Fine vita, legge pronta per l’aula della Camera

 

Via libera Mia commissione Giustizia coi voti diPdl, Lega, FU e Udc Ma resta il nodo della vincolatività delle diehiarazioniper il medico

Tutto pronto o quasi per l’arrivo della proposta di legge sul fine vita nell’aula della Camera, prevista per i primi di marzo. Ieri infatti la commissione Giustizia ha espresso parere favorevole sul testo che è stato già approvato dal Senato il 26 marzo del 2009 ed ha subito alcune modifiche nel corso dell’esame della commissione Affari sociali di Montecitorio. La presidente della commissione Giustizia, la finiana Giulia Bongiorno, che pure si è detta «fortemente critica» dell’articolato, ha definito il documento approvato «un parere condiviso, che rappresenta un punto di incontro». Un parere di compromesso, che ha trovato così il voto favorevole di Pdl, Lega, Fli e Udc. Il Pd ha votato contro e Idv ha disertato i lavori della commissione per protestare contro la proposta. La radicale Maria Antonietta Farina Coscioni ha accusato comunque la Bongiorno di aver fatto «un passo indietro» nelle sue critiche alla pro-oosta.

Nel parere si chiede tra l’altro alla Affari sociali di valutare «l’opportunità di precisare che la revoca del consenso informato al trattamento sanitario debba essere annotato nella cartella clinica» e «l’opportunità di prescrivere la vincolatività della volontà e-spressa nella dichiarazione anticipata di trattamento (Dat), nei limiti previsti dal provvedimento».

È «impossibile», ha già risposto il relatore della proposta, Domenico Di Virgilio del Pdl, rendere vincolanti le Dat perché «il medico che agisce sempre per il bene del paziente, deve rifiutare l’eutanasia, l’accanimento terapeutico ma anche l’abbandono terapeutico. E non può non proporre soluzioni che magari al momento di redigere il proprio testamento biologico non erano a disposizione della medicina».

Replicando al «bailamme mediatico» inscenato dai critici del testo, il vicepresidente del Pdl ha ribadito che «il diritto alla vita è sempre stato garantito in tutte le società». Si tratta di «un principio fondamentalmente laico, e quindi comune a tutte le culture e civiltà». Un paziente in stato vegetativo, ha spiegato il parlamentare pidiellino, «è una persona gravemente disabile, ma rimane, pur sempre, una persona con la propria identità e dignità umana. A questa persona sono perciò dovute tutte le cure ordinarie ed adeguate che comprendono, in linea di principio, anche la somministrazione di acqua e cibo (anche per via artificiale), considerata come mezzo naturale di conservazione della vita e non come un trattamento terapeutico specifico». Il diritto di libertà della persona riguardo alle scelte relative alle cure, ha sottolineato il relatore, «incontra oggettive limitazioni nelle circostanze in cui la persona venga a perdere la capacità di decidere, ovvero di comunicare le proprie decisioni». Peraltro la proposta che sarà esaminata dall’aula della Camera, ha rimarcato Di Virgilio, «si muove proprio nel senso di garantire il diritto al consenso informato. Prevede, cioè, uno strumento nuovo che consente all’individuo, finché si trova nel possesso delle sue facoltà mentali, di dare disposizioni per l’eventualità e per il tempo nel quale tali facoltà fossero gravemente scemate o scomparse».

La commissione Affari sociali discuterà i pareri oggi o al massimo domani, conferendo il mandato al relatore. A calendarizzare il dibattito sarà la prossima riunione dei capigruppo. In ogni caso, secondo Di Virgilio, «dovrebbe essere discusso entro marzo. In aula ci sarà battaglia sugli emendamenti, ma penso che in tre, quattro giorni sarà approvato da una maggioranza trasversale». E il presidente del Mei, Carlo Costalli, auspica che la Camera approvi definitivamente la legge con «una larga maggioranza che comprenda l’Udc ed anche i popolari che militano nel Pd».

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