L’eredità di Alan Turing e le colpe di chi lo perseguitò

La recente sentenza della Corte di Cassazione per il riconoscimento delle coppie di fatto ed i ricorrenti dibattiti sull’omosessualità richiamano alla mente la storia di uno dei più grandi geni dell’umanità, Alan Turing, del quale ricorrono i 100 anni dalla nascita (avvenuta a Londra, il 23 giugno 1912). Varie società scientifiche si preparano alle dovute celebrazioni.

Turing è stato anche uno sportivo, con un tempo di soli 11 minuti al di sopra di quello totalizzato dalla medaglia d’oro della maratona di Londra nel 1948. Ma è stato, soprattutto, una mente eclettica tra le più brillanti di tutti i tempi. I riconoscimenti che gli vengono attribuiti sono numerosi. Durante la Seconda guerra mondiale ha decodificato i codici segreti dei tedeschi, contribuendo alla vittoria degli alleati sul nazismo. Padre dell’era digitale e fondatore dell’intelligenza artificiale e dopo lo sviluppo dei moderni computer, in un famoso lavoro del 1936 dimostra cosa può fare o non fare una macchina e fornisce la descrizione di quella che oggi chimiamo la “macchina universale di Turing”. Oltre a essere il più citato nella letteratura filosofica, viene considerato dai fisici il pioniere delle dinamiche non lineari. E’ sua anche la fondazione della bionlogia matematica. Ma la sua fine è stata trafica. Turing è stato perseguitato dalla sua omosessualità e condannato al carcere, attribuendogli un reato che la legge inflese ha cancellato dal codice soltanto nel 1967. Per evitare la cella ha accettato di sottoporsi alla castrazione chimica, ma dopo due anni, all’età di 41, ha morsicato una mela intrisa di cianuro, ponendo così fine alla sua odissea. Qualcuno dice che questa mela del suicidio sia oggi l’emblema della Apple, ma la società non l’ha mai confermato. Solo una coincidenza?

Intanto il primo ministro britannico Gordon Brown ha chiesto ufficialmente soltanto nel 2009. Scusate il ritardo.

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