Sla, le risposte che aspettiamo

 

Dalla mezzanotte di domenica la deputata radicale eletta nelle liste del Pd, Maria Antonietta Farina Coscioni, ha iniziato uno sciopero della fame, le ragioni di questo digiuno sono clandestine, una “non-notizia”: nessuno ne ha parlato, e ancor meno “notizia” il motivo per cui lo fa. La notizia invece c’è:
una grave inadempienza del governo. Lunedì scorso era la giornata internazionale della Sla; e in occasione di quella giornata l’associazione Aisla guidata da Mario Melazzini ha indetto una manifestazione davanti a Montecitorio; una delegazione è poi stata ricevuta dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta: che ha promesso: da oggi il vostro presidio sono io. Melazzini, poiché fa parte di una commissione governativa, istituita molti mesi fa, aveva il compito di individuare le soluzioni più appropriate per garantire ai malati di Sla la necessaria assistenza cui hanno diritto e che è loro negata; in primo luogo l’aggiornamento dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza e il nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili che è fermo dal 1999, e dunque i livelli tariffari andrebbero adeguati. A novembre c’era già stato uno sciopero della fame di Maria Antonietta e di decine di altri dirigenti e militanti radicali e malati di Sla. Il ministro della salute aveva promesso e garantito, non sé saputo più nulla.
Qualche giorno fa ha fatto sapere che lui ha fatto tutto quello che doveva fare e che tutto è bloccato dal ministero dell’economia e del tesoro, che sta valutando la congruità delle spese previste. E Melazzini ha manifestato davanti Montecitorio, per denunciare l’indifferenza e l’inerzia del mondo politico. E qui ci si perde. Perché per prima cosa si avrebbe il diritto di sapere – e Melazzini avrebbe il dovere di spiegare – cos’ha fatto (o se si vuole, cosa non ha fatto), la commissione di cui fa parte; e se non ha potuto e saputo fare nulla, perché continua a starci. Poi Melazzini contro cosa protesta, contro l’inerzia e (inefficienza di se stesso e della sua commissione, del governo che l’ha istituita e voluta? E non è neppure vero che il mondo politico, o almeno tutto il mondo politico, sia indifferente e inerte. I radicali certamente no. Ma non solo.
Su iniziativa dei radicali, e proprio di Maria Antonietta Farina Coscioni il 10 dicembre scorso è stata presentata un’articolata mozione proprio sulla questione dei Lea e dell’aggiornamento del nomenclatore. Una mozione firmata da un’ottantina di deputati, quelli radicali ma anche Livia Turco e tanti del Pd, Mario Pepe, Giancarlo Lehner, Alessandra Mussolini e tanti altri del Pdl, da Antonio Di Pietro e molti deputati dell’Italia dei Valori e dell’Udc, della Lega. Tutto questo per dire che se proprio il sottosegretario Letta vuole essere e fare il paladino dei malati, è sufficiente che adoperi il suo potere – che non è poco – perché la mozione sia rapidamente calendarizzata e discussa; e magari ne informi il professor Melazzini, che non è giusto faccia d’ogni erba un fascio.
La mozione impegna il governo a rendere effettiva e operativa per gli utenti l’approvazione della nuova versione dei Lea e del nomenclatore entro il 2009; a comunicare entro tempi brevissimi l’effettivo utilizzo dei finanziamenti stanziati per i «comunicatori» di nuova generazione, regione per regione; a rendere facilmente accessibili a tutti, anche su internet, le modalità di utilizzazione dei medesimi, individuando dei responsabili regione per regione cui gli utenti possano riferirsi tramite canali e modalità semplici e rapide; a verificare entro tempi brevissimi le reali condizioni di assistenza anche domiciliare presenti nelle varie regioni; ad assumere le iniziative di competenza anche, ove sussistano presupposti, attraverso l’esercizio di poteri commissariali, affinché possa essere garantito ai cittadini affetti da Sla o da patologie simili e alle loro famiglie L’effettivo godimento dei diritti costituzionali di parola, di espressione del pensiero, e ad una assistenza adeguata. E’ giusto, è ragionevole, è necessario quello che si propone. Sarà per questo che non viene fatto.

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