LA “SANATORIA” SU STAMINA

           Caro Direttore,

           non mi convince la sostanziale proposta di “sanatoria” che si profila con l’ipotesi di una pena patteggiata a un anno e dieci mesi al professor Vannoni e il cosiddetto metodo Stamina. Non mi convince neppure quanto sostiene il procuratore Guariniello: “Con il patteggiamento si ristabilisce la verità scientifica su questa metodologia”. Quanto poi al farsi promettere che il metodo non verrà utilizzato all’estero, è cosa che lascia il tempo che trova: si possono fare mille assicurazioni, poi una volta giunti in un qualunque compiacente paese dell’Asia e dell’Africa (e ce ne sono tanti), non si vede chi e come si potrà impedire che quel “metodo” sia posto in essere.

         Non è Vannoni che patteggia, ma lo Stato italiano: non è un paradosso. Evidentemente c’è chi non vede l’ora di chiudere questa pagina vergognosa; e così dimenticare che le istituzioni, nelle loro diverse articolazioni, sono state a lungo corresponsabili delle procurate (e vane) speranze che si sono alimentate nei malati e nelle loro famiglie, e dei concreti rischi a cui numerosi cittadini sono stati sottoposti. Questa vicenda oltre a Vannoni vede coinvolto un ospedale pubblico, medici, dirigenti AIFA (il dottor Carlo Tomino, responsabile proprio dell’Ufficio sperimentazioni cliniche): tutte istituzioni pubbliche; e una onlus, questa sì, finalmente privata, iscritta nell’apposito registro, e poi risultata priva dei necessari requisiti. In questa vicenda abbiamo assistito a una campagna mediatica spregiudicata che ha fatto cinicamente leva sul dolore e la disperazione; un’informazione pubblica e privata che in gran parte ha rinunciato al suo compito di informare; una classe politica pavida e letteralmente ignorante, che non ha sentito il bisogno di “conoscere, prima di deliberare”, e ha legiferato all’insegna della demagogia e del facile pietismo; con denaro pubblico si è dato il via a una sperimentazione i cui esiti non si è avuto il coraggio e l’onestà intellettuale di rendere pubblici. In pochi, da subito, abbiamo cercato di mettere in guardia da Vannoni, e dal suo “metodo”. Siamo stati additati come coloro che volevano spegnere le speranze dei malati, mentre Vannoni sedeva al tavolo della politica, audito da commissioni ministeriali e parlamentari, alla stregua di un oracolo…

   Il processo con le sue pubbliche udienze, può essere l’occasione per fare chiarezza su omissioni, complicità, dolose indifferenze. E infine, due domande: perché Aifa non si è costituita parte civile nel processo? Perché lo stesso ministero della Salute non lo ha fatto?

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