scandito: «Il cardinale Bagnasco ha detto che l’alimentazione e l’idratazione non devono essere sottratti mai al paziente. Ciò che si deve offrire al malato in fase finale rimane quello che ci ha insegnato finora: ha diritto ad avere l’alimentazione e l’idratazione e ad avere le terapie necessarie». E ancora: «Si accetta un discorso di una legge perché si impone a causa non di una scelta della chiesa, ma di sentenze di tribunali che impongono di fare delle chiarificazioni».

Dunque, è chiaro: monsignor Bagnasco ha detto le cose di sempre. Quelle cose che, per esempio, erano state dette in occasione del recente meeting di Rimini da monsignor Rino Fisichella; quei NO che, sempre a Rimini, erano stati annunciati dal vice-presidente della Camera Maurizio Lupi, PdL niellino, in un’intervista al Corriere della Sera qualche ora dopo l’incontro con monsignor Bagnasco e altri parlamentari ciellini (Raffaele Vignali, Mario Mauro). La strategia messa a punto in quell’incontro era simile a quella seguita per l’approvazione della legge sulla fecondazione assistita: giocare di sponda con i Teo-Dem nel Partito Democratico e arrivare a una legge i cui punti sono ben riassunti dall’ex presidente del Comitato Nazionale per la Biotetica Francesco D’Agostino: «Il testamento biologico deve essere volontario, deve avere validità di tempo limitata, va sottoscritto davanti al medico, può prevedere la nomina di un fiduciario del paziente e deve contenere richieste legalmente lecite. Quindi no alla sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione e ad ogni altra forma di eutanasia».

Un fronte che vede uniti nella lotta il vice-presidente dei senatori del PdL Gaetano Quagliariello («Puntiamo su un’intesa bipartisan, ma sia chiaro che non transigeremo su alimentazione e idratazione: non possono essere considerate cure»); e il Teo-Dem come Paola Binetti, che ha presentato un suo disegno di legge sulle cure di fine vita, ed è una di quei parlamentari dell’opposizione con cui Lupi ha annunciato l’intenzione di fare fronte comune. Per questo si vorrebbe capire in che cosa consiste l’elemento di novità che molti vedono nelle parole di monsignor Bagnasco. Così Umberto Veronesi considera «le parole di Bagnasco un segnale di apertura». Margherita Boniver ostenta ottimismo, dopo le parole del cardinal Bagnasco; la senatrice Dorina Bianchi dice che «nutrire e idratare una persona non costituisce in nessun caso un accanimento terapeutico, ma l’assolvimento alle funzioni vitali»; Domenico Scilipoti dell’Italia dei Valori sostiene che «l’alimentazione e l’idratazione non possono essere negate a nessuno». E ancora Livia Turco: «Su alimentazione e idratazione c’è un dibattito aperto che vede posizioni etiche diverse…tuttavia non penso che questo sia l’aspetto importante di questa legge…». E che cosa sarò importante, allora?

Dunque, ci si faccia capire in che cosa consiste la “novità” annunciata da monsignor Bagnasco. «La chiesa», ha detto Maria Antonietta Farina Coscioni a La Stampa, «fa un gesto incoraggiante per assecondare la spinta dell’opinione pubblica, poi fa di tutto affinché dal Parlamento esca una legge che impedisca quella libertà per la quale era stato avviato il confronto…».

I monsignori fanno il loro mestiere. Quando si decideranno a farlo i laici, coloro che si professano laici?

Valter Vecellio

(da Notizie radicali, 25 settembre 2008)

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