INTERVENTO DI MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI sul tema “I diritti e le responsabilità della cittadinanza attiva”

 

Sono particolarmente onorata e lieta di essere stata invitata ai lavori di questa visita di studio progetto europeo “My opinion my vote”, promosso e animato dall’Associazione Persone Down. E’ un tema a me assai caro, che seguo da tempo e che da tempo mi vede impegnata non solo nei banchi di Montecitorio. Per questo tipo di battaglie, di iniziative, di rivendicazioni, “strumentalizzateci” pure nella certezza che troverete  in me, e certamente anche nei miei compagni dell’Associazione Luca Coscioni che co-presiedo e del Partito Radicale, una sponda e una “complicità” vorrei dire “naturale”.

Una persona, un voto è il principio base della democrazia; un altro principio fondamentale, che fu una sorta di parola d’ordine di un nostro grande presidente e grande sostenitore degli Stati Uniti d’Europa, parlo di Luigi Einaudi, è che per poter decidere, votare, è necessario innanzitutto conoscere, essere messi nella condizione di “sapere”. Vedete dunque come tutto torna, ed è in perfetta coerenza, come si vede, con il programma della visita-incontro “La mia opinione, il mio voto”.

Devo subito dire, che – almeno in Italia – questo fondamentale diritto “opinione-voto” per chi ha qualche patologia che gli impedisce di recarsi, per esempio, al seggio con le proprie gambe, è ancora nei fatti e in concreto, pregiudicato, non garantito come  dovrebbe e potrebbe. Posso ricordare un caso che mi ha visto diretta testimone. C’è un nostro iscritto e dirigente dell’Associazione Coscioni, si chiama Severino Mingroni, vive a Casoli in Abruzzo. Non ha la possibilità di recarsi con le sue gambe al seggio; da anni la sua malattia lo paralizza in un letto, ci sono una montagna di certificati, visite, referti medici che lo certifica; e comunque il semplice buon senso. Eppure non avete l’idea la quantità di ostacoli, problemi, difficoltà che gli sono state frapposte; e sapete: non ha potuto votare come avrebbe voluto: uno scrutatore che si reca nel suo letto e ne raccoglie voto e opinione.

Volendo esercitare assolutamente il suo diritto di votare Severino Mingroni, e noi radicali, le abbiamo provate tutte: un appello al presidente Berlusconi; un apposito progetto di legge che va incontro a lui e a tanti altri disabili.

E così Severino è stato costretto a sottoporsi ad una fatica immane per andare al seggio della scuola elementare del paese, aiutato dai famigliari e da noi. Tutta la vicenda, le varie  “operazioni” del viaggio e del voto di Severino sono state filmate, «per documentare, nel tragitto casa-seggio elettorale, la vera e propria tortura a cui si deve sottoporre un disabile intrasportabile come lui per esercitare il proprio diritto di voto».

Severino è stata imbracato e messo su una sedia più piccola di quella usata abitualmente per poter entrare in ascensore. Una volta in strada, è stato “tirato” dentro un “Ducato” adeguatamente attrezzato e portato al seggio a circa 400 metri di distanza. Con una accompagnatrice è entrata in cabina per il voto; quindi, il percorso inverso tra disagi e grandi sofferenze. Un filmato a supporto dell’ allargamento della platea dei disabili in favore del voto nella propria casa di quelli gravi nelle sue stesse condizioni.

Una vergogna da spazzare via al più presto.

Più in generale: un anno fa circa il nostro paese ha ratificato la Convenzione della Nazioni Unite diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e si istituiva l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.

Vi confesso che quando, il 20 febbraio di un anno fa ne ho parlato prendendo la parola in Aula a Montecitorio, ero particolarmente emozionata, lo ricordo ancora. Perché il 20 febbraio di tre anni prima ci aveva lasciato, e mi aveva lasciato mio marito Luca Coscioni per una malattia neurologico – degenerativa a tutt’oggi, incurabile, la Sclerosi Laterale Amiotrofica. “La sua arma è la ragione, il suo unico obiettivo la difesa della dignità umana”, ha scritto il premio Nobel José Saramago di Luca. E di dignità appunto parla la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, di autonomia e di indipendenza, di non discriminazione, di piena ed effettiva partecipazione ed inclusione nella società, rispetto della differenze delle persone con disabilità, pari opportunità, accessibilità parità di genere e rispetto per lo sviluppo e per l’identità dei bambini con disabilità.

La battaglia da lui intrapresa, se ha reso consapevoli, coscienti, partecipi tante persone, tuttavia è ben lontana dall’esser conclusa, anzi occorre vigilare e scongiurare che si facciano passi indietro. E’ un rischio reale.

E’ anche così che si colpiscono al cuore i diritti individuali delle persone con disabilità, la loro possibilità di poter scegliere,  essere, di esistere e di vivere alla pari delle opportunità di tutti.

La Convenzione ha lo scopo di promuovere, proteggere e assicurare alle persone con disabilità il pieno ed eguale godimento del diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, a una vita indipendente, alla mobilità, alla libertà di espressione e, in generale, alla partecipazione attiva alla vita politica e sociale.E’ con questo spirito che all’inizio della legislatura ho subito depositato la proposta di legge di ratifica recepita poi dal Governo. Una questione vorrei sollevare sull’’Osservatorio, sul tema di questa Convenzione.

Il Governo sta palesando tutta la sua inadempienza. Infatti il Governo ancora non ha provveduto ad insediare l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità previsto dalla Convenzione (e doveva essere insediato entro il giugno del 2009).

Quando a Montecitorio abbiamo dibattuto la questione in una mozione dell’opposizione. E ho ho voluto sottolineare, nel suo significato più ampio che l’handicap non è il deficit, la limitazione, ma è l’effetto del deficit e della limitazione. Questa distinzione è di fondamentale importanza, perché la discriminazione che esiste, che grava su una persona disabile, non è nella sua condizione di disabilità, ma è nell’ambiente sociale in cui una persona si trova a vivere e ad esistere.

Il mio punto di riferimento, per non far confusione, è costituito dal suggerimento dell’Organizzazione mondiale della sanità per definire il concetto di handicap; segue, cioè, la sequenza che va dalla malattia e menomazione alla disabilità e all’handicap. La malattia, dovremmo saperlo tutti, è un processo patologico; la menomazione è la perdita a carico di alcune funzioni, che possono essere fisiologiche, anatomiche o psicologiche. La disabilità, invece, che consegue ad una menomazione nella capacità di svolgere un’azione o un’attività nel modo ritenuto normale per una persona sana, è, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’oggettivazione della menomazione.

Ma sono cose, queste, che evidentemente non devo dire a voi.

La questione disabilità riguarda milioni di cittadini e non possiamo lasciare passare altro tempo; le persone con disabilità non possono aspettare altro tempo. Vogliamo che la politica garantisca a tutti, attraverso scelte ed azioni ad hoc, una vita degna di essere definita tale, ma non bastano le belle affermazioni dell’esistenza di un diritto, perché tale non è se non è accompagnato da risorse ed interventi certi.

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