SE IL DISABILE DIVENTA UN BUSINESS

Assistenza non sempre fa rima con trasparenza. Nella galassia di Onlus che si occupano della gestione e della redistribuzione dei fondi pubblici per il sostegno e/o la cura di persone disabili o affette da gravi malattie, c’è sempre il rischio fisiologico che si annidi qualche stella cadente. Ma il pericolo aumenta ogni qualvolta la tensione politica raggiunge livelli di guardia. Quando un governo è in bilico oppure in Parlamento una maggioranza non si ritrova più tale, per riportare 1’ago del consenso dalla propria parte può infatti essere sufficiente “ungere” gli ingranaggi giusti con apposite elargizioni stabilite ex ìcge, e il gioco è fatto. Per questo motivo, per ridurre al minimo il rischio di combine e quindi di una “selezione” innaturale dei malati e dei disabili che possono beneficiare di fondi pubblici, le organizzazioni che si occupano dei servizi di assistenza devono essere apartitiche e aconfessionali. E guardando a questo principio che la deputata Radicale Maria Antonietta Farina Coscioni, tra i capolista alle amministrative di Milano nella Lista Bonino-Pannella, ha presentato un’interrogazione urgente al ministro delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi. Oggetto dell’istanza è una delicata situazione che si è venuta a creare al vertice dell’Ente nazionale sordomuti (Ens), l’organismo preposto alla tutela e assistenza delle persone sorde, in seguito alla elezione di Ida Collu, presidente della Ens Onlus, a segretario nazionale del movimento politico “La Discussione”.

L’interrogazione – spiega a left la co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica -ha l’obiettivo di «capire come vengono tutelati i diritti delle persone portatrici di disabilità nel nome della politica della trasparenza che noi Radicali richiediamo a tutti i livelli». Il quesito verte su tre punti: «Ho chiesto al ministro che siano assunte le opportune iniziative normative per stabilire quali condizioni per l’accesso a contributi pubblici, l’apoliticità e l’aconfessionalità delle associazioni che svolgono attività sociali; inoltre, che si introducano gli strumenti di verifica affinché tali principi siano concretamente attuati; infine nel documento chiedo se, nell’ambito delle verifiche previste dalle linee guida, non si intenda porre particolare attenzione al fatto che le attività finanziate e svolte dalle associazioni siano esclusivamente destinati agli scopi statutari». In sostanza ciò a cui dovrebbe rispondere Sacconi è: «Si può essere alla guida di una formazione politica e al tempo stesso presiedere un’associazione assistenziale Onlus che nel suo statuto prevede espressamente la assoluta apartiticità e aconfessionalità?». Nel caso dell’Ens entrambi questi criteri rischiano di venir meno perché La Discussione ha tutta l’aria di non essere un movimento politico “aconfessionale”. Basta vedere come il 27 marzo scorso è stata salutata sul sito del partito l’elezione della Collu: «Fino a ieri la vasta area moderata e riformista, d’impronta cristiana, era riuscita ad avere un ruolo purtroppo marginale nel dibattito della politica. Con l’irrompere sulla scena del movimento politico La Discussione, però, le ragioni della gente potranno avere un riferimento concreto che si rifa alla storia, alla lungimiranza e alla testimonianza politica di Alcide De Gasperi». Giova ricordare che il presidente di questo “movimento” è il deputato Giampiero Catone, già Pdl, poi Fli, infine iscritto al gruppo di Iniziativa responsabile.

In attesa di una replica istituzionale crescono sia il disagio all’interno dell’Ens (nei giorni scorsi 19 consiglieri regionali della Onlus hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti della Collu, votata da 20 componenti), sia lo sdegno nel mondo dell’associazionismo cui fanno riferimento le persone sordomute. «Ci sono diverse associazioni di sordi autonome e non riconosciute dallo Stato che rispettano i principi d’indipendenza ma non ricevono un centesimo di denaro pubblico. Spesso sono composte da persone molto emarginate che hanno grandi difficoltà e quindi conoscono poco le leggi», denuncia un ex allievo dell’Istituto per sordi A. Provolo di Verona che chiede di rimanere anonimo. «Tra queste – aggiunge – c’è ad esempio la Fiad-da, l’associazione famiglie italiane per la difesa dei diritti degli audiolesi, molto più impegnata dell’Ens nel campo del sostegno alla ricerca medico-scien-tifica». La nostra fonte osserva infine, sconsolato, che la sezione Ens di Verona ha sempre taciuto sull’agghiacciante vicenda degli abusi pedofili compiuti all’interno del Provolo, gestito dalla curia locale (vedi lefi n. 42/2010). “Gli ultimi saranno i primi” è lo slogan scelto dagli spin doctor de La Discussione. L’importante è che alcuni non siano più “primi” di altri.

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