La SLA continua ad uccidere Il nostro impegno dalla parte dei malati e disabili

Il carattere forte di Rosma e il suo amore per la vita, a chi l’ha conosciuta, rimarrà impresso per le nostre battaglie.

“Purtroppo ho potuto conoscerla solo da persona malata, ma che aveva fino alla fine grande interesse per la cultura, il buon cinema e teatro. Era critica d’arte e conosciuta nel mondo degli artisti. Ricordo volentieri le nostre poche ma intense passeggiate al Giardino delle Arance e al Roseto, dove abbiamo goduto insieme i tramonti di Roma. Pochi di questi episodi rimangono non solo un ricordo, ma un impegno”, specifica Mina Welby.

Aggiunge Maria Antonietta Farina Coscioni che l’ha vista al  suo fianco e di Luca dalla nascita della Associazione: “dotata di una lucidità formidabile, non ha ceduto di un passo nel quotidiano, da persona con un corpo devastato dalla sla e una mente intatta, rivolta sempre al malato che  – scriveva – “è  e rimane sempre una persona (…) che ha il diritto di scegliere e di esercitare in modo autonomo la sua libertà, nonostante le limitazioni più estreme causate dalla malattia”. Amava definirsi “critico d’arte anomalo e antiaccademico, esperta di culture underground  e di linguaggi non ancora codificati” nel suo libro New York, anni Ottanta (Castelvecchi 1999). Ed è proprio la ricerca di una sorta di  linguaggio non ancora codificato che l’ha condotta a rivolgersi agli uomini di fede ricordando loro che  “si può trovare l’assoluto anche in uno sguardo che vuole riprendere a sperare”. 

La vogliamo ricordare con le sue parole, quando si candidò nella Rosa nel Pugno nel 2006:  “I contenuti della malattia e della morte, della dignità del vivere e del morire sono stati sempre messi da parte in tutti gli argomenti che riguardavano i fatti della politica. In un certo momento, può succedere anche questo, sono saltati fuori quei pazzi dei radicali a ricordarci

che anche la politica può occuparsi dei grandi fatti della vita. Che anche gli ammalati possono seguire i desideri, continuando a conservare i loro diritti, come persone. Si pensa sempre che la malattia porti con sé anche la perdita di ogni diritto umano, e per l’ammalato, il rischio di “disumanizzarsi” è sempre incombente. Ma non deve essere considerato inevitabile. La qualità della vita di tutti, compresi gli ammalati, deve essere costantemente difesa. Il diritto alla speranza, alla possibilità di potere ancora credere, alle emozioni lontane e ai sentimenti, deve continuare a esistere“.

Il funerale avrà luogo a Roma domani, 18 aprile alle ore 15.00, alla Basilica di Santa Maria in Trastevere

 

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