L’APPESEAMENT BIOETICO

Unanimi, i sondaggi demoscopici certificano negli ultimi due mesi un calo di fiducia dell’opinione pubblica nei confronti del presidente del consiglio: un calo di consenso tra i tre e gli otto punti, che fa dire a uno studioso dei flussi elettorali attento e prudente come Ilvo Diamanti che «siamo alle soglie del cambiamento».

Un trend che viene confermato da altri sondaggisti: da Nando Pagnoncelli ad Antonio Noto, da Renato Mannheimer a Roberto Weber; e lo segnalano anche due istituti come quelli guidati da Nicola Piepoli e da Alessandra Ghisleri, che costituiscono il punto di riferimento del presidente del Consiglio.

È alla luce di questo sostanzioso calo di consenso e fiducia che va letto il lavorio in corso della maggioranza di centro-destra e di Berlusconi in prima persona per quel che riguarda i cosiddetti temi “eticamente sensibili”.

Così si avalla un dire e un fare, per esempio, del ministro del lavoro Maurizio Sacconi.

Secondo Sacconi il ddl Calabro che il 7 marzo prossimo approderà alla camera metterebbe «in sicurezza, rispetto ai concreti pericoli di incursione di un magistrato ideologizzato, i comportamenti che nella realtà fattuale i cittadini realizzano nel nome di quella percezione del valore della vita che è e deve rimanere così radicata nella nostra coscienza collettiva». Linguaggio contorto per sostenere che, in definitiva, non è la singola persona che deve avere il diritto e la facoltà di decidere quando la sua vita non è più degna d’essere vissuta, ma lo stato o i suoi delegati. E mi permetto, in via incidentale, di osservare che un così puntuale “amore per la vita” da parte del ministro sarebbe più coerente se, anche in osservanza alle sue competenze più specifiche, approntasse qualche concreta iniziativa sulla vera e propria strage di vite umane che si consuma ogni giorno sul fronte del lavoro, le cosiddette “morti bianche”: da mesi, ogni lavoratore che perde la vita sul luogo di lavoro è oggetto di una mia interrogazione perché voglio che resti almeno una traccia nei resoconti parlamentari. Non a una sola interrogazione il ministro si è finora degnato di rispondere.

Ma torniamo ai temi eticamente sensibili. L’of-

fensiva del centrodestra in questi giorni è massiccia: un pesantissimo attacco alle unioni di fatto, e specificatamente a quelle di persone dello stesso sesso. Berlusconi ha promesso che fino a quando governerà lui, non sarà mai consentito il matrimonio alle coppie gay; ha accompagnato questo “ver-boten” a un altro non meno massiccio attacco alla scuola pubblica, che sarebbe colpevole di instillare negli studenti valori contrari a quelli delle famiglie.

Parallelamente il Comitato nazionale di bioetica sostiene che i farmacisti possono esercitare l’obiezione di coscienza, e rifiutarsi di vendere la pillola del giorno dopo, posizione espressa in un parere sull’argomento sollecitato, come ha spiegato il vicepresidente del Cnb Lorenzo D’Avack, dalla deputata Udc Luisa Santolini. Il sottosegretario Carlo Giovanardi, lo stesso che si espresse in modo vergognoso sul povero Stefano Cucchi, rinnova la sua impudenza sostenendo che è indispensabile approvare il ddl Calabro così com’è perché «il caso di Eluana Englaro ci ha portato a una drammatica situazione in cui un essere umano, senza una sua volontà certificata, è stato lasciato morire di fame e di sete».

Una serie di cadeaux, insomma, che Berlusconi offre alle gerarchie vaticane nel tentativo di recuperare quel consenso che il mondo cattolico gli nega. La delegittimazione della scuola pubblica è il primo, indispensabile passo per poter garantire finanziamenti diretti alla scuola privata (che in Italia è in larghissima parte in mano alle gerarchie ecclesiastiche), dopo aver assicurato «contributi» e «sostegni».

La partita, insomma, si sta giocando sul terreno della bioetica, della libertà di ricerca, la legge sul biotestamento. Appare evidente che il governo e la sua maggioranza non hanno alcun interesse a cogliere gli aspetti scientifici della questione, e cioè che nutrizione e idratazione artificiali sono terapie mediche. Recentemente l’ordine dei medici ha diffuso un documento in cui si ribadisce che sono trattamenti sanitari. Tutti i sondaggi certificano che almeno l’80 per cento degli italiani, cattolici compresi, vogliono decidere del loro destino con l’aiuto del proprio medico e dei familiari a quali terapie sottoporsi o meno, e non vogliono che a deciderlo siano i Gasparri, i Quagliariello, i Sacconi, le Roccelle; la maggioranza degli italiani ritiene che sia giusto tutelare chi vuole usare ogni tipo di terapia e tecnologia in ogni caso, ma che vada altrettanto rispettato chi quelle terapie e tecnologie le rifiuta perché ritenute inutili; e che una legge sul biotestamento debba avere contenuti giuridici e non etici, perché questi ultimi ognuno ha il diritto di trovarseli da solo, secondo quello che gli detta la coscienza.

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