PARLAMENTO. INTERROGAZIONE SU UNITÀ GESTIONE RISCHIO CLINICO

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, ZAMPARUTTI, MECACCI, BERNARDINI e BELTRANDI.

– Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione. – Per sapere – premesso che: si intende per rischio clinico la probabilita’ che un paziente sia vittima di un evento avverso (EA), cioe’ subisca un qualsiasi danno o disagio imputabile, anche se in modo involontario, alle cure mediche prestate ovvero ad un errore nel processo di cura; questo fenomeno e’ presente nei sistemi sanitari di tutti i Paesi anche se solo in alcuni (ed in particolare nell’ultimo decennio) sono stati effettuati studi, misure e stime quantitative e sono state assunte misure idonee a governare e limitare tale fenomeno; i principali studi a livello internazionale hanno quantificato la percentuale degli eventi avversi (EA, errori con danno misurabile) sul numero dei ricoveri e la percentuale degli eventi avversi mortali (M) sul totale degli eventi avversi ed i risultati sono i seguenti: studio USA 1 (Leape et al., New Engl J Med, 1991); EA: 3,7 per cento; M: 13,6 per cento; studio USA 2(Kohn et al., Institute of Medicine, 1999); EA: 4 per cento; M: 6,6 per cento; studio Australia (Wilson et al., Med J Aust, 1995); EA: 16,6 per cento; M: 4,9 per cento; studio Nuova Zelanda (Davis et al., Ministry of Health, 2001); EA: 12,9 per cento; M: <15 per cento; studio United Kingdom (Vincent et al., BMJ, 2001); EA: 10,8 per cento; M: 8 per cento; tali percentuali, applicate al numero della popolazione, si traducono in ciascun paese in centinaia di migliaia di pazienti che subiscono un danno e decine di migliaia di morti, ogni anno, per errori durante il processo di cura; nel caso dell’Italia non esistono studi sistematici atti a quantificare il fenomeno degli errori in sanita’ e le loro conseguenze sui pazienti; solo negli ultimi anni tale problema e’ stato preso in considerazione e sono state avanzate delle stime da associazioni di operatori o valutazioni espresse in convegni; poiche’ non esistono motivi perche’ il sistema sanitario italiano sia molto diverso, per l’aspetto degli errori in sanita’, da quello dei paesi in cui sono stati effettuati studi sistematici e nei quali esiste una informazione e coscienza del problema da molti piu’ anni, se si applicano all’Italia le percentuali registrate negli studi sopra considerati per l’anno 2007 riferendosi ai ricoveri per acuti e in day hospital (rispettivamente 7.873.578 + 3.568.418 = 11.441.996, secondo i dati del Ministero lavoro, della salute e delle politiche sociali, ufficio VI, luglio 2008) si ottengono questi risultati (simulazione per il sistema sanitario italiano, 2007): (studio USA 1) Eventi Avversi 423.353 di cui Morti 57.576; (studio USA 2) Eventi Avversi 457.679 di cui Morti 30.206; (studio Australia) Eventi Avversi 1.899.371 di cui Morti 93.069; (studio Nuova Zelanda) Eventi Avversi 1.476.017 di cui Morti <221.402; (studio United Kingdom) Eventi Avversi 1.235.735 di cui Morti 98.858; anche considerando i valori piu’ prudenziali derivanti dalle simulazioni derivanti dai maggiori studi internazionali si deve affermare che il numero degli errori medici di cui sono vittime i cittadini italiani e’ di diverse centinaia di migliaia all’anno e che il numero di morti per errori in sanita’ e’ di diverse decine di migliaia l’anno; nel caso dell’Italia, pur non esistendo studi sistematici sull’insieme del sistema, le considerazioni e stime avanzate in studi, pubblicazioni e convegni anche recenti, pur partendo da analisi e dati settoriali o relativi a realta’ circoscritte, portano a conclusioni non lontane da alcune delle simulazioni viste e stimano il fenomeno, per l’Italia, nell’ordine di almeno 300mila eventi avversi l’anno e di non meno di 30mila morti l’anno per errori in ospedale; in alcuni paesi comparabili con l’Italia da tempo il fenomeno degli errori in sanita’ e’ considerato di primaria importanza e oggetto di interventi legislativi, norme di organizzazione sanitaria, investimenti in termini di risorse e cultura, nuova attenzione gestionale e applicazioni tecnologiche finalizzate; l’insieme delle iniziative per tutelare la sicurezza dei pazienti e per governare questo complesso e vasto fenomeno e’ definito gestione del rischio clinico; nel maggio 2007 il Ministro della salute ha presentato il DdL n. 1598 ‘Disposizioni in materia di sicurezza delle strutture sanitarie e gestione del rischio clinico, nonche’ di attivita’ libero-professionale intramuraria e di esclusivita’ del rapporto di lavoro dei dirigenti del ruolo sanitario del servizio sanitario nazionale’, i cui primi tre articoli riguardavano l’obbligo di istituire in ogni azienda sanitaria pubblica o privata una Unita’ di Gestione del Rischio Clinico e un Servizio di Ingegneria Clinica al fine di prevenire e limitare gli errori e di migliorare la