Testamento biologico. Perché Maria Antonietta Farina Coscioni ha ritirato i 2400 emendamenti. Le speculazioni di Eugenia Roccella e le fantasie del “Corriere della Sera”

La Sottosegretaria Eugenia Roccella ha voluto vedere in questa scelta un gesto pre-elettorale, per evitare di dibattere di temi “sensibili” nel momento in cui i radicali – a suo dire – sarebbero intenzionati a non creare problemi alla candidatura di Emma Bonino in Lazio. Alla fantasiosa lettura della sottosegretaria non ha mancato di aderire il “Corriere della Sera”.

Dalla lettura di ciò che Maria Antonietta Farina Coscioni ha detto, emerge con chiarezza il ritiro degli emendamenti con relativo preannuncio di ripresentarli in vista della discussione in Aula è finalizzato a togliere ogni alibi alla maggioranza e al Governo, da una parte disinteressati a discutere e dall’altra interessati a posporre il dibattito a dopo le regionali. Insomma la Roccella (e il “Corriere della Sera”) hanno cercato di attribuire alle intenzioni della deputata radicale quelle che sono fatti concreti messi in atto da maggioranza e Governo.

Aldilà della polemica i fatti sono chiari. La decisione di Maria Antonietta Farina Coscioni, sin qui accusata di ostruzionismo, permetterà a Eugenia Roccella e alla maggioranza di andare in Aula prima delle regionali. Scommettiamo che non lo faranno?

Maria Antonietta FARINA COSCIONI (PD) desidera, preliminarmente, segnalare ai colleghi che anche in Commissione hanno sostenuto che Eluana Englaro è stata uccisa, che un tribunale della Repubblica italiana ha, proprio in questi giorni, escluso tale fattispecie, archiviando l’indagine per omicidio. Annuncia quindi il ritiro di tutti gli emendamenti e articoli aggiuntivi presentati, passando ad argomentare le ragioni di questa decisione, assunta dopo una lunga riflessione, che intende essere anche un gesto di protesta per quello che è accaduto e sta accadendo in Commissione.

Se si ripercorrono le varie tappe che hanno segnato la discussione del testo di legge in esame, non si può non constatare come essa sia stata segnata da una lunga catena di tentati colpi di mano e di inganni, dal venire meno alla parola data.

Il Senato aveva approvato il testo in esame stabilendo, a proposito di alimentazione e di idratazione artificiali, che si tratta di sostegni vitali e non di terapie e che, dunque, essi non possono essere sospesi anche se la volontà del paziente prevede l’esatto contrario. Aspetti della proposta di legge a suo avviso inaccettabili, perché non si tiene in alcun conto la volontà dell’interessato, della persona dichiarante, e si contraddice in modo clamoroso il principio di libertà di cura, chiaramente espresso nell’articolo 32 della Costituzione.

Ripercorre quindi brevemente le tappe di una vicenda che è insieme sconcertante e avvilente. Approfittando della pausa estiva, il Governo – come del resto aveva anticipato il ministro Sacconi in un’intervista non a caso rilasciata al quotidiano della Conferenza episcopale italiana «Avvenire» – annunciava la sua volontà di procedere a tappe forzate. Il vicepresidente Ciccioli comunicava che nei primi giorni del luglio 2009 era fissato l’inizio della discussione in Commissione del testo di legge approvato dal Senato; in spregio alle obiezioni che da tante parti dello stesso centrodestra si erano levate – e valga per tutte quel che ha detto il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini – il ministro Sacconi faceva sapere che il Governo non era disposto a negoziare in alcun modo la questione relativa all’idratazione e all’alimentazione, «considerati sostegni vitali e non terapie». Insomma, si diceva che quello che veniva considerato un caposaldo della nuova legge non era negoziabile e sarebbe rimasto inalterato.

A fine luglio, venendo meno promesse, assicurazioni, parole date, il capogruppo del Popolo della Libertà in Commissione proponeva di fatto di «strozzare» il dibattito generale e giudicava inutili le audizioni di esperti, medici, malati e delle loro associazioni, in quanto sarebbe stato sufficiente il lavoro effettuato dal Senato; come testo base, inoltre, si sarebbe dovuto adottare il testo di legge trasmesso dal Senato. Una fretta che ha una sola spiegazione: si voleva, in tempi rapidi, portare in dono alle gerarchie vaticane la legge sul testamento biologico.

In autunno, poi, è accaduta una cosa molto grave: il relatore, dopo aver dato assicurazione di essere aperto al dialogo e a posizioni «scientificamente dimostrabili e non frutto di una ideologia», ha invece platealmente contraddetto quello che aveva garantito sarebbe stato il suo modo di procedere, e cioè che si sarebbe tenuto nel debito conto quanto prescrive la Costituzione, la Convenzione di Oviedo, il codice deontologico dei medici, nonché il dibattito in Commissione e le audizioni. Il collega Di Virgilio, infatti, ha annunciato ufficialmente che la discussione sul testamento biologico alla Camera sarebbe ripartita dal testo approvato dal Senato. Non ha, insomma, prestato la minima attenzione alle richieste, avanzate non solo dall’opposizione, ma dall’interno dello stesso Popolo della Libertà, di modificare il testo; sono stati considerati carta straccia, infine, i tre mesi di approfondito dibattito in Commissione, i contributi che sono venuti dalle varie audizioni, le obiezioni e le proposte migliorative o che tentavano comunque di eliminare gli aspetti più assurdi e retrivi del disegno di legge. Il collega Di Virgilio non ha presentato un nuovo testo base e non ha neppure proposto di costituire un Comitato ristretto. Tale modo di procedere è stato, a suo avviso, arrogante e prepotente, al punto che anche i cosiddetti «teo-dem», che su questi temi sono di solito più in sintonia con la maggioranza di centrodestra che non con l’opposizione, non hanno ritenuto di assecondarlo. La verità, a suo avviso, è che si vuole continuare a detenere il potere sui corpi delle persone: evidentemente, ci si divide per una opposta concezione della vita, del diritto alla salute. A suo parere, prima di tutto viene il diritto ad una vita dignitosa fino all’ultimo istante che ciascuno considera degno di essere vissuto, il diritto di scegliere di vivere senza sentirsi dire da altri cosa si può fare.

