Sperimentazione animale, falsità di Striscia contro di noi

L’uso degli animali per la ricerca scientifica e biomedica nel nostro Paese è regolata da leggi severe, in vigore sin dal lontano dal 1992: quell’anno l’Italia recepisce la prima direttiva Ue in materia di protezione degli animali usati per la sperimentazione scientifica. Una nuova e più complessa direttiva Ue viene emessa nel 2010, ed accolta in Italia da un decreto legislativo (n. 26) nel 2014. Le norme appaiono subito particolarmente restrittive per l’utilizzo di primati non-umani, per capirci, le scimmie.

Esse prevedono che per questi studi, il ministero della Salute, sentita l’Asl locale, rilasci una speciale autorizzazione per gli stabulari: tutte le condizioni ambientali devono essere ottimali e garantire il benessere psico-fisico degli animali, compresa la corsa. Un’ulteriore autorizzazione è necessaria per l’importazione, poiché, per inciso, è vietato allevare cani, gatti e scimmie sul territorio nazionale, un unicum nostrano che manderà l’Italia in procedura di infrazione entro il 2015. Infine, l’autorizzazione decisiva, quella del protocollo sperimentale, deve essere concessa addirittura dal Consiglio superiore di sanità.

Non basta. Oltre a queste autorizzazioni, i responsabili delle strutture devono essere abilitati all’accesso informatico dell’Anagrafe nazionale degli stabulari, per la trasmissione dei dati statistici riguardanti il numero di quelli usati ogni anno. Un medico veterinario vigila sulla corretta applicazione delle procedure autorizzate, e può interrompere la sperimentazione in qualsiasi momento; la può interrompere anche contro il parere dello sperimentatore, nel caso la ritenga non più compatibile con il benessere animale, o non conforme al protocollo sperimentale autorizzato. Da parte sua, lo sperimentatore deve tenere un registro di carico e scarico, e le schede individuali di ciascun animale, dove riportare il numero di identificazione, la provenienza, la data di nascita, l’inizio e la fine delle procedure sperimentali, la descrizione generale delle stesse. L’autorizzazione a detenere una scorta adeguata di farmaci è concessa dalla Asl di riferimento, e quella a detenere sostanze stupefacenti come gli anestetici, è rilasciata dal ministero della Salute. Gli studi sui primati non umani sono autorizzati solo se non possono essere svolti su specie a più basso sviluppo cerebrale, per la ricerca di base e per la cura di malattie mortali per l’Uomo e per gli animali.

Abbiamo cercato di spiegare nel modo più semplice la quantità di autorizzazioni, permessi e procedure cui un ricercatore deve sottoporsi; si sarà ben compreso come tutto si svolga con grande prudenza, e solo quando non esistano metodi alternativi. A questo bisogna aggiungere la capacità tipica del legislatore italiano di rendere complicate e, spesso contraddittorie, norme che in altri paesi dell’Unione Europea sono semplici; cosicché il risultato paradossale è che questo complesso di regole rischia di generare interpretazioni diversificate, a seconda delle lenti attraverso le quali esse vengono lette.

Può così accadere che persone e organizzazioni che non hanno nessuna reale competenza, e tantomeno veste legale in materia, pretendano di decidere sull’uso degli animali nella sperimentazione scientifica. È il caso del programma televisivo Striscia la notizia, che negli ultimi due mesi ci ha “onorato” di ben tre servizi tv nei quali, mostrando immagini girate illegalmente nel nostro Dipartimento da una “talpa” incappucciata e con voce artefatta ad hoc, e persino immagini messe a disposizione della comunità scientifica e della pubblica opinione da noi stessi, come prova di trasparenza, ha veicolato il falso messaggio che nel nostro laboratorio avvenga un maltrattamento sistematico degli animali; che in esso si svolgano esperimenti senza anestesia, e ha invocato controlli a tutto campo.

