Legge sulla fine della vita, gli ultimi duelli

 

Ferrara e Bondi contrari come il Pd. Il quotidiano dei vescovi: non si abbrevi l’esistenza dei malati terminali

ROMA — Lunedì scorso un drappello dell’associazione radicale «Luca Coscioni» issava cartelli all’ingresso di Montecitorio e sembrava la citazione delle manifestazioni radicali davanti alla Camera dell’autunno 1969. Stavolta, però, non c’è in gioco «solo» una legge sullo scioglimento del matrimonio ma il «testamento biologico», la futura normativa sulla fine della vita umana.

Problema etico che, nel caso di malattie gravissime, implica il concetto e il diritto di «dispo-nibilità» 0, invece, la «indisponibilità» dell’esistenza di un essere umano, che è anche un cittadino sottoposto alle leggi. Comprende l’eutanasia 0 il dovere etico di curare fino all’ultimo. E contempla soprattutto il peso che si deve attribuire, attraverso la «dichiarazione anticipata di trattamento», alla volontà del malato.

Ai primi di marzo il cosiddetto disegno di legge Calabro (da Raffaele Calabro, senatore pdl, relatore fino all’approvazione a Palazzo Madama) approderà alla Camera (l’ok è arrivato dalla commissione Giustizia presieduta da Giulia Bongiorno, che ha detto sì ma ha spiegato di essere «personalmente critica»; contrario il Pd). Ma il dibattito è apertissimo: da una parte l’universo laico, dall’altra le diverse aree di ispirazione cattolica. In mezzo l’idea stessa di vita umana, la possibilità 0 meno di «disporne» di fronte a una prospettiva di sofferenza 0 di vita vegetativa.

Il disegno di legge Calabro prevede l’istituzione della dichiarazione anticipata di trattamento, che chiunque può sottoscrivere quando è pienamente lucido. E contempla la libertà di rifiutare cure «non efficaci». Però vieta ogni forma di eutanasia 0 di aiuto al suicidio. Proibisce di sospendere alimentazione e idratazione artificiali perché non sono considerate terapie ma «forme di sostegno vitale».

Il fronte laico è attivissimo contro un disegno di legge che viene definito «ingannevole, ideologico, autoritario» per esempio nel testo dell’appello firmato da cento intellettuali (da Stefano Rodotà a Gustavo Zagrebelsky) che citano la sentenza 471 del 1990 della Corte

Costituzionale sulla «libertà di disporre del proprio corpo». Altrettanto mobilitato l’universo cattolico. Proprio ieri è intervenuto su Avvenire il filosofo del diritto Francesco D’Agostino: «Il disegno di legge cerca di trovare una saggia e difficile mediazione tra la tutela della vita, soprattutto quella dei malati terminali, considerata comunque un bene indisponibile, e il diritto di ogni persona a non essere sottoposta ad alcuna forma di accanimento terapeutico e soprattutto a quelle che essa consapevolmente rifiuti».

Il confronto è aspro. E le contraddizioni non mancano. Al punto che due giorni fa Giuliano Ferrara, su II foglio, ha ammesso che la legge è «pasticciata, irrimediabilmente sbagliata» e che di fatto dice «al cittadino: fai pure testamento ma sappi che non sarà vincolante, e che su due punti cruciali come l’idratazione e la nutrizione di persone in stato vegetativo, la tua volontà non verrà ascoltata». Ferrara chiede «ai deputati del centrodestra di ripensarci e ai vescovi italiani di non farsi intrappolare in un meccanismo che domani potrebbe travolgere anche le loro buone intenzioni». Avalla questa posizione Sandro Bondi che proprio sul Foglio oggi scrive che le questioni relative all’idratazione e alla nutrizione artificiale di persone in stato vegetativo «devono essere prese con cristiana umanità e con sana ragionevolezza, rispettando la volontà espressa precedentemente».

Per paradosso, Ferrara si ritrova sulla stessa linea di Umberto Veronesi, storico combattente per il testamento biologico. Per Veronesi «meglio nessuna legge», meglio applicare la Convenzione di Oviedo firmata anche dall’Italia che prevede l’applicazione del testamento biologico.

Un profondo confronto etico e culturale si accompagna all’iter legislativo. L’essenziale è che almeno sul testamento biologico non ci sia un «clima da stadio e da regolamento dei conti», come ha scritto il pd Ignazio Marino nel gennaio scorso sulla pagina delle opinioni del nostro ^giornale. E come si augura Ferrara.

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