Giustizia, Farina Coscioni: lo Stato italiano non dispone neppure di 34mila euro per risarcire un cittadino che nel lontano 1994 ha subito un’ingiusta detenzione di 17 giorni? Una detenuta invalida lasciata senza assistenza

La prima vicenda trae origine dalla denuncia dell’avvocato Gerardo Spira, ingiustamente detenuto per diciassette giorni. Per questo l’avvocato Spira si è visto riconosciuto un indennizzo di 34mila euro. I fatti risalgono al 1994; nel 2006 (dodici anni dopo!) gli imputati sono stati assolti; il 28 marzo 2008 la Corte di Appello di Salerno ha accolto la richiesta di risarcimento per l’ingiusta detenzione: 34mila euro. Somma che ancora non è stata corrisposta perché, racconta l’avvocato Spira. “al momento il ministero dell’Economia e delle Finanze non disporrebbe delle risorse necessarie per l’indennizzo”.

Dunque, oltre il danno, la beffa; e l’umiliante ammissione che il ministero dell’Economia non dispone neppure di 34mila euro per un risarcimento cui lo Stato italiano è stato condannato. Credo che la cosa si commenti da sola.

L’altra vicenda vede per protagonista-vittima una signora invalida al 100 per cento in seguito a un endema cerebrale; e che nonostante il suo grave stato di infermità è stata ugualmente incarcerata; come lei stessa riferisce, per giorni è stata lasciata senza assistenza, “abbandonata tra i propri escrementi”.

Il racconto, che ho interamente riversato nell’interrogazione al ministro, è allucinante, un vero e proprio film dell’orrore. Come sia potuto accadere, perché, e per quali responsabilità sono gli interrogativi che mi auguro il ministro voglia sciogliere rapidamente, e auspico che sia aperta anche un’inchiesta amministrativa perché si accertino eventuali responsabilità.

Segue il testo delle due interrogazioni:

Prima Interrogazione:

Al ministro della Giustizia,

premesso che l’agenzia ANSA in un suo dispaccio del 15 gennaio 2009 delle ore 15,17 da Agropoli, in provincia di Salerno riferiva quanto segue: “Quel giudice paghi di tasca propria. E’ quanto chiede al ministro Tremonti un avvocato agropolese vittima di ingiusta detenzione. Protagonista della vicenda è Gerardo Spira, di 73 anni, arrestato nel gennaio del 1994 al termine di una indagine condotta dall’allora sostituto procuratore della procura di Vallo della Lucania Dionigi Verasani, nei confronti del quale nei giorni scorsi il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha chiesto il trasferimento nell’ambito dello scontro tra le procure di Salerno e Catanzaro. Spira, allora componente del comitato di gestione dell’Unità Sanitaria Locale, finì in carcere insieme ad una quindicina tra funzionari della USL 60 e consiglieri del piccolo comune cilentano di Rutino con l’accusa, tra l’altro, di truffa ai danni dello Stato e abuso di ufficio. All’origine dell’arresto, secondo il PM Verasani, vi sarebbero state alcune irregolarità nella realizzazione nella realizzazione di un centro di medicina mentale a Rutino.

Tra gli indagati, anche un geometra, che si tolse la vita poco dopo la scarcerazione. Dodici anni dopo, nel 2006, il Tribunale di Vallo della Lucania assolse tutti i protagonisti della vicenda perché il fatto non sussiste. In seguito, l’avvocato Spira, così come gli altri indagati, presentò richiesta di “riparazione” per ingiusta detenzione. Accolta il 28 marzo del 2008 dalla Corte di Appello di Salerno. “E’ da nove mesi che aspetto di essere risarcito – spiega Spira – per aver trascorso in cella 17 giorni, undici dei quali in isolamento, ho diritto a 34 mila euro di risarcimento. Ma il Ministero dell’Economia e delle Finanze mi ha risposto che al momento non vi sono le risorse necessarie per l’indennizzo”.

Così l’avvocato Spira ha preso carta e penna e ha scritto al ministro Giulio Tremonti. “Ho fatto presente al ministro che, a causa degli errori di un magistrato, lo stato dovrà risarcire centinaia di migliaia di euro. L’autonomia dei giudici comporta anche quella della responsabilità personale e patrimoniale. Perché nessuno chiede il conto ai giudici che sbagliano, distruggendo la vita a intere famiglie? Visto che il mistero non ha le risorse per riparare ai danni provocati dai magistrati, perché non li richiedete direttamente agli autori del danno?”.

Per sapere se quanto sopra riportato corrisponde al vero.

Per sapere inoltre se sia vero che il ministero della Giustizia non dispone di 34mila euro con i quali risarcire l’avvocato Spira, “perché – avrebbe comunicato il Ministero dell’Economia e delle Finanze, “al momento non vi sono le risorse necessarie per l’indennizzo”.

Che risposta intenda dare alla legittima richiesta dell’avvocato Spira e alla sua proposta di rivalersi sui magistrati responsabili dei danni provocati.

Seconda interrogazione:

Al ministro della Giustizia,

per sapere se sia a conoscenza della vicenda, raccontata dal quotidiano “Il Riformista” nella sua edizione del 14 gennaio, di una detenuta sottoposta a misura cautelare in carcere a Reggio Calabria, nonostante sia invalida al 100 per cento, e secondo quanto la stessa interessata riferisce, si trovi senza assistenza e “abbandonata tra i propri escrementi”.

La detenuta in questione, che si firma Patrizia, ha 46 anni, e sarebbe completamente paralizzata a causa di un endema cerebrale.

Circa un mese fa i militari dell’arma dei carabinieri le avrebbero notificato un’ordinanza di custodia cautelare: “All’inizio”, racconta la donna, “quando si sono resi conto di come stavo, sono rimasti perplessi. Non volevano neanche più arrestarmi. Hanno anche telefonato al magistrato, ma non c’è stato nulla da fare. Io paralizzata dovevo finire in carcere. Così sono stata presa di peso e caricata su un sacco, per evitare che cadessi per le scale”.

Giunta nel carcere di Reggio Calabria è stato impossibile il ricovero in infermeria perché in quel carcere l’infermeria, racconta la signora Patrizia, non c’è. La signora è così stata sistemata in una cella: “Una piccola stanza con una branda”, prosegue il racconto della signora. “Prima di sistemarmi su quella branca c’hanno messo un telo di plastica. Una precauzione per evitare che io, non potendomi muovere per andare in bagno, sporcassi il materasso. Dopo avermi sdraiato, la porta della cella si è chiusa e sono rimasta sola. Sola in quella cella, costretta immobile su quella branda. Non c’era nessuno che mi aiutasse a fare i bisogni o semplicemente per cambiare posizione. Nessuno che mi aiutasse per bere un bicchiere d’acqua. Nessuno”.

La signora Patrizia lamenta inoltre che le medicine di cui ha necessità le venissero date a casaccio o non le venissero date affatto. Di conseguenza ha dovuto patire numerose crisi convulsive e svenimenti: “Non mi vergogno di raccontare che una sera ero così disperata che mi misi a piangere. Avevo fatto i bisogni ed erano ore che aspettavo qualcuno che mi aiutasse per pulirmi. Pensavo di impazzire. Solo il giorno successivo una detenuta si è presa cura di me”.

Finalmente una mattina la signora Patrizia è stata interrogata dal magistrato: “Mi ha guardato stupito per come ero ridotta. Come se non sapesse che ero paralizzata. L’aria era irrespirabile per via del fatto che non venivo cambiata né lavata da giorni…durò poco l’interrogatorio. Quel magistrato mi chiese come facevo a dimostrare che ero paralizzata. Gli risposi che se non gli bastava vedermi in quello stato, poteva acquisire i documenti medici. Dopo andò via senza dirmi nulla”.

Una settimana dopo alla signora Patrizia sono stati finalmente accordati gli arresti domiciliari: “Attendo fiduciosa di essere giudicata. Non voglio pietà. Né per il mio stato, né per quello ho passato”, racconta. “Ho deciso di raccontare la mia storia perché credo sia giusto far conoscere la tortura che ho subito. Perché di tortura si è trattato”.

Per sapere se quanto premesso corrisponde al vero, e in caso affermativo quale sia l’opinione del ministro su questa vicenda sconcertante.

Inoltre per sapere se non ritenga di dover disporre un’inchiesta amministrativa che accerti se vi siano comportamenti omissivi o comunque colpevoli da parte dell’autorità.

Per quale reato la signora Patrizia è imputata.

Se sia vero che il carcere di Reggio Calabria è sprovvisto di infermeria.

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