Le “semplici” ricette radicali per liberare la sanità italiana dalla piaga della partitocrazia

È un discorso che vale in generale e maggiormente per quanto riguarda la sanità: il cittadino ha diritto di sapere e di essere informato su questioni che riguardano direttamente la sua vita o quella dei suoi cari ed è dovere delle istituzioni garantire questa conoscenza e questa informazione. Non vi è dubbio che tutte le distorsioni, le inefficienze, gli sprechi, le carenze di cura e le corruzioni che abbondano nel mondo della sanità non si manifesterebbero nelle forme che sappiamo e possiamo leggere quasi ogni giorno sui giornali se fosse garantita maggiore conoscenza, informazione e trasparenza.

La sanità italiana mostra un forte deficit di valutazione e di trasparenza: molti dei problemi che più frequentemente si evocano potrebbero essere risolti facendo del Servizio sanitario nazionale un caso di eccellenza per la trasparenza e l’accessibilità delle informazioni da parte dei cittadini. Ciò permetterebbe di liberare i cittadini pazienti dall’attuale ruolo di passività disarmata, per trasformarli in motori attivi e consapevoli del governo della propria salute e del sistema sanitario, che sono chiamati a finanziare.

Ho avanzato, con l’Associazione «Luca Coscioni», che copresiedo, con il lavoro del professor Marcello Crivellini, che si sintetizza nel manifesto politico «Più salute, meno sanità», delle proposte politico-operative, che mirano non solo a tutelare diritti e salute dei cittadini, ma, soprattutto, ad incidere sui meccanismi di funzionamento del sistema e prevedono cinque livelli di intervento sul governo dello stesso.

Essi sono: il livello manageriale e dirigenziale, il livello delle strutture e dei servizi sanitari, il livello delle politiche sanitarie e degli esiti di salute nella popolazione servita, il livello dell’efficacia delle cure, dei protocolli e dei dispositivi, ed il livello della soddisfazione dei cittadini.

Ho presentato nei primissimi giorni della legislatura, il 29 aprile 2008, la proposta di legge dei Radicali, la n. 278, per la riforma delle procedure di selezione dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, una proposta di legge già depositata, nella scorsa legislatura, dall’attuale presidente di Radicali Italiani, l’onorevole Bruno Mellano. La questione è una soltanto: scardinare completamente il meccanismo delle nomine politiche, sostituendolo in modo radicale. La selezione dei manager delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere viene affidata totalmente ad una commissione costituita da diversi membri scelti fra i rappresentanti delle maggiori società di interesse nazionale nel campo del consulting manageriale, prese in considerazione in base alla media ponderata di diversi fattori, quali il fatturato, il numero delle sedi sul territorio, la quantità del personale inquadrato e a progetto. La suddetta commissione stila una graduatoria, in base alla quale sono assegnati i vari posti in palio, tenendo conto anche delle indicazioni dei candidati e delle valutazioni della commissione.
Al fine di contemperare le esigenze di avere a capo delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere manager senza vincoli di partito, con quella invece di assicurare comunque una gestione sanitaria coesa e con obiettivi univoci a livello regionale, è stata lasciata inalterata la possibilità per la regione di non confermare i direttori regionali alla scadenza del loro incarico, nonché di farli decadere in corso d’opera quando ricorrano gravi motivi o la gestione presenti una situazione di grave disavanzo, o in caso di violazione di leggi o del principio di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione.

L’occupazione da parte della partitocrazia di qualsiasi posto pubblico raggiunge nel campo sanitario il suo apice e provoca gli effetti più deleteri per i cittadini. Affidare infatti strutture complesse e costose, come le aziende sanitarie locali ed ospedaliere, a persone designate dalle rispettive giunte regionali non tanto per le loro capacità manageriali, quanto per il loro grado di acquiescenza ai politici si riflette a cascata, o per meglio dire a piramide sull’intera struttura, e si ripercuote negativamente su chi sta alla base di quella piramide, ovvero il cittadino utente; con conseguenze deleterie sia per la salute dei cittadini, sia per il corretto utilizzo delle risorse che essi contribuiscono ogni anno a finanziare con le imposte e con i ticket sanitari.

A fronte dunque degli innumerevoli scandali che squassano il mondo della sanità, e anche dei non pochi casi di cosiddetta «malasanità» di cui si riferiscono telegiornali e giornali, bisogna però riconoscere che il nostro Paese presenta anche un’eccellenza sanitaria tra le migliori al mondo e un soddisfacente livello complessivo. Vi è, però, una carenza vistosa a cui porre rimedio. E dunque la nostra proposta – una vera e propria proposta riformatrice per l’Italia in campo sanitario – potrebbe esser rappresentata all’introduzione di un sistema di valutazione, informazione e scelta a tutti i livelli del sistema sanitario, trasformando il cittadino paziente, come ho già detto, in soggetto attivo e in strumento esso stesso di governo del sistema.
In questa logica, e con questo obiettivo, sarebbe opportuno creare sistemi di valutazione quantitativa indipendente per tutti i servizi sanitari, rendendo pubblica, semplice e facilmente accessibile l’informazione sui risultati delle valutazioni.

 

Tutto ciò da un punto di vista pratico si potrebbe facilmente realizzare con alcuni necessari passaggi: rendere pubblici i curricula, obiettivi, risultati e valutazione dei dirigenti generali di aziende ospedaliere e di aziende sanitarie locali attraverso la creazione di un’anagrafe pubblica digitale; creare un sito Internet ove i pazienti dei medici di medicina generale possano esprimere il grado di soddisfazione sul proprio medico di medicina generale relativamente alla puntualità, alla reperibilità e alla disponibilità al dialogo, sulla completezza delle informazioni e sull’organizzazione; creare sistemi di valutazione di strutture e servizi per renderne pubblici i risultati che si applichino a tutte le strutture del sistema sanitario nazionale; rendere possibili delle comparazioni e quindi i risultati delle valutazioni, sia via Internet sia fisicamente in loco.
In questa direzione vi è stata una piccola apertura dell’attuale Governo che ha fatto proprio un ordine del giorno presentato dai senatori radicali, il quale impegnava il Governo stesso a definire e realizzare in accordo con le regioni un sistema di valutazione delle diverse tipologie di servizi sanitari erogati ai cittadini nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, ed un sistema di informazione sui risultati che sia facilmente accessibile a tutti i cittadini.

Si tratta di un ordine del giorno, però, che nel suo spirito non trovo nel testo in discussione oggi in Aula: non vi è traccia della definizione di un vero sistema di valutazione indipendente della reale efficacia delle cure e dei farmaci e di un servizio di informazione indipendente per cittadini ed operatori, coinvolgendo l’attuale Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali in questa funzione, sul modello, ad esempio, del NICE inglese. Esistono infatti alcuni Paesi, soprattutto quelli anglosassoni, in cui il ruolo del cittadino è visto sempre più come attivo ed incidente sul governo del sistema: noi vorremmo che anche in Italia il ruolo del cittadino fosse più forte.

*Intervento in occasione della discussione del testo unificato delle proposte di legge: Farina Coscioni ed altri; Angela Napoli; Livia Turco ed altri; Di Virgilio e Palumbo; Mura ed altri; Minardo ed altri; Di Pietro ed altri; Scandroglio ed altri; Zazzera; De Poli ed altri: Principi fondamentali in materia di governo delle attività cliniche per una maggiore efficienza e funzionalità del Servizio sanitario nazionale

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: