MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI: INTERVENTO AL SEMINARIO SUL TEMA DEL TESTAMENTO BIOLOGICO

 

Care Colleghe, cari Colleghi,

Partecipanti a questo seminario,

intervengo innanzitutto per cercare di comunicarvi la mia seria preoccupazione e inquietudine per posizioni e opinioni che vedo manifestarsi anche in questa legislatura, come se non bastassero quelle della passata.

E parlo anche della mia parte politica che dovrebbe essere quella della rigorosa difesa della volontà del malato, del suo inalienabile, costituzionalmente garantito, diritto a vedersi riconosciuto e tutelato il diritto alla libertà di scelta;

e non posso qui, non cogliere l’occasione anche per denunciare l’incessante e quotidiana minaccia ai valori dello Stato laico; che troppi osservano con compiacimento e senza, forse, rendersi conto, della gravità della situazione.

Ritengo inoltre con le colleghe e colleghi radicali, di ribadire alcuni punti imprescindibili da una buona legge sul testamento biologico, punti imprescindibili dal dibattito politico, da questo dibattito.

Perché solo una buona legge sul testamento biologico può fare la differenza rispetto alla realtà attuale.

Una mia preoccupazione ed inquietudine dicevo … Anche perché ho letto sul “Corriere della Sera”, le parole attribuite alla on. Livia Turco, a commento di quanto detto dal cardinal Bagnasco. Leggo testualmente che “quello di Bagnasco è un segnale importante all’attenzione della vita delle persone…Sono stata favorevolmente colpita da questa apertura”.

Mi sono chiesta se non fossi io in errore, perché a me non sembra che ci sia alcuna apertura, né tantomeno alcun segnale importante nelle parole del Cardinal Bagnasco in apertura dei lavori della Conferenza Episcopale Italiana.

Mi hanno rassicurato da una parte monsignor Elio Sgreccia, dall’altra il presidente della Consulta di Bioetica Onlus Maurizio Mori e oggi su Avvenire a suggellare definitivamente è il cardinal Ruini: “E’ fuorviante interpretare le parole di Bagnasco come se potessero rappresentare un cambiamento su questo punto: è vero esattamente il contrario. L’apertura ad una nuova norma ha il solo scopo di evitare un tale cambiamento”.

Dice monsignor Sgreccia: “Non c’è alcuna apertura al testamento biologico”.

(Allora mi sono detta … beh! Ho capito bene!)

E non sono sola se Maurizio Mori, come me, non vede alcuna apertura: “I paletti posti da Bagnasco sono tali da rendere vuota di contenuto una legge sul testamento biologico”.

O ricordare le parole di Ignazio Marino o quelle di Veronesi …

Il cardinal Bagnasco sostiene infatti che la legge sul testamento biologico non deve contemplare dichiarazioni che specifichino, cito testualmente, “alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione”, e ha cura di aggiungere che non si deve legittimare in alcun modo né eutanasia né abbandono terapeutico”. Per quel riguarda una legge, il cardinal Bagnasco ha sollecitato “il Parlamento a varare, si spera con il concorso più ampio, una legge sul fine vita che, questa l’attesa, riconoscendo il valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito, fuori dalle gabbie burocratiche, di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza”.

Chiedo scusa per le non poche e brevi citazioni.

Ma servono per chiarire che di novità c’è ben poco.

Guardate che quasi con le stesse parole, concetti simili sono stati espressi e manifestati in occasione del recente meeting di Rimini, organizzato da “Comunione e Liberazione” da monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontifica accademia per la vita, dichiarazioni e affermazioni prontamente riprese e rilanciate dal vice-presidente della Camera Maurizio Lupi.

Si vadano a rileggere le cronache giornalistiche e i dispacci di agenzia di quei giorni: si parla di necessità di colmare un vuoto giuridico, ma con punti che si ritengono indiscutibili e che per noi radicali sono inaccettabili.

Si tratta per l’appunto di considerare idratazione e alimentazione artificiali come trattamenti che non possono essere sospesi.

Credo che voi sappiate, come so io, che in quei giorni riminesi alcuni parlamentari della PdL che fanno riferimento a Comunione e Liberazione, Lupi, Raffaele Vignali, Mario Mauro sono stati per così dire “ispirati” da monsignor Bagnasco, che ha chiesto loro di promuovere uno schieramento trasversale per approvare una legge prima che la Corte Costituzionale si pronunci sul caso di Eluana Englaro. E ha suggerito di seguire la stessa strategia seguita in Parlamento per l’approvazione della legge sulla fecondazione assistita: mortificare le presenze laiche sia nella maggioranza che nell’opposizione.

L’onorevole Lupi, nell’auspicare anche lui ampie convergenze evidentemente alle sue condizioni, anticipava che già erano stati presi contatti con alcuni parlamentari dell’opposizione, ne elencava i nomi; scorrendoli, non mi sono sorpresa più di tanto per questa annunciata e rinnovata sintonia.

Parole che trovano una eco nel vice-presidente dei senatori della PdL Gaetano Quagliariello: “Alimentazione e idratazione non possono essere considerate cure”. Tutto questo è noto, detto e ribadito pubblicamente. Dunque non riesco a scorgere segni né di novità, né di apertura.

Ad ogni modo, piaccia o no, esiste una Costituzione, nell’articolo 32: “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Esiste l’articolo 3 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, sul diritto all’integrità della persona. Dispone, lo ricordo, che ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica; e che nell’ambito della medicina e della biologia devono essere particolarmente rispettati il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge.

C’è poi la convenzione di Oviedo, con il suo articolo 9: “I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione”.

Ora a me sembra evidente piuttosto una cosa: si teme che le sentenze della Corte di Cassazione e della Corte di Appello di Milano sul caso Englaro colmino il vuoto legislativo esistente, per cui si accetta una legge; però quello che si concede con una mano, subito lo si ritira con l’altra perché appunto si cancella dalla dichiarazione anticipata di trattamento l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale, si vorrebbe che il medico possa agire non rispettando la volontà del paziente, e si vuole negare la nomina di un fiduciario al di sopra delle parti che vigili sul rispetto delle intenzioni della persona.

Voglio ribadire con forza che non è sufficiente avere una legge; e tantomeno una legge che sia ispirata ai criteri che vengono dettati da altro rispetto ai veri bisogni e alle istanze dei cittadini italiani, nostri elettori.

Se quella è la legge che ci si accinge a fare, davvero: meglio nessuna legge.

E’ evidente che è auspicabile una convergenza e per quanto possibile, il superamento di una logica muro contro muro.

Però la ricerca di un’intesa non può significare un abdicare ai principi e ai valori dello stato laico.

Io credo che l’intesa e la convergenza debba essere ricercata e perseguita con quei parlamentari che pur schierati nel centro-destra sono comunque laici, penso a Mario Pepe, a Benedetto Della Vedova, a parlamentari come Lucio Barani, Margherita Boniver, Francesco De Luca, che hanno aderito all’Intergruppo Coscioni-Welby che ho promosso e che vede parlamentari di maggioranza e di opposizione impegnati nelle tematiche che costituiscono la ragion d’essere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

E l’intergruppo è la polizza di assicurazione a difesa della laicità dello Stato e dei diritti civili del cittadino.

C’è chi ha il timore che su questi temi il paese si spacchi in due.

In realtà l’unica spaccatura è quella tra il “sentire” comune del paese e chi è chiamato a rappresentarlo.

Un sondaggio di luglio della SWG rivela che l’81% degli interpellati è favorevole alla richiesta di interruzione delle cure, quando si presentano casi come quelli di Eluana.

Questo è il paese reale, che marcia e cammina mentre noi, che lo dovremmo rappresentare, arranchiamo.

Casi come quelli di Eluana Englaro, mostrano in modo inequivocabile come l’opinione pubblica vive queste situazioni, certamente “al limite”, ma molto più diffuse e frequenti di quanto si creda.

Casi come quelli di Coscioni, di Welby e di Nuvoli, si sono imposti alla politica per avere risposte chiare e certe dalla stessa.

Hanno lottato per la vita … con tutte le forze per sopravvenire alla malattia … utilizzando e ci si dimentica di questo, tutto gli strumenti per vivere … ma non a disposizione di tutti … dalla comunicazione alternativa come quella della scrittura con gli occhi, con la testa che faceva muovere un mouse virtuale … battendosi per l’assistenza domiciliare integrata … per i trattamenti fisioterapici non previsti in modo continuativo nel nostro sistema sanitario nazionale perché servono solo per evitare le piaghe da decubito … portando per “prestazioni sanitarie negate la asl di Orvieto in tribunale ad esempio.

Questo richiamo dovrebbe bastare a smontare le ingiuste, infondate e false insinuazioni di chi vuole usare i nomi di Coscioni, Welby, Nuvoli e oggi Englaro quali testimoni di una cultura della morte.

Io il 18 gennaio scorso sono stata autorizzata dal padre a visitare Eluana, imprigionata in uno stato di coma vegetativo. Ho già avuto modo di raccontare questa esperienza così intensa, forte, quando sono entrata nella stanza dove vegeta immobile: un corpo privato della sua libertà. Ne ho ricavato la conferma che la volontà di Eluana, di tutte le Eluana, deve essere difesa e tutelata.

Ecco un altro punto fondamentale della proposta di legge che mi vede prima firmataria: la volontà della persona deve essere rispettata. Anche se fosse scientificamente provata l’esistenza di una “speranza” per Eluana, sarebbe doveroso rispettare la sua volontà, volontà conosciuta e manifestata.

Il progetto di legge che ho presentato, con le mie compagne e i miei compagni radicali va nella direzione che vi ho esposto.

Ci sono persone che non vogliono pronunciarsi sulla loro morte, né scegliere in alcun modo, altre che non accettano di vivere in coma vegetativo. Penso che si debba prevedere la possibilità di scegliere tra le due opzioni. Non un obbligo, piuttosto una facoltà.

La battaglia da combattere è da una parte, non solo quella per la libertà della ricerca scientifica, dall’altra una battaglia per affermare i diritti umani fondamentali, fra i quali il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto ad una vita dignitosa fino all’ultimo istante che ciascuno considera degno di essere vissuto, scegliere di vivere senza sentirti dire che tu questo o quello non lo puoi fare.

Penso che – al di là delle opinioni che possiamo avere sull’argomento – dovremmo trovarci uniti nel chiedere un’adeguata copertura informativa, soprattutto da parte del servizio pubblico radio-televisivo; e dunque che siano approntati programmi di informazione e approfondimento. E’ tempo che su questi temi si parli e ci si confronti alla luce del sole e che le varie posizioni siano conosciute per poter essere apprezzate dalla pubblica opinione.

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