Intervento in aula sulla ratifica Convenzione ONU che si voterà martedì 24 febbraio

E’ con emozione che oggi 20 febbraio 2009 prendo la parola. Il 20 febbraio 2006, proprio 3 anni fa,
muore mio marito Luca Coscioni per una malattia neurologico – degenerativa a tutt’oggi, incurabile, la sclerosi laterale amiotrofica. E lo voglio qui ricordare, in questa aula di Montecitorio, e per farlo con gli italiani che grazie a Radio Radicale seguono quotidianamente i lavori del Parlamento.
   “La sua arma è la ragione, il suo unico obiettivo la difesa della dignità umana”, ha scritto il premio Nobel José Saramago di Luca Coscioni. E di dignità appunto parla la Convenzione delle nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, di autonomia e di indipendenza, di non discriminazione, di piena ed effettiva partecipazione ed inclusione nella società, rispetto della differenze delle persone con disabilità, pari opportunità, accessibilità parità di genere e rispetto per lo sviluppo e per l’identità dei bambini con disabilità. 
Luca Coscioni  per primo, credo, non avrebbe apprezzato commemorazioni, panegirici; bonariamente ci avrebbe rimproverato a pensare piuttosto a tutto quello che ancora c’è da fare, da conquistare: nel campo della libertà di ricerca scientifica e dell’ampliamento dei diritti civili.
   La battaglia da lui intrapresa, se ha reso consapevoli, coscienti, partecipi tante persone, tuttavia è ben lontana dall’esser conclusa, anzi temo che si stiano facendo passi indietro.
Siamo qui per discutere una proposta di legge di ratifica, con ritardo. Doveva essere fatta già da molto tempo.
E’ anche così che si colpiscono al cuore i diritti individuali delle persone con disabilità, la loro possibilità di poter scegliere  essere, di esistere e di vivere alla pari delle opportunità di tutti.
Siamo tutti favorevoli nello spirito  e nella lettera alla ratifica della Convenzione, rilevando che stessa rappresenta un successo del Ministero degli affari esteri italiano. La Convenzione non introduce nuovi diritti, ma si prefigge lo scopo di promuovere, proteggere e assicurare alle persone con disabilità il pieno ed eguale godimento del diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, a una vita indipendente, alla mobilità, alla libertà di espressione e, in generale, alla partecipazione attiva alla vita politica e sociale.
Sono tutti obiettivi che vedono impegnata, fin dalla sua costituzione, l’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica che, con il suo fondatore Luca Coscioni, ha posto l’urgenza della liberazione del malato o del disabile da ogni forma di discriminazione, emarginazione, esclusione o restrizione dei diritti umani, civili e politici. Lo strumento per garantire tutto questo è che la Convenzione venga al più presto ratificata. E ricordo che all’inizio della legislatura ho depositato a mia prima firma una proposta di legge di ratifica la 1311 che si rifà semplicemente all’art 80 della Costituzione: “Le camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi”. Per questo non ci piace la legge di ratifica del Governo, perché riteniamo opportuno porre una questione di metodo, con riferimento alla prassi sempre più diffusa che vede l’inserimento nei disegni di legge di ratifica, oltre alle consuete disposizioni per l’autorizzazione alla ratifica e per l’ordine di esecuzione, di norme attuative e di adeguamento dell’ordinamento interno. E mi riferisco all’art 3 del disegno di legge di ratifica che prevede la costituzione dell’Osservatorio.
Si tratta di una modalità non conforme alla ratio dei disegni di legge di ratifica, in quanto le norme di attuazione dovrebbero rientrare in un processo normativo a parte.
Contestiamo poi in via generale la prassi sempre più invalsa di inserire norme ordinamentali nei disegni di legge di autorizzazione alla ratifica di accordi internazionali.
Diversamente, il dibattito su tali norme è necessariamente sacrificato per l’impellenza di provvedere al completamento del percorso di ratifica in ottemperanza agli obblighi internazionali assunti dal nostro Paese.
Vorrei segnalare, a titolo d’esempio, l’incongruenza del dettato dell’articolo 3, comma 2, del disegno di legge con quello dell’articolo 33, comma 2, della Convenzione: la prima norma fa riferimento infatti ad un meccanismo nazionale indipendente laddove la seconda stabilisce che l’Osservatorio nazionale è presieduto dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. E se poi ci aggiungiamo il ritardo che ha comportato la volontà di inserire le disposizioni relative all’Osservatorio nel disegno di legge è facile fare i conti…
Osservo altresì che il disegno di legge del
Governo configura l’Osservatorio in modo fortemente burocratico e prevede un numero troppo elevato di componenti, mentre sono scarsamente rappresentate le persone con disabilità. E si nota o l’assenza di rappresentanti del Ministero degli esteri all’interno.
Ricordo altresì che la Convenzione prevede l’individuazione di uno o più focal point all’interno dei Governi nazionali, mentre demanda agli stessi una valutazione circa l’opportunità di introdurre meccanismi di coordinamento. Al riguardo, riteniamo di avvisare che la composizione dell’Osservatorio proposta dal Governo confonda i due piani, che andrebbero invece tenuti distinti e di evidenziare che il ruolo delle persone con disabilità non sia preminente all’interno dell’Osservatorio, come prevede invece la Convenzione.
C’è il rischio che l’Osservatorio possa essere una sovrastruttura che finisca con il mettere sottotutela la persona con disabilità, da una parte con un ritorno ad un approccio paternalistico degli anni passati, e dall’altra escludendola dal governo dello stesso, perché l’Osservatorio è presieduto dal Ministro del Lavoro, della salute e delle Politiche sociali, non dandole nemmeno la possibilità di eleggere in qualche modo, chi dovrà presiedere tale organismo. 
E poi ancoranon possiamo esimerci dalla critica, connessa allo stanziamento delle risorse per il finanziamento dell’Osservatorio, rilevando che il coinvolgimento delle organizzazioni non governative non garantisce alle stesse un ruolo nelle scelte di merito sull’impiego dei fondi.
Questo osservatorio verrà finanziato con i soldi che saranno prelevati dalla legge 328 del 2000 cale a dire la legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Questa ultima all’art. 20 creava un fondo nazionale per le politiche sociali. Precisamente il comma 1 di questo articolo recita: “per la promozione e il raggiungimento degli obiettivi di politica sociale, lo Stato ripartisce le risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali”. E l’ osservatorio va a sottrarre risorse da questo, e non per l’attività ma per il solo funzionamento.
Ora se lo spirito e gli obiettivi della Convenzione in esame, vogliono l’inclusione delle persone con disabilità, abbattendo tutte le barriere architettoniche, legislative, ideologiche, psicologiche, socioculturali e geografiche, economiche, che si frappongono al pieno godimento dei diritti nel nostro Paese, con la creazione di questo osservatorio temo si possa compiere un passo nella direzione opposta. Non soltanto si mette sottotutela il disabile, ma lo si priva anche delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, che dovrebbero essere destinate invece a farlo vivere in maniera indipendente.
 

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