“Aborto in Lombardia non cambia nulla”

Formigoni ribatte al Tar, che boccia le linee guida più restrittive volute dalla Regione

di MARIA CORBI

«Tutto resta come prima». Formigoni fa spallucce alla sentenza del Tar della Lombardia che ha bocciato la delibera della Regione con cui si rendevano più restrittive le norme sull`aborto. «Dopo la sentenza del Tar tutto rimane come prima negli ospedali lombardi perché le pratiche contestate dal Tar sono di puro buon senso e coerenti con le scoperte scientifiche degli ultimi anni. Tali pratiche sono già state adottate spontaneamente da anni dai ginecologi negli ospedali lombardi e continueranno a essere utilizzate».

Il Tar sbaglia, attacca Formigoni, «sostenendo di aver annullato le linee guida. In realtà, l`atto della Lombardia era e resta un atto di indirizzo tutt`ora valido. La differenza è sostanziale perché con l`atto di indirizzo non si impone una di- sciplina, ma si indicano a tutti gli ospedali lombardi le migliori pratiche definite in accordo con i migliori professionisti che operano in Lombardia, anche di diverso e opposto orientamento politico».

Secondo i giudici amministrativi, invece, le cose stanno diversamente e la disciplina «Formigoni» varata nel gennaio del 2008, è da considerare «illegittima» perché in contrasto con la legge nazionale 194.

«Diventeremo un modello per il resto d`Italia», diceva Formigoni con sicurezza nel 2008 a proposito delle disposizioni con le quali prescriveva che l`interruzione volontaria di gravidanza fuori dai primi 90 giorni, in caso di grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, non potesse essere effettuata oltre la ventiduesima settimana più 3 giorni (dopo la quale presumeva la possibilità di vita autonoma del feto) invece che 24 settimane. Previsto anche l`obbligo per il ginecologo di avvalersi in questo caso di specialisti per accertare i pericoli che la donna avrebbe corso. Secondo il Tar inoltre sarebbe «del tutto illogico permettere che in materia così sensibile» come l`aborto, possano esserci discipline diverse da regione a regione. A ricorrere ai giudici erano stati 8 medici sostenuti dalla Cgil Lombardia. Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e co-presidente dell`associazione Luca Coscioni, sottolinea come la sentenza del Tar della Lombardia, sia «inequivocabile». «Il termine fissato dalla Giunta Formigoni delle 22 settimane contrasta con la legge nazionale ».

«A suo tempo – spiega la Coscioni – avevamo debitamente avvertito con interro- gazioni che le linee guida varate tre anni fa dalla Regione Lombardia, fortissimamente volute dal presidente Roberto Formigoni erano un accrocco illegittimo e illegale. Alle nostre interrogazioni e ai nostri atti parlamentari non è mai stata data risposta, comportamento usuale per un governo “latitante”; cosi abbiamo dovuto attendere tre anni e l`intervento del Tar che finalmente ha ripristinato legalità e buon senso ».

Il presidente dell`Udc Rocco Buttiglione critica all pronunciamento del Tar e rilancia la proposta di limitare il termine per l`interruzione di gravidanza alla ventesima settimana: «Si ha come la sensazione che certe linee culturali trovino sponda in certa magistratura per portare avanti un disegno in favore dell`aborto libero che è in contrasto con le leggi e con la Costituzione italiana. Anche per la legge 194 l`aborto non è libero ma è un disvalore morale non punibile penalmente».

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