Salute: Farina Coscioni, diritti negati ai disabili.

Ogni giorno si apprende – gli ultimi casi sono stati segnalati dal quotidiano “Il Riformista” – di persone con disabilità che hanno diritto di protesi ed ausili che il Servizio Sanitario Nazionale deve erogare, ma che nei fatti vengono loro negati. O non paga, o paga in parte. O come riferisce “Il Riformista”, li paga per intero solo perché qualche funzionario si assume la responsabilità di interpretare la legge piegandola alle reali esigenze del malato; o quando erogati sono già obsoleti perché il cosiddetto nomenclatore attualmente in vigore è stato redatto nel 1995 e varato nel 1999; si tratta di un nomenclatore ormai superato, la ricerca intanto è andata avanti, ora ci sono strumenti che consentono alle persone con disabilità di vivere davvero liberi.

Nomenclatore formalmente pronto e redatto, perché si attende il via libera della conferenza Stato-regioni?

Accadono così situazioni incredibili e incivili, come quelle di cui sono protagonisti loro malgrado Nevio Minici, che si è dovuto acquistare di tasca propria carrozzina e cuscino contro le piaghe da decubito; oppure il caso di Salvatore Cimmino, che si è visto assegnare una protesi che ha peggiorato il suo stato di salute, che solo dopo anni si è visto riconosciuto un ausilio di nuova generazione la cui protesi che gli passava lo Stato.

Si tratta di una vera e propria emergenza, dal momento che secondo fonti Inail, ogni giorno in Italia ci sono 147 nuovi disabili. Manca un censimento recente, ma si stima che in totale siano quasi tre milioni di persone.

Per questo ho presentato due interrogazioni al ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali per sollecitare, tra l’altro:

a) un censimento che possa consentire di conoscere quante siano le persone che hanno necessità di protesi, strumenti e ausili riconosciuti dal Servizio Sanitario Nazionale;

b) se sia vero che vi siano aziende straniere che producono appositamente materiale di qualità inferiore per potersi aggiudicare gare in Italia; in caso affermativo quali sono queste aziende straniere, e quanto ammontino le offerte che hanno consentito loro di aggiudicarsi le gare; e in quali regioni; e comunque se non si ritenga di dover promuovere un’inchiesta amministrativa per accertare eventuali irregolarità nell’assegnazione dei citati appalti;

c) se sia in grado di fornire tempi certi per il varo del decreto sul nuovo nomenclatore.

 

 

I TESTI DELLE DUE INTERROGAZIONI

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