IL DIRITTO DI ANDARSENE

Sono importanti le parole; e occorre intendersi sul loro significato, se non si vuole rischiare una Babele, che favorisce solo chi ha interesse a confondere e sollevare ingiustificati polveroni. Più che mai necessaria, indispensabile, questa chiarezza, quando si parla di temi che riguardano la vita e la morte, la dignità di questa e di quella; il diritto di ognuno di noi di vedersi rispettare e garantire le proprie volontà.

Giorni fa un noto dj, Fabo – al secolo Fabiano Antoniani – si è rivolto, con un video-appello, al presidente della Repubblica Mattarella. Fabo, dopo un gravissimo incidente stradale nel 2014, vive ora “bloccato a letto, immerso in una notte senza fine”: cieco e tetraplegico. Dice che vorrebbe poter morire, perché ritiene che così la sua vita non abbia più senso. Ci si è richiamato a un analogo caso, quello di Piergiorgio Welby. Anche lui, prigioniero in un corpo che non riconosceva più, dieci anni fa, chiese di essere “lasciato andare”: come non solo l’umanità, ma la stessa Costituzione prevede e contempla. Welby è stato sedato, poi una mano di un medico gli ha staccato il respiratore che lo teneva in vita. Welby, con Marco Pannella, ce l’ha fatta anche in assenza di una legge ordinaria, in nome del dettato costituzionale.

La sua volontà, espressa in scienza e coscienza, è stata rispettata, ha potuto “andarsene senza soffocare e soffrire”. Ma questa, si badi, non è eutanasia, come qualcuno mostra di credere o vuole far credere. È “semplicemente” rispetto della volontà del cittadino: un diritto costituzionale più volte riconosciuto e ribadito da corti di giustizia, da Padova a Cagliari, per altri analoghi casi. Fabo, dunque, non ha bisogno di aspettare: esprima la sua volontà in lucidità e coscienza; se vuole, quando vuole, può essere sedato, gli si può staccare il respiratore, potrà “liberarsi” come desidera; come è accaduto a Piergiorgio. A Fabo, insomma, non serve una legge sulla eutanasia. Ecco l’importanza delle parole, e del loro significato. Eutanasia significa procurare attivamente la morte di una persona che ritiene non più sopportabile il continuare a vivere. In Belgio, in Olanda, in altri Paesi, questa pratica è attentamente regolata da protocolli rigorosi; solo quando questi “esami” vengono superati, viene praticata.

In Italia non esiste una legislazione del genere; sarebbe opportuno ci fosse; ma è altra cosa rispetto ai testi di legge in discussione in Parlamento sul fine vita e su come evitare dolore e sofferenza quando non c’è più speranza, scopo e ragione. Per favore, cerchiamo di evitare polveroni e confusioni. Finora la gran parte del mondo politico elude la domanda: esiste o no, la libertà di morire anche con trattamenti eutanasici? È questione di dignità della vita, e ognuno di noi ha il diritto di dare la risposta che più corrisponde alle sue convinzioni. Di sicuro questa decisione non può continuare a essere presa nella clandestinità, nel silenzio, nella solitudine. È questo il tema che richiede pacato confronto, una volontà di reciproco ascolto, un dibattito senza pregiudizio e preclusioni. Dibattito e confronto che finora non c’è stato e che soprattutto il servizio pubblico dovrebbe invece assicurare. Ma la vicenda di Fabiano Antoniani racconta anche un’altra storia: quella dei viaggi della speranza all’estero per cercare una cura. Dj Fabo nel suo appello a Mattarella dice, tramite la voce della sua compagna Valeria, “In questi anni ho provato a curarmi, anche sperimentando nuove terapie”.

Queste nuove terapie, da quello che possiamo leggere tra i vari post di una pagina facebook nata per tenere aggiornati amici e utenti sulle condizioni di Fabiano dopo il gravissimo incidente, hanno un nome ed un indirizzo: NeuroGen Brain and Spine Institute, Mumbai, India. Lì Fabiano si reca con la sua famiglia nel 2015 per sottoporsi a terapie con le cellule staminali, si legge sempre su facebook. Sarebbe dovuto rimanervi due mesi e poi, se tutto fosse andato bene, tornavi dopo cinque o sei. Ma sappiamo ora che purtroppo non è servito a nulla, nonostante gli oltre 23000 euro raccolti e crediamo sborsati per le cure di Fabo. Abbiamo cercato di sapere qualcosa in più su questo istituto che si sponsorizza bene sul proprio profilo facebook: “Milioni di persone in tutto il mondo vivono in #condizioniincurabili e sono senza speranza ma vogliono vivere la loro vita come gli altri. Noi qui a NeuroGenBSI, aiutiamo quelle persone che vogliono davvero vivere sorridendo. Garantiamo di rendere migliore la loro vita, nonostante la loro condizione”.

Scrivono di trattare autismo, paralisi cerebrale, distrofia muscolare, ictus, ferita del midollo spinale e altro ancora. Una clinica dei miracoli o un istituto all’avanguardia? Il dubbio rimane, anche perché sul centro medico ci sono solo notizie della stampa indiana, alcune delle quali specificatamente “sponsorizzate”. Tale episodio si inserisce nel più ampio fenomeno del turismo sanitario, che ha due facce: quella dell’eccellenza per cui anche l’Italia attrae ogni anno circa 7 milioni di persone straniere, conferendo ai nostri istituti certificati di altissima qualità. E poi c’è la faccia delle false speranze, delle illusioni, dei soldi e del tempo sprecati dietro i venditori del fumo.

Proprio di pochi giorni fa è la notizia di altre denunce alla procura di Torino da parte di nuove vittime del guru di Stamina Davide Vannoni che, traslocata la sua attività in Georgia, avrebbe praticato infusioni di presunte cellule staminali al costo medio di 18000 euro.

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