La battaglia di Luca per la libertà di ricerca

QUANDO AL CONGRESSO DA POCO CONCLUSOSI A ROMA, DI «RADICALI ITALIANI», È STATA RESPINTA UNA MOZIONE PARTICOLARE CHE IMPEGNAVA a operare per sottrarre fondi alla ricerca scientifica, alla sperimentazione che si basa sul modello animale, ho gioito, ho pensato a Luca, Luca Coscioni che ha guidato proprio questo Movimento dal 2001 al 2006 anno della sua morte, impegnato come era proprio sul fronte dell`antiproibizionismo sulla scienza e sulla ricerca e della laicità dello Stato. Ho pensato al 5 novembre di dieci anni fa, quando insieme a lui e ad altri compagne e compagni, fondavo l`Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Credo si possa dire che l`impegno di Luca fino al suo ultimo momento di vita, e l`Associazione, da lui fortissimamente voluta e creata, sono stati importanti per questo Paese. Prima di Luca, la condizione terribile di disabili e malati affetti da malattie neuro-degenerative tra le quali la sclerosi laterale amiotrofica, il calvario vissuto da loro e dalle loro famiglie, erano cosa conosciuta in ambiti ristretti. La stesura di un manifesto per la libertà della ricerca scientifica ha costituito il cuore pulsante della associazione con la scelta di affiancare il destino personale a quello politico, nella volontà di saperlo urgenza e diritto. Perché è questo quello che è accaduto: nell`agenda politica italiana – certo, con grande fatica – sono stati inseriti temi e questioni che prima erano assenti. Quei temi e quelle questioni che oggi vengono qualificati come «temi eticamente sensibili»; e certo possono essere laceranti e fanno esplodere contraddizioni, come lacerante e contraddittoria è la vita stessa, e ogni questione importante che ad essa è legata. Ma sono lacerazioni e contraddizioni benefiche che provocano riflessione, dibattito, costringono ognuno di noi a interrogarsi sulla qualità della vita, sul suo significato. E a fare delle scelte, che non possono valere per tutti. Per tutti, semmai, può valere la facoltà di esercitare un diritto. Così in passato andava garantita la facoltà per una coppia che riteneva il suo rapporto infranto in modo irrimediabile, di potersi separare e formare un nuovo nucleo familiare; non un obbligo, ma un diritto che si può esercitare, se si vuole e si crede. E così per il resto. Con l`Associazione Coscioni, Luca vivo e ora con Luca che non c`è più, ci si è battuti per la libertà della ricerca scientifica, per la libertà di scienza, ancora oggi in Italia prigioniera di mille laccioli e pregiudizi ideologici, anche da parte di chi questi laccioli e pregiudizi dovrebbe aiutarci a superarli. La lotta e l`impegno di Luca e dell`Associazione che porta il suo nome incarnano quello che chiamava «approccio scientificamente e metodologicamente aperto ai temi della bioetica, che deriva – lui scriveva – dalla mia formazione culturale, dal mio essere scienziato sociale; un pensiero e una prassi liberale; e il fatto – scriveva ancora – che porto sul mio corpo e nel mio spirito i segni di ciò che potrebbe significare per centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, la bioetica, quando dal laboratorio si passerà alle applicazioni cliniche»(…) Ci si è battuti in ogni sede contro l`infame legge 40 sulla cosiddetta procreazione assistita, un assurdo castello di divieti che non ha pari nel mondo civile, e il cui unico scopo sembra essere quello di punire la coppia che vuole un figlio sano; e per il diritto a porre la parola fine a un`esistenza quando non si ritiene abbia più dignità, senso e scopo, senza essere costretti a seguire l`esempio di un Mario Monicelli o un Lucio Magri. Per tutto questo Luca si è battuto allo spasimo, pur imprigionato su una sedia a rotelle, con ferrea volontà e la voce metallica del computer che prima di allora nessuno aveva ascoltato in televisione, e che rendeva pienamente la situazione in cui erano costretti a vivere centinaia, migliaia di malati come lui. La libertà della ricerca scientifica, la libertà di scelta delle persone non sono un problema bioetico, come si vorrebbe far credere. Gli ostacoli che vengono frapposti sono di natura politica, ben calcolati e progettati. Le ricordate le parole del premio Nobel José Saramago: «Attendevamo da molto tempo che si facesse giorno, eravamo sfiancati dall`attesa, ma ad un tratto il coraggio di un uomo reso muto da una malattia terribile ci ha restituito una nuova forza». Questo è stato ed ha rappresentato Luca. La sua storia ci è di esempio: lotta irriducibile, contro gli azzeccagarbugli di questo Paese; una speranza per scienziati, ricercatori, medici troppe volte costretti a emigrare, a causa di leggi assurdamente limitatrici e tagli dei fondi e delle risorse destinate alla ricerca. Grazie all`esempio di Luca, e all`associazione che porta il suo nome gli anelli «deboli», i malati, i disabili, gli anziani diventano anelli «forti» di tenuta, consapevolezza e assicurazione per il bene di questo Paese.

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