Maria Antonietta Farina Coscioni Presidente onorario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà

 

Maria Antonietta Farina Coscioni Presidente onorario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica:

Sperimentazione animale e libertà di ricerca scientifica: in che modo secondo lei queste due affermazioni si avvicinano o si allontanano dalla sua linea di pensiero?

“La mia linea di pensiero, mi chiede … Non è un pensiero, è un fatto. Vede, qualche mese fa, ci hanno fatto caso in pochi, la casa farmaceutica che lo produsse, ha chiesto ufficialmente scusa. Mi riferisco al tragico caso del talidomide, un farmaco assunto tra il 1957 e il 1961 da donne in gravidanza in più di cinquanta paesi, e che causò la nascita di oltre diecimila neonati con gravi alternazioni congenite dello sviluppo degli arti, in tantissimi casi ne erano completamente privi. La talidomide purtroppo non era mai stata sperimentata su animali in stato di gravidanza, prima che venisse approvato il suo impiego su donne incinte. Solo successivamente venne fatta questa sperimentazione, e venne dimostrato che provocava le malformazioni degli arti. Furono le donne incinte a fare da cavia, e i loro figlioli. Se la sperimentazione fosse stata fatta su animali si sarebbero evitate drammatiche conseguenze per migliaia di persone. E’ un esempio terribile da tenere bene a mente nel momento in cui si lanciano campagne per abrogare l’obbligo della sperimentazione scientifica sugli animali, prima di mettere in commercio i farmaci. Se un giorno si potrà fare a meno della sperimentazione perché si sono trovati sistemi alternativi ed efficaci, sarò la prima a dire: basta. Al momento non c’è alternativa”.

In un’ottica “antropocentrica” il fine giustifica i mezzi?

“Il mezzo, al contrario, qualifica il fine. Ora va detto che in Italia almeno, la vivisezione, almeno come viene comunemente intesa, non esiste, è vietata; e molte delle fotografie e dei filmati che vengono spesso mostrati, non hanno corrispondenza alcuna con la realtà. Nei laboratori dove si pratica la ricerca scientifica, si applicano rigidi protocolli, proprio per ridurre al minimo i rischi paventati di sofferenza e dolore alle cavie. Poi se ci sono abusi è bene che siano perseguiti; ma si tratta di pratiche illegali. La sperimentazione scientifica è altra cosa”.

Come si inserisce la sua visione specista/ antispecista all’interno della situazione politica odierna? Il governo come sta agendo a riguardo?

“Governo? Quale governo? tra meno di una settimana si voterà, vedremo quale schieramento ne uscirà vincente, e quale governo ne scaturirà, e con quale programma …”.

Visioni Speciste e Antispeciste, nella situazione odierna è possibile secondo lei raggiungere un punto di incontro?

 

“Il punto di incontro si potrà trovare quando si smetterà di dipingere i ricercatori e gli scienziati come degli emuli di Goebbles, dei sadici che si divertono a far soffrire specie animali. Quando ci sarà il rispetto e il riconoscimento del loro importante e indispensabile lavoro. Ripeto: se si potesse fare a meno della ricerca sugli animali, per prima direi basta. Ma al momento questa ricerca non è sostituibile. In futuro forse. Forse non tutti sanno che dalla banalissima aspirina a farmaci elaborati per malattie gravi, tutti sono stati prima di essere messi in commercio, testati, per legge, su animali. E’ un paradosso, ma chi è contro l’uso degli animali per la ricerca, dovrebbe andare in giro con un foglietto nel portafogli: anche in caso di necessità, non somministratemi farmaci di nessun tipo, perché sono stati testati su animali. Le pare credibile?”

È giusto secondo lei riconoscere agli animali non umani diritti validi all’interno delle comunità umane?

“Non è questione di giusto o ingiusto. E’ questione di alternative, se ci sono. Il professor Giulio Cossu, per esempio, da anni, guida un gruppo di ricerca che studia la distrofia muscolare di Duchenne, grave e purtroppo non rara malattia generica che colpisce il muscolo e porta il paziente a una progressiva incapacità di movimento. Le terapie che hanno prodotto risultati positivi – si tratta di trapianti intra-arteriosi di cellule staminali adulte – non possono essere studiate al computer o con altri sistemi. Le hanno potute studiare, e si è potuta verificare la loro efficacia e sicurezza solo attraverso i topi e poi su cani affetti da distrofia muscolare, perché questa malattia colpisce non solo l’uomo, ma tutti i mammiferi. Con i risultati conseguiti è stato possibile avviare una sperimentazione che ha ridotto al minimo i rischi per i pazienti … Potrei fare decine e decine di altri esempi come questo …”.

In conclusione, secondo lei esiste una soluzione per accontentare tutti?