sicurezza di impianti e attrezzature; nel luglio 2007, durante il rapidissimo iter parlamentare venivano pero’ stralciati proprio i tre articoli citati e approvata in poche settimane la sola parte relativa all’attivita’ libero professionale intramuraria dei medici; a fine ottobre 2007 il Ministro della salute predisponeva una bozza di un disegno di legge di interventi sul servizio sanitario nazionale; in sede di riunioni tecniche veniva avanzata la richiesta del Ministro Bonino di reintrodurre i tre articoli sulla gestione del rischio clinico; l’11 dicembre 2007 il Ministro della salute ha presentato il DdL n. 1920 ‘Interventi per la qualita’ e la sicurezza del Servizio Sanitario nazionale. Deleghe al Governo in materia di assistenza primaria e di emergenza sanitaria territoriale, riorganizzazione degli enti vigilati, farmacie, riordino della normativa di settore’, collegato alla legge finanziaria e contenente gli articoli su gestione del rischio clinico e sul servizio di ingegneria clinica; con lo scioglimento anticipato del Parlamento tale DdL decadeva ma nel febbraio-marzo 2008 iniziative politiche nonviolente del Segretario dell’Associazione Coscioni avevano per oggetto la richiesta, fra l’altro, di portare a compimento comunque una nuova normativa sul Rischio Clinico; il 20 marzo 2008 e’ stata sancita una intesa fra Stato e Regioni in cui e’ previsto l’impegno a promuovere presso aziende sanitarie pubbliche e private accreditate unita’ di gestione del rischio e servizi di ingegneria clinica; da una rilevazione condotta dal Ministero della salute emerge che solo il 28 per cento delle aziende sanitarie e’ dotato di unita’ di gestione del rischio e che esse sono concentrate prevalentemente nelle regioni del Centro-Nord, che autonomamente hanno promosso iniziative, anche legislative, in merito; come per altre situazioni le regioni del Sud presentano carenze fortissime dal punto di vista del governo del rischio clinico, ignorandone o sottovalutandone l’impatto sulla salute dei cittadini (solo il 14,8 per cento dichiara la presenza di unita’ di gestione del rischio clinico); la reazione delle associazioni mediche (Ordine in particolare) alle notizie relative agli errori medico-sanitari e ai loro effetti sono spesso influenzate piu’ da preoccupazioni corporative e di difesa professionale che dalla tutela della salute dei cittadini; i cittadini e i pazienti sono gli elementi deboli di questa situazione per carenza di informazione, di trasparenza e di strumenti di intervento e tutela; l’unica via a disposizione sembra quella giudiziaria e malgrado tempi, modalita’ e costi di quest’ultima siano a tutti purtroppo noti, denunce e contenziosi sono in fortissimo aumento; il ruolo e gli interventi del Ministero a livello di organizzazione generale del sistema sanitario, in merito a questa rilevante problematica, e’ attualmente limitato ad azioni di monitoraggio, predisposizione di raccomandazioni su alcune procedure cliniche, raggiungimento di intese con le regioni finalizzate a sollecitare l’impegno di queste ultime -: se non ritengano doveroso assumere iniziative legislative vincolanti per tutto il sistema sanitario che rendano obbligatoria l’istituzione di unita’ di gestione del rischio clinico in tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, per governare e limitare gli errori medico sanitari e per tutelare la salute dei cittadini; se non ritengano opportuno legare l’erogazione di ogni finanziamento in campo sanitario al raggiungimento di progressive percentuali di presenza sul territorio (quantitativamente definite anche nei tempi) delle unita’ di gestione del rischio clinico; se non ritengano opportuno definire e realizzare un sistema di valutazione periodica nazionale delle strutture e dei servizi sanitari con indicatori quantitativi che tengano conto della reale efficacia delle cure, della sicurezza dei pazienti, delle condizioni di cura (rispetto, dignita’, informazione, condizioni ambientali…), i cui risultati siano noti, pubblici e facilmente accessibili ad operatori ed utenti; se non ritengano opportuno approntare iniziative legislative che offrano ulteriori strumenti di conoscenza, di intervento e di tutela a disposizione dei cittadini e dei pazienti al duplice scopo da una parte di meglio operare scelte idonee alla propria salute e al percorso di cura e dall’altra di disporre di strumenti piu’ agevolmente utilizzabili in caso di dubbi, contrasti o insoddisfazione rispetto alle prestazioni sanitarie ricevute; se non ritenga infine opportuno organizzare e favorire una generale campagna di informazione, trasparenza e verita’ in merito al problema degli errori medico sanitari, ai loro effetti e alla loro numerosita’, al rischio clinico in generale che consenta agli operatori e ai cittadini di conoscere per meglio scegliere ed operare.

 

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