Fecondazione