“La soluzione è la libertà di ricerca, consapevoli che si deve essere empirici e pragmatici. Sicuramente, fra uno, dieci, cinquant’anni molte cose di oggi saranno superate, non più valide; si saranno fatte scoperte e individuati nuovi metodi. Ma per arrivarci occorre passare attraverso la cruna d’ago della possibilità di ricerca; i divieti e le limitazioni sono la politica dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia, e non risolve nessun problema. Se posso aggiungere, auspicherei che soprattutto il servizio pubblico radiotelevisivo dedicasse ampi spazi di confronto e conoscenza a queste tematiche. Il servizio pubblico radio-televisivo, per quel che riguarda la sperimentazione animale come per tante altre questioni, abdica al suo dovere di informare, di mettere a confronto opinioni e assicurare al cittadino occasioni di conoscenza. Da una parte non si informa; dall’altra si fa anche qualcosa di più grave: giornalisti e operatori dell’informazione, che palesemente dimostrano di essere privi di qualsivoglia conoscenza scientifica e parlano “là dove li porta il cuore”, accreditano l’immagine di scienziati e di ricercatori che passano il loro tempo a trastullarsi in esperimenti simili a quelli dei pazzi e sadici medici hitleriani: insomma, producono polverone e confusione.

Maria Giovanna Devetag, segretaria di Parte in Causa Associazione Radicale Antispecista.

Sperimentazione animale e libertà di ricerca scientifica: in che modo secondo lei queste due affermazioni si avvicinano o si allontanano dalla sua linea di pensiero?

Le due cose sono in relazione l’una con l’altra in modo molto semplice, direi quasi banale. E’ ovvio che la libertà di ricerca scientifica non possa essere un valore assoluto cui tutto il resto debba venire subordinato, altrimenti non si vede perché non dovremmo potere sperimentare anche su esseri umani senza il loro consenso: la sola ipotesi giustamente ci ripugna perché in tal caso opponiamo alla libertà di ricerca un sacrosanto vincolo morale. Lo stesso vincolo morale ci deve imporre il veto di disporre per i nostri scopi delle vite di altri esseri senzienti, capaci come noi di percepire non solo dolore fisico, ma anche una vasta gamma di stati psichici come stress, angoscia, paura, noia, ecc. Il fatto che appartengano a una specie diversa non li rende per questo meno meritevoli di considerazione morale. Chi fa paragoni inappropriati con la ricerca sugli embrioni non sa di cosa parla. L’embrione non si può definire senziente, mentre gli animali sì. Aggiungiamo a quest’argomentazione di tipo morale quelle di carattere scientifico mosse da numerosi scienziati e ricercatori che in tutto il mondo contestano la validità del modello animale in campi come i test di tossicità e la farmacologia.

Viene il dubbio che chi, tra queste due affermazioni, sceglie la seconda per giustificare la prima lo faccia per aggirare il vero nodo della questione: vale a dire, se l’uomo abbia davvero il diritto di disporre a suo piacimento dell’altrui vita senziente.

In un’ottica “antropocentrica” il fine giustifica i mezzi?

Nel caso degli animali non umani purtroppo sì. Qualsiasi fine, anche il più futile, sembra giustificare la loro tortura e uccisione. Miliardi di animali ogni anno sono uccisi per farne cibo, per testare cosmetici e farmaci, per ricavarne pellicce, scarpe e altri accessori. Questo sterminio di proporzioni gigantesche ha l’aggravante della non-necessità. E noi, da radicali nonviolenti, sappiamo bene che non è il fine che giustifica i mezzi, ma al contrario, sono i mezzi che prefigurano i fini.

Come si inserisce la sua visione antispecista all’interno della situazione politica odierna? Il governo come sta agendo a riguardo?

L’antispecismo al momento non trova spazio nella politica. A parte alcuni cenni alla necessità di porre fine all’antropocentrismo nel programma di Sinistra, Ecologia e Libertà, e a parte noi che siamo appena nati, l’antispecismo è tuttora visto dalla politica con estremo sospetto. La questione dei diritti animali è rappresentata e portata avanti quasi esclusivamente in un’ottica protezionista e comunque in misura minoritaria. L’interesse dell’opinione pubblica verso le tematiche animaliste e antispeciste, comunque, sta crescendo molto rapidamente e questo ci fa essere cautamente ottimisti.

Visioni Speciste e Antispeciste, nella situazione odierna è possibile secondo lei raggiungere un punto di incontro?

Secondo me ci sono molti punti di incontro nella situazione odierna se uno considera lo specismo nella sua versione “debole”. Cerco di spiegarmi meglio: attribuire alla vita umana un valore maggiore del valore attribuito alla vita degli altri animali è un assunto specista. Ciò non impedisce, però, di ritenere profondamente ingiusto anteporre un interesse umano futile (il piacere del palato o la vanità) a un interesse non umano fondamentale come la vita. Di conseguenza, si può essere specisti e tuttavia ritenere ingiusto uccidere animali per testare cosmetici o per sport.

È giusto secondo lei riconoscere agli animali non umani diritti validi all’interno delle comunità umane?

Il diritto di un animale non umano alla vita e il diritto a non soffrire non dovrebbero essere concessi o negati arbitrariamente da nessuno: esistono nell’animale nel momento stesso della sua venuta al mondo. Per assicurare all’animale una vita consona alla sua natura etologica non è necessario concedere nulla di più.

In conclusione, secondo lei esiste una soluzione per accontentare tutti?

Se per tutti intende animali umani e non, la soluzione esiste ed è la costruzione di una società autenticamente nonviolenta e quindi antispecista.

 

 

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