Vere e proprie menzogne che sono state il pretesto per alcune associazioni animaliste per una denuncia-esposto alla Procura della Repubblica nei confronti di chi scrive ed in parallelo irrefrenabile e demagogica interrogazione parlamentare della deputata Michela Brambilla: il reato di cui ci si sarebbe macchiati è “maltrattamento di animali”. L’obiettivo palese è che eventuali controllori, quali il Corpo forestale dello Stato, intervengano per il “sequestro degli animali”, trasferendoli in strutture “adeguate” ed autorizzate dal ministero della Salute: strutture che, nonostante la propaganda di Striscia, per quel che riguarda le scimmie da esperimento non risulta esistano nel nostro paese. Trasportati in strutture non adeguate, sia dal punto di vista ambientale che veterinario, privi dei controlli quotidiani di personale specializzato, questi animali che si vorrebbe difendere da inesistenti torture, soffrirebbero il repentino cambiamento di condizioni, senza ricevere le attenzioni e le cure che ricevono in un laboratorio scientifico, cui sono abituati da anni. Sicuramente molti di essi morirebbero, vittime di un progetto il cui unico scopo è quello di ostacolare lo sviluppo e la ricerca scientifica, in nome di una malintesa protezione da inesistenti maltrattamenti. Sottrarre animali sperimentali ad un’istituzione universitaria comprometterebbe non solo i progetti sperimentali, ma la formazione di medici e biologi, ritarderebbe lauree e dottorati, farebbe svanire nel nulla contratti di ricerca nazionali ed internazionali di molti laboratori di eccellenza nel nostro Paese.

Il proliferare di sedicenti centri di recupero per animali da laboratorio in Italia è un fenomeno inquietante: non è sottoposto a controlli reali di adeguatezza e competenza tecnica; è piuttosto una sorta di Far West a “scopo di lucro”, cui le autorità competenti dovrebbero porre massima attenzione. La ricerca sulle scimmie ha permesso di sconfiggere la febbre gialla e la poliomielite, ha consentito lo sviluppo dei farmaci antiretrovirali, grazie ai quali oggi non si muore più di Aids, ha permesso la creazione di scimmie resistenti al virus dell’immunodeficienza, è indispensabile per lo sviluppo di un vaccino contro l’Ebola. Il loro uso ha reso possibile la brain-computer interface per il controllo neurale delle protesi artificiali in pazienti con gravi amputazioni o lesioni cerebrali, come pure la tecnica della stimolazione intracranica per restituire i malati di morbo di Parkinson ad una vita decente. Prima di essere approvati dalla agenzie di controllo nazionali per l’uso nell’Uomo, molti farmaci devono essere sperimentati sulle scimmie. Ad oggi, l’uso di un numero limitatissimo di scimmie, ha consentito uno straordinario avanzamento nelle conoscenze di base ed applicative in molti campi della medicina e della biologia.

La responsabile della più grande associazione animalista mondiale, Peta, ha come motto: «Anche se per vincere l’Aids, fosse sufficiente il sacrificio di un solo topo, io sarei contraria». Brava! La politica ed il nostro nuovo e “dinamico” Governo dovranno decidere quale Paese vogliono, se uno mosso dal disprezzo per la scienza e al servizio della dittatura di media avidi di audience, cioè pubblicità e denaro, e privi di idealità, oppure una comunità ispirata dalla scienza, dal dubbio e dall’impegno, uniche vie di conoscenza oggi possibili. Da una parte un medioevo quantomeno mentale, dall’altra la necessità e l’urgenza di favorire la libertà di ricerca. Tertium non datur. Da che parte scelgono di stare il Governo e la classe politica nel suo complesso? Continueranno a ignorare le ragioni di una comunità scientifica che da anni viene mortificata, privata progressivamente di risorse finanziarie ed ostacolata in ogni modo nel suo indispensabile lavoro a favore di tutta la collettività? Se sì, un’umanità dolente farà la fila sotto Montecitorio e i palazzi Mediaset in vana e illusoria attesa di pozioni miracolose ed elisir ingannevoli per ogni sorta di malattia, vittima del disimpegno politico e dell’inganno mediatico.

*Ordinario di Fisiologia La Sapienza di Roma
**Istituto Luca Coscioni

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