L’uva del Vesuvio coperta dalle ceneri del termovalorizzatore

Oltretutto e al di la di quanto l’area rappresenti dal lato culturale ci sono delle ragioni puramente economiche: turisti che scappano via; si è aperta una strada, la Matrone, con chissà che cosa delle falde sotterranee: la natura rocciosa del terreno non consente assorbimento ma favorisce lo scivolamento sottotraccia verso il basso, per cui anche le cittadine che stanno più a valle, in un futuro non lontano, saranno vittime dei veleni; e ci sarà di conseguenza un futuro nero come la pece per il famoso vino del Vesuvio nelle sue varietà più note il Lacryma Christi e il piedirosso o per le altre colture dell’area. Insomma una sorta di condanna a morte per quello che sino a poco tempo fa era considerato un pezzo di Paradiso. Per questo motivo e sollecitato dalle denunce continue di alcuni amministratori locali, un gruppo di parlamentari, martedì 27 ottobre 2009, nella seduta n. 239, ha formulato una dura interrogazione (primo firmatario Maria Antonietta Farina Coscioni) al ministro Pretigiacomo, responsabile del Dicastero per l’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare.

che forse nessuno vorrà più percorrere, considerato che si trova a poche centinaia di metri dalla discarica; ristoranti che non faranno più affari perché nessuno vorrà festeggiare matrimoni e comunioni a tiro d’immondizia; inquinamento

«Premesso che: il quotidiano Il Mattino» recita il documento «nella sua edizione del 25 ottobre 2009 ha pubblicato un allarmante articolo del giornalista Francesco Gravetti, significativamente intitolato “Discarica nel Parco Vesuvio, poche notizie, cresce l’allarme”; nel citato articolo, tra l’altro si riferisce che il viceprefetto Luigi Armogida, commissario cui è affidata la gestione del comune di Terzigno ha inviato una nota al sottosegretario con delega all’emergenza rifiuti Guido Bertolaso e al prefetto di Napoli Alessandro Pansa chiedendo “una campagna informativa sull’attività della discarica che sorge nel cuore del ParcoVesuvio, perché i cittadini sono sempre più allarmati da notizie spesso frammentarie e quasi mai ufficiali”; il viceprefetto chiede la pubblicazione di tutti i dati relativi all’invaso: il numero di camion che vanno a sversare ogni giorno, la quantità di immondizia depositata e tutte le informazioni utili a rassicurare la popolazione; il viceprefetto Armogida sostiene di non aver alcun motivo «per dubitare che la gestione della discarica sia rispettosa delle leggi e della salute della gente, ma ritengo che una opportuna campagna di informazione non possa che aiutare il lavoro dello staff di Bertolaso e garantire ai cittadini il diritto di sapere cosa avviene sui loro territorio. I dati potrebbero essere pubblicati su internet, proprio per una questione di trasparenza. Del resto, mi risulta che con altre discariche della Campania questa procedura avviene già».

Dello stesso tenore è anche una lettera del presidente del consiglio comunale di Boscoreale Carmine Sodano, che chiede a Bertolaso «chiarimenti sull’attuale stato del servizio di trasporto e deposito presso la discarica ed in particolare il numero di camion e l’elenco dei Comuni autorizzati allo sversamento, la quantità e la tipologia dei rifiuti, le modalità di controllo»; la discarica di Terzigno è in funzione dal 10 giugno 2009, si tratta di due siti attigui, uno in località Pozzelle (l’unico aperto, finora) e l’altra nella ex San: due invasi nel cuore dell’area protetta, lontani dal centro abitato diTerzigno e paradossalmente più vicini a Boscoreale e Boscotrecase; proprio da Boscoreale arriva la segnalazione più preoccupante: il consigliere comunale Francesco Paolo Oreste denuncia che i vigneti che stanno intorno allo sversatoio sono coperti da una coltre di cenere. Si tratterebbe delle scorie provenienti dal termovalorizzatore di Acerra, il cui utilizzo è stato autorizzato dai Governo alle società che hanno in gestione il sito, l’Ecodeco e l’Asia; raccogliendo le lamentele della popolazione residente nell’area interessata, il consigliere comunale Francesco Paolo Oreste ha scritto al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ricordando che la discarica sorge in una zona sottoposta a vincoli di natura paesaggistica e contigua a coltivazioni di vigneti per la produzione di vino doc, a poche centinaia di metri da strutture turistiche ed al centro di un’area a vasta densità demografica -: se quanto sopra esposto corrisponda a verità e, in caso affermativo, che risposta il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare abbia dato o intenda dare alle legittime o comprensibili preoccupazioni di cui si è reso interprete il consigliere comunale Francesco Paolo Oreste; quali urgenti iniziative si intendano promuovere, sollecitare e adottare per la tutela della salute delle popolazioni residenti nell’area interessata dalla discarica nel Parco Vesuvio». La notizia dell’interrogazione al ministro Prestigiacomo, dunque, arriva proprio in contemporanea con la manifestazione di chiusura tenuta nella sala consiliare di Boscoreale e che su iniziativa di partiti politici e movimenti cittadini ha visto raccogliere migliaia di adesioni e sottoscrizioni per dire “NO” all’apertura dello sversatoio nell’area del parco.
«E questo è solo un primo passo» fanno notare i rappresentanti del comitato «Se non avremo risposte giuste arriveremo fino alla Comunità europea: in nessuna altra parte del mondo esiste un parco naturale con una discarica di monnezza al centro».

Fonte: (Mario Fiore, InSomma)

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