Soldi e immobili, l’Ente Sordi dissanguato

Si sono mangiati tutti i soldi dello Stato e dei sordi italiani. Ora vorrebbero vendere il loro patrimonio immobiliare. Un buco nel bilancio dell’Ente nazionale sordi (Ens) da 12,5 milioni di euro. Con il presidente dell’Ens che si accredita quasi 10 mila euro netti al mese sul suo conto personale. Intanto lo Stato paga: 516 mila euro l’anno come contributo annuo all’Ente nazionale sordi.

UN ANNO FA, all’assemblea dell’Ens, la presidente Ida Collu, in carica dal ‘95, è accusata di dissesto finanziario, ma lei nega. Viene defenestrata dalla maggioranza con alla testa il giovane agrigentino Giuseppe Petrucci, benché anche lui avesse approvato i bilanci degli ultimi anni. Petrucci fa i conti in tasca alla gestione Collu e presenta la somma: il buco nel bilancio, scrive, è “di 12.403.891,94 milioni di euro” e quindi “l’Ente è impossibilitato ad erogare puntualmente il tesseramento alle sedi territoriali”. Possibile che la Corte dei Conti non abbia visto nulla? “L’ultima relazione della Corte dei conti al Parlamento risale per l’Ens al 2005”, rivelano i deputati radicali Maurizio Turco e Maria Antonietta Coscioni.

Petrucci, appena insediatosi, oltre a uno “stipendio” di circa 3.025 euro netti al mese e si fa pagare dall’Ens un affitto a Roma di 1.350 euro. Visto che l’appartamento è da ammobiliare, si fa pure comperare i mobili. Manca però la carta di credito, allora arriva pure quella: la TopCard della Bnl per spese di rappresentanza del presidente. Cinquemila euro al mese. Il presidente predilige i negozi degli aeroporti ma non disdegna gli abiti firmati della boutique Old England di Roma, dove, in un solo giorno, il 30 marzo scorso , spende 1.350 euro, sempre con la carta di credito dell’Ens. Pure una capatina da 400 euro la fa al negozio di abbigliamento Tagliacozzo. Nemmeno a tavola si tratta male: conti sempre salati. Tre pasti in tre giorni in Abruzzo per 640 euro. Ma i viaggi all’estero sono i suoi preferiti, soprattutto a Dublino, dove si reca più volte. A Vienna salda la pensione Schoenbrunn con 448,60 euro. Al Vada hotel di Monaco dorme per 369,80 euro. Sono pochissimi i giorni in cui non ci sono prelievi o spese. Nella sua città, ad Agrigento, striscia la carta per 988 euro in una sola volta, mentre in una società agricola è più morigerato: 453 euro. Al supermercato Pam riempie il carrello con 249 euro di prodotti, mentre alla Rinascente arriva a 194.

Alla fine di marzo chiede, però, che la carta di credito della Bnl sia annullata e ordina all’ufficio ragioneria dell’Ens “di voler predisporre mensilmente per le spese di rappresentanza il versamento dell’importo della somma, ovvero euro 5.000 mensili, direttamente sul mio conto corrente”. Fra stipendio, spese di rappresentanza e affitto il presidente Giuseppe Petrucci si porta a casa quasi 10 mila euro netti al mese. Benché le casse siano esangui, i sette componenti del direttivo dell’Ens si assegnano 18.627 mila euro al mese fra gettoni di presenza, indennità di carica e rimborso spese. E qualche benefit ulteriore. Come la ristrutturazione di un vecchio immobile in via Casal Lumbroso alla periferia ovest di Roma per 375mila euro, “da destinare ad alloggio per i consiglieri”.

LA SEDE DELL’ENS è un palazzo a due passi da S.Pietro, in un edificio di cinque piani. In gran parte occupato dal tribunale del giudice di pace penale. Perché non trasformarlo in un hotel 4 stelle? Il direttivo Ens approva così il project financing messo a punto dalla società Risparmio e Sviluppo di Roma, che prevede un finanziamento di 20 milioni di euro da restituire in 30 anni. L’esposizione bancaria complessiva arriverebbe dunque a 32 milioni di euro, più interessi. “Il pagamento della rata deve essere coperta con i ricavi dell’hotel”, spiegano gli autori del project financing. Tuttavia l’immobile è occupato dal tribunale penale: solo un piccolo dettaglio per l’Ente. Tuttavia si spaccia l’edificio “come attualmente vuoto in attesa di nuova destinazione d’uso”.

Subito dopo l’approvazione della delibera, due consiglieri si dissociano, uno dei due scrive che non si può deliberare un operazione “così rischiosa per la sopravvivenza stessa dell’Ens. Andiamo incontro a responsabilità, anche penali, enormi”. In caso di insolvenza, l’intero patrimonio dell’Ens e, probabilmente lo stesso Ente, sparirebbe nel giro di poco tempo. L’Ens, un tempo, aveva circa 60 mila iscritti, ora ne conta appena 15 mila.

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