Stamina: la Consulta bacchetta Governo e media

Da una parte è passata inosservata, dall’altra non è stata compresa.

Si tratta della sentenza della Corte Costituzionale 274 depositata il 5 dicembre scorso, presidente Alessandro Criscuolo e redattore Mario Rosario Morelli, relativa alla vicenda comunemente definita “caso Stamina”.

“Stop a nuove autorizzazioni”, “Finalmente messa la parola fine”, hanno titolato i quotidiani, a proposito del pronunciamento della Corte sul discusso e discutibile metodo Vannoni-Andolina, sollecitato dal tribunale di Taranto. È così, ma si è colta solo una parte, neppure quella essenziale, della questione che la Corte ha individuato e trattato.

Conviene rifarsi alla stessa letteralità della sentenza. Ecco che cosa si legge al punto 6 della stessa:

Questa Corte ha già affermato che decisioni sul merito delle scelte terapeutiche, in relazione alla loro appropriatezza, non potrebbero nascere da valutazioni di pura discrezionalità politica del legislatore, bensì dovrebbero prevedere “l’elaborazione di indirizzi fondati sulla verifica dello stato delle conoscenze scientifiche e delle evidenze sperimentali acquisite, tramite istituzioni e organismi – di norma nazionali e sovra-nazionali – a ciò deputati, dato l’essenziale rilievo che a questi fini rivestono gli organi tecnico-scientifici” (sentenza n.282 del 2002).

Inoltre, la promozione di una sperimentazione clinica per testare l’efficacia, ed escludere effetti nocivi, di un nuovo farmaco non consente, di regola, di porre anticipatamente a carico di strutture pubbliche la somministrazione del farmaco medesimo: e ciò per evidenti motivi di tutela della salute, oltre che per esigenze di corretta utilizzazione e destinazione dei fondi e delle risorse a disposizione del Servizio Sanitario Nazionale. Nel caso in esame, il legislatore del 2013 – nel dare corso ad una «sperimentazione […] concernente l’impiego per terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali» – ha parzialmente derogato ai principi di cui sopra“.

Con linguaggio dai toni felpati, la Corte Costituzionale ha rivolto al Parlamento, al Governo, all’intera classe politica, un duro monito e rimprovero, confermando in pieno quanto, isolati e inascoltati, alla fine della scorsa legislatura, noi deputati radicali cercammo di comunicare ai nostri colleghi e al paese: che si era preda di un clima di isteria creato ad arte strumentalizzando dolore e sofferenza, che chi sosteneva che oltre alle voci del cuore, umanissime, comprensibili, occorreva ascoltare anche le voci della scienza, per non alimentare false speranze nei malati e nelle loro famiglie, e che il “caso” stava ripercorrendo canovacci già visti, cioè sperimentazioni avviate sotto la spinta della piazza piuttosto che da criteri realmente scientifici. Il Parlamento italiano decise, in seguito a una fortissima pressione dei mass-media, l’avvio di una sperimentazione, nel maggio 2013.

Un Parlamento, un Governo, una classe politica digiuni nel modo più totale e completo di quello che si accingevano a legiferare, hanno varato provvedimenti sull’ondata dell’emotività popolare, “state assassinando i nostri bambini”, era la parola d’ordine nelle manifestazioni sotto i Palazzi di Montecitorio e del Senato. Un Governo e un Parlamento deboli, allora si piegarono: “decisioni sul merito delle scelte terapeutiche, in relazione alla loro appropriatezza”, sono nate sulla base di “valutazioni di pura discrezionalità politica del legislatore”, e non hanno previsto “l’elaborazione di indirizzi fondati sulla verifica dello stato delle conoscenze scientifiche e delle evidenze sperimentali acquisite”.

Ancora una volta, come lo è stato ad esempio, con le sentenze sulla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, le corti di giustizia si sono rivelate più avanti e comunque in sintonia con il diritto e la legge, di quanto non siano stati Governi e Parlamenti.

Questa è l’essenza della sentenza della Corte Costituzionale, questo il meritato e duro atto d’accusa rivolto a una classe politica incapace di intendere, ma non di volere. Che almeno valga per il futuro: Governo, Parlamento e anche mass media, che su questa vicenda hanno sollevato polveroni, fatto sensazionalismi, spesso pessima informazione se non vera e propria disinformazione.

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