Legge 194 e i suoi primi trenta anni

e invocano una pretestuosa moratoria dell’aborto che paragonano alla pena di morte Più anticoncezionali, più informazione, era e continua ad essere la parola d’ordine dei radicali; che certo, sono oggi come ieri contro l’aborto: quello clandestino, di massa e di classe cui facevano ricorso centinaia di migliaia di donne, costrette nella clandestinità: le povere facendo ricorso a “mammane” e “fattucchiere” e spesso ne venivano massacrate; mentre le donne ricche potevano fare ricorso ai “cucchiai d’oro”, o andando all’estero.
E’ questa la realtà che tanti sedicenti difensori della vita pervicacemente ignorano, vogliono ignorare, occultano: che grazie a una legge – che non è quella voluta dai radicali, ma che comunque evita alle donne di essere perseguite penalmente – si è, letteralmente, salvata la vita a centinaia di migliaia di donne; e il numero degli aborti da allora è comunque sensibilmente diminuito.
Quella legge, è bene ricordarlo, non è frutto di un caso. Nel 1975 per ordine della procura di Firenze, su “delazione” del settimanale fascista “Candido”, vennero arrestati per aborto e procurato aborto Emma Bonino, Adele Faccio, l’allora segretario radicale Gianfranco Spadaccia, il dottor Giorgio Conciani. Sull’ondata di quegli arresti si raccolsero le firme per un referendum abrogativo delle norme del codice penale che punivano l’aborto; Loris Fortuna presentò un testo di legge; centinaia di donne e di uomini, come era già accaduto in Francia e in Germania, si autodenunciarono per aborto e procurato aborto; alla fine si riuscì ad approvare una legge: non è la legge che avremmo voluto, ma almeno evita alla donna che già affronta una prova comunque dolorosa, il trauma della persecuzione giudiziaria; e il referendum che clericali e conservatori promossero per abrogare la legge venne respinto al mittente a larga maggioranza. Sono dati questi di cui non si deve smarrire la memoria, e lo si dice a ragion veduta: che accade in questi giorni di leggere tante “”ricostruzioni” di quel che fu e di quel che accadde, che sono insieme avvilenti e umoristiche: dal CISA che diventa inspiegabilmente “Centro Italiano Sterilizzazione Aborto” e si omette significativamente che la I stava invece per “Informazione”; alla sistematica omissione (anche solo per citazione) del ruolo svolto dai radicali in quegli anni.
Anche oggi ci si assicura che la legge 194 “non verrà modificata; e tuttavia ogni giorno il Vaticano incita e sprona in senso opposto; in decine di ospedali e in intere regioni si tollera che i medici possano boicottarla facendo ricorso all’obiezione di coscienza; e contestualmente si vorrebbe impedire e si boicotta la pillola del giorno dopo, gli anticoncezionali, il principio stesso dell’autodeterminazione della donna.
Occorre reagire a questa offensiva clericale e oggettivamente reazionaria. Anche per questo, come radicali e associazione Luca Coscioni ci siamo impegnati ad allestire decine di tavoli di iforazione sessuale: saranno presenti medici che prescriveranno la ricetta per la pillola del giorno dopo a chiunque ne farà richiesta.
Da Gorizia a Palermo, da domani e per tutto il finesettimana, i tavoli saranno presenti nelle università, nelle scuole e nelle piazze della penisola. Il messaggio che intendiamo diffondere è questo: il reale strumento antiabortista non è l’obiezione, praticata da un numero di medici sempre maggiore, ma è la contraccezione. Ed è proprio per incrementare la disponibilità dei contraccettivi che con gli studenti dell’Associazione Luca Coscioni, oltre a offrire i preservativi ai tavoli, raccoglieremo le firme per la commercializzazione della pillola del giorno dopo come farmaco da banco, per l’abolizione dell’obbligo della ricetta, come avviene negli altri paesi europei e negli Stati Uniti. Perché la ricetta “preventiva” diventi lo strumento per la difesa del diritto a servirsi del contraccettivo di emergenza, senza incappare negli obiettori di coscienza.

Maria Antonietta Farina Coscioni

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