La maggioranza di centrodestra e il Governo mostrano chiaramente la loro totale, completa indisponibilità ad accogliere gli emendamenti dell’opposizione e finanche a confrontarsi sulle proposte che l’opposizione avanza. I comportamenti che ha sommariamente citato lo dimostrano ampiamente. A questo punto, ritiene che gli emendamenti presentati non abbiano, almeno in sede di Commissione, alcuna ragione d’essere; rischiano, anzi, di costituire un alibi per i comportamenti intolleranti e illiberali della maggioranza. Si riserva, infine, di ripresentarli in Aula, perché la battaglia dei radicali, e spera anche di tutto il centrosinistra e della parte laica del centrodestra, continua, in nome della libertà della ricerca scientifica e dell’affermazione dei diritti umani fondamentali.

Giuseppe PALUMBO, presidente, pur nel massimo rispetto delle considerazioni svolte dalla collega Farina Coscioni, ritiene di dover precisare che da parte della presidenza non vi è stato alcun tentativo di comprimere il dibattito, ma, al contrario, la volontà di garantire un confronto quanto più ampio e sereno possibile.

Domenico DI VIRGILIO (PdL), relatore, dichiara di comprendere e rispettare le opinioni espresse dalla collega Farina Coscioni, ma respinge fermamente le sue critiche all’operato della Commissione, della maggioranza e del Governo, rilevando come nessuno, e tanto meno la presidenza della Commissione, abbia mai cercato di comprimere gli spazi di discussione. Ricorda, anzi, che la collega Binetti ebbe, in passato, a rimproverare il relatore per un presunto ritardo nella proposta di un testo base. Ricorda, altresì, di aver egli stesso presentato alcuni emendamenti volti a migliorare il testo trasmesso dal Senato e che, comunque, l’adozione di questo come testo base rappresenta una scelta quasi naturale e conforme alla prassi.

Livia TURCO (PD) desidera ringraziare la collega Farina Coscioni per una decisione che rappresenta un gesto di disponibilità e di sensibilità nei confronti di tutta la Commissione, che ha inoltre il merito di togliere alla maggioranza un possibile alibi. Ritiene, inoltre, che la collega Farina Coscioni non abbia, con le sue dichiarazioni, mancato di rispetto né alla presidenza della Commissione né al relatore.

Carmelo PORCU (PdL) prende atto positivamente della decisione dell’onorevole Farina Coscioni di ritirare tutti gli emendamenti e gli articoli aggiuntivi presentati, ma respinge nettamente le accuse di arroganza e prepotenza che la collega ha rivolte alla maggioranza. Ricorda, quindi, che temi tanto delicati devono essere affrontati con grande equilibrio e serenità, come, a suo giudizio, fa il testo approvato dal Senato, che peraltro, nel corso dell’esame alla Camera, sarà ulteriormente migliorato, grazie anche al prezioso lavoro del relatore. Ritiene, infine, che sarebbe stato forse possibile, e perfino preferibile, astenersi da un intervento normativo in questa materia, ma ricorda che il Parlamento è stato costretto ad intervenire a causa delle gravi determinazioni assunte dalla magistratura sulla vicenda di Eluana Englaro.

Paola BINETTI (PD) desidera innanzitutto ringraziare la collega Farina Coscioni per un gesto che, a suo avviso, denota un atteggiamento di disponibilità e collaborazione. Ritiene, peraltro, che non si possa sostenere che la maggioranza ha cercato di comprimere la discussione e di impedire il confronto. Al contrario, il rischio era che l’apparente tergiversare della maggioranza, insieme alla ingente quantità degli emendamenti presentati dalla collega Farina Coscioni, impedisse un esame spedito e costruttivo. Alla luce della decisione assunta dalla collega Farina Coscioni, auspica che l’esame del provvedimento possa ora concentrarsi sulle questioni essenziali e concludersi in tempi ragionevoli.

Silvana MURA (IdV) ritiene che il vero limite del confronto che ha avuto sin qui luogo in Commissione consista non tanto nella compressione del dibattito, quanto piuttosto nel ben più grave svuotamento dell’esame, dovuto alla decisione della maggioranza di considerare immodificabili gli aspetti essenziali del testo.

Carla CASTELLANI (PdL) desidera ringraziare ancora una volta il relatore per aver sin qui favorito un esame serio e approfondito del testo. Ritiene, inoltre, che la collega Farina Coscioni, prima di rivolgere alla maggioranza l’accusa immotivata di voler impedire il confronto, dovrebbe riflettere attentamente sulla quantità e qualità degli emendamenti presentati, le quali denotano, a suo avviso, un chiaro intento ostruzionistico.

Rocco BUTTIGLIONE (UdC) osserva che le regole di correttezza parlamentare prevedono che la minoranza abbia la possibilità di tentare di persuadere la maggioranza, ma non un diritto della minoranza a veder accolte la proprie proposte.

 

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