Provolo, oltre cento contro gli abusi «I coinvolti rifiutino la prescrizione»

VERONA — Ci sono silenzi che rimbombano e urlano. E in questo caso sono due. Il loro si­lenzio, quello dettato da una di­sfunzione fisica. Un silenzio che è solo una mancanza di ru­more, ma che nulla ha a che fa­re con l’altro silenzio. Quello delle coscienze. Hanno aleggia­to tutti e due questi silenzi, ieri pomeriggio in centro a Vero­na. Perchè è stata una manife­stazione silenziosa e urlante, quella dell’associazione sordi Provolo. La loro voce sono sta­ti i cartelli che si sono appesi al collo e messi in testa. «Nell’isti­tuto Antonio Provolo noi sor­domuti siamo stati vittime dei preti pedofili». E’ stato con questa scritta che hanno «urla­to» le loro richieste. Erano ol­tre un centinaio. Si sono fatti capitanare dal presidente del­l’associazione, Giorgio Dalla Bernardina. Si sono fatti con­durre dai deputati Maurizio Turco e Maria Concetta Coscio­ni, radicali eletti nelle file del Pd. Ma erano soprattutto uomi­ni e donne. Oltre un centinaio. E tra di loro c’erano tutti e quindici quelli che le denunce di quegli abusi le hanno rac­contate e sottoscritte. Non hanno avuto vergogna, adesso che non sono più i bam­bini di allora, a sfilare – tutti uniti da una corda – nel centro della città. Mostrando i loro volti e sapendo che questo li se­gnerà.

Gli hanno cambiato anche il percorso del corteo, alla mani­festazione dei sordi del Provo­lo. Loro avevano chiesto di arri­vare fino alla curia. Ma no, arri­va giusto ad hoc un cavillo del decreto Maroni, quello che vie­ta gli assembramenti davanti ai luoghi di culto. La zona del Duomo è stata interdetta. Co­me piazza Erbe. E’ stato lascia­to giusto il luogo di partenza. La sede dell’istituto Provolo, nell’omonimo stradone, a San Bernardino. Chiedono l’istitu­zione di una commissione par­lamentare, coloro che hanno denunciato abusi sessuali da parte di prelati e personale lai­co dell’istituto.

«Lo chiediamo – ha spiegato Dalla Bernardina – per tre moti­vi. Il primo è che secondo noi la curia non ha detto la verità, quando ha parlato solo di alcu­ni casi, che in un primo tempo aveva anche negato per voce del vescovo Zenti che ci aveva dato dei millantatori. Il secon­do è perchè non sono state ve­rificate le storie. Chi ha indaga­to per la curia ha sentito solo il personale dell’istituto e non noi. E poi perchè in casi di pe­dofilia che coinvolgono la chie­sa chiediano che i preti coin­volti vengano privati dell’abito talare subito, senza aspettare anni». Già, gli anni. Quelli pas­sati anche tra i presunti abusi e la loro denuncia. «Non è diffici­le capire – spiegano i sordi ­che trent’anni fa chi aveva un handicap come il nostro era considerato alla stregua di un deficiente». Ma c’è un altro fronte, per il quale ieri sono scesi per le strade del centro. Il più difficile. Chiedono che tut­te le persone coinvolte e che so­no ancora vive rinuncino alla prescrizione.

L'onorevole Turco e Maria Antonietta Farina durante il  corteo(Sartori)
L’onorevole Turco e Maria Antonietta Farina durante il corteo
(Sartori)

Una sorta di «appello» riba­dito anche dall’onorevole Tur­co. «Dall’inizio di questa vicen­da – ha detto – la curia ha cam­biato atteggiamento, ma non è sufficiente. Prima ha negato tutto, poi qualcosa ha ammes­so. Noi chiediamo fermamente che si rinunci alla prescrizione del reato, perchè la verità e la giustizia si possono ottenere solo attraverso un comporta­mento trasparente che, secon­do noi, qui a Verona è manca­to. gira voce che il vescovo ver­rà trasferito a Udine a settem­bre. Se così fosse è solo una conseguenza di un comporta­mento che ha voluto negare delle violenze». Si chiede l’isti­tuzione di una commissione parlamentare d’inchiesta come quella che venne creata in Ir­landa e che portò allo scoperto migliaia di abusi. «Mi chiedo perchè una cosa del genere non possa essere fatta per il Provolo». La «laicità» del go­verno contro la verità ecclesia­le. Ma anche la «giustizia» per chi dovrebbe essere più tutela­to.

«Questa politica – ha detto Maria Antonietta Coscioni, ­non si sta occupando di chi non può vivere una vita con la ‘V’ maiuscola. Essere qui è un dovere soprattutto per que­sto ». «Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino e fosse gettato negli abis­si del mare». Dal Vangelo se­condo Matteo. Una delle «vo­ci » che ieri i sordi del Provolo hanno distribuito nel silenzio a chi incontravano per strada.

An. Pe.
04 luglio 2009

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