Gli italiani hanno paura della disabilità

Il 54,6% degli italiani, uno su due, teme infatti di potersi trovare un giorno a dover sperimentare la disabilità in prima persona o nella propria famiglia. Un italiano su tre, rivela il Censis, oltre all`imbarazzo, ha paura di poter involontariamente offendere o ferire il disabile con parole e comportamenti inopportuni (34,6%).

“Raccogliere la sfida della disabilità, senza trincerarsi dietro le norme e dimenticando la quotidianità”, è il commento Francesca Martini, sottosegretario al ministero della Salute, intervenuta alla presentazione del rapporto. “C`è una difficoltà, per le famiglie di disabili, di accesso al servizio sanitario nazionale”. Questa difficoltà va certamente superata: “La parità dei diritti – ha sottolineato il sottosegretario – è un momento fondante. La qualità della vita infatti è sempre perseguibile”.

Sebbene gli incidenti rappresentino una causa frequente di disabilità, solo un italiano su dieci pensa a patologie neurologiche (come la sclerosi multipla, l’ictus o la malattia di Parkinson), che invece hanno un peso rilevante nel determinare la disabilità nelle fasce d’età giovanili e adulte.
Persone Down, quanti pregiudizi – Si assomigliano tutti, hanno lo stesso carattere, sono destinati tutti a morire giovani. Sono i pregiudizi degli italiani su una malattia genetica, la Sindrome di Down, conosciuta da tanti, ma ignorata nei fatti. Tra quanti affermano di conoscere la sindrome di Down (l’82,9% del campione), il 55,7% è convinto che nella maggior parte dei casi le persone che ne sono affette muoiano giovani, che non superino i 40 anni di età, mentre in realtà l’aspettativa di vita media per queste persone è oggi superiore ai 60 anni. E appare molto diffuso il luogo comune secondo il quale le persone Down si assomigliano tutte tra loro, sia esteticamente che come carattere, considerato vero da 2 su 3 (il 66%, e il dato raggiunge il 75,6% tra i soggetti meno scolarizzati e rimane comunque maggioritario anche tra i laureati, che lo ritengono vero nel 60,5% dei casi).

Cosimo Colasanto
21/10/2010
Fonte:  Parlamento Salute

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