Legge 40: se la destra ci riprova

Un mese fa, quando la Corte Costituzionale bocciò parzialmente la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, eliminando alcune delle sue parti più controverse, la maggioranza di centro-destra, si affannò a spiegare che la sentenza non ne intaccava comunque l`impianto. Ora disponiamo delle motivazioni della sentenza, ed emerge chiaramente la pretestuosità di quelle affermazioni: si tratta di una bocciatura senza appello della legge. Non poteva che essere così. La Corte Costituzionale ha detto “no” ad una legge irragionevole e iniqua, che in ossequio a finalità ideologiche non ha alcun rispetto per la salute della donna e la libertà della scienza: diritti che, giova ricordarlo, sono espressamente tutelati e garantiti dalla Costituzione. Viene sancito che non spetta al legislatore individuare di volta in volta il numero di embrioni idoneo «per assicurare un serio tentativo di procreazione assistita, riducendo al minimo ipotizzabile il rischio per la salute della donna e del feto». E viene dettoi che il limite dei tre embrioni per volta da impiantare contemporaneamente in utero, viola l`articolo 3 della Costituzione, «sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello di uguaglianza». Esattamente quello che come associazione Luca Coscioni avevamo sostenuto fin dal primo momento. Si tratta di una sentenza importante: consente una maggiore tutela della salute della donna; e restituisce quella necessaria flessibilità di scelta sulla quantità di ovuli da impiantare che spetta alla professionalità del medico valutare, caso per caso. Una sentenza che potrà contribuire a ridurre l`avvilente fenomeno del turismo procreativo. La Società italiana di studi di medicina della riproduzione ricorda che sono circa 10mila ogni anno le coppie costrette a rivolgersi a centri esteri di procreazione assistita. Ora occorrerà vigilare. La sottosegretaria al Welfare Eugenia Roccella, all`indomani della sentenza, ha promesso nuove linee guida per i centri specializzati che giustamente lamentano la mancanza di indicazioni concrete. Da questa maggioranza ci si può benissimo aspettare il tentativo di inserire disposizioni che ripristino il divieto di analisi pre-impianto e cerchino di annullare la sentenza della Corte Costituzionale. Per questo propongo un tavolo condiviso fra società scientifiche, istituzioni e associazioni di pazienti, con naturalmente – se vorrà partecipare – il vice-ministro alla Sanità Ferruccio Fazio; un tavolo che consenta di identificare un percorso nuovo, nell`interesse della salute delle donne.

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