Gardaland non è per tutti

Immaginiamo la scena: è una bella giornata, un gruppo di ragazzi decide di trascorrerla in un parco giochi, quello di Gardaland. Non chiedono molto: solo di divertirsi insieme, ci sono già stati, l’hanno già fatto. Proprio perché ricordano quella bella giornata, ci sono tornati, sono sempre loro, insieme si trovano bene… Oppure immaginiamone un altra.

Due genitori che decidono di trascorrere una domenica all’aperto con il loro figliolo, e fanno una gita. Vanno anche loro nel parco giochi, anche loro ci sono già stati, e il ragazzo era entusiasta. Perché non farlo ancora contento?

Questa volta no. Gli addetti alla sicurezza dicono che non si può. Quel gruppo di ragazzi può entrare, tutti, meno uno. E anche per quel che riguarda la famigliola: padre, madre, sorella, passino pure, ma il fratello lui non può passare. Perché? Il fatto è tra quei ragazzi, e in quella famiglia, ci sono persone portatrici della sindrome di Down. E loro non si possono divertire, al parco giochi non possono entrare. Perché? Ragioni di sicurezza, viene detto loro. Perché sopravvive, è radicato il pregiudizio una persona con la sindrome di Down sia una persona che può mettere a repentaglio la sua e l’altrui sicurezza. E allora, meglio non rischiare, e lasciarli fuori.

Un abuso, una discriminazione. Le norme di sicurezza prevedono il divieto per le persone affette da ritardi mentali, problemi cardiologici, e motori, ma nella sindrome di Down questi tre fattori ha però una variabilità molto ampia: ci sono persone con sindrome di Down che guidano la macchina, che si laureano, e hanno un quoziente intellettivo nella media; molti di loro, che non hanno nessun problema di cuore, svolgono regolare attività sportiva, anche a livello agonistico e non solo dilettantistico, autorizzate dal certificato medico obbligatorio; insomma, non hanno nessun problema motorio; però non possono fare la cosa più naturale del mondo, divertirsi in un parco giochi.

Un’esclusione dovuta a un ipotetico, discutibilissimo, ingiustificato rischio cardiologico: molte persone Down notoriamente hanno fattori di rischio inesistenti o comunque minori di persone che non hanno nessuna evidenza fisico-somatica di questi rischi.

Insomma: si deve necessariamente concludere che le persone con sindrome di Down, a Gardaland e in altri parchi giochi, sono di fatto discriminate unicamente sulla base dei loro tratti somatici; il che, oltre ad essere umanamente inaccettabile è in palese contrasto con l’articolo 2 della legge n. 67 del 2006.

I responsabili dei parchi giochi hanno predisposto regolamenti che stabiliscono – invocando la sicurezza degli impianti – che talune attrattive siano interdette alle persone con disabilità psichica e mentale, anche se non è chiaro come gli addetti riescano ad accertare il disagio psichico dei clienti; a loro giustificazione giostrai e titolari di impianti si rifanno a quanto prescritto dalla legge 104 del 1992 che al terzo articolo definisce la “persona handicappata” come «colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva…», e che il legislatore non ha considerato se una persona con sindrome di Down rientri o no fra quelle tutelate dalla legge quadro sull’handicap (la 104, appunto) e se possa godere dei benefici previsti. Tutto ciò riporta, evidentemente, all’incertezza e all’approssimazione delle definizioni, alla contraddizione lessicale e di contenuti, alla mancanza di aderenza a quanto in questi anni è stato elaborato a livello scientifico, riabilitativo, pedagogico, culturale; il legislatore, poi, ci mette del suo, facendo ricorso, nei testi di legge, a terminologie disomogenee: si va dai non autosufficienti ai disabili gravi, dai disabili gravissimi, mentali e psichici (intendendo anche gli intellettivi); e senza peraltro definire cosa significhino e come si “misurino” non tanto le minorazioni, quanto i bisogni, le necessità, il disagio, le difficoltà e le capacità residue.

Insomma, c’è molto da lavorare per conquistare una vera integrazione delle persone disabili nella società. Potrei citare decine e decine di episodi che mi sono segnalati di discriminazione ai danni di persone con la sindrome di Down, penalizzate solo e unicamente per il loro aspetto fisico; casi, episodi che ho trasformato in altrettante interrogazioni. I ministri a cui mi sono rivolti, per la gioventù e pari opportunità, non hanno mai risposto. E anche questo silenzio, questa indifferenza, sono una risposta. In compenso i casi aumentano; oppure genitori e amici non sono più disposti a subire in silenzio questa discriminazione, questa violenza, e si ribellano, fanno scoppiare il “caso”.

Per questo ho presentato alla camera una mozione che impegna il governo a far cessare questa situazione discriminatoria e a presiedere un tavolo di confronto tra le realtà interessate per addivenire alla stesura di regolamenti condivisi. Il governo dovrà inoltre effettuare un monitoraggio sull’accessibilità dei parchi di divertimento nazionali da parte della clientela con disabiliti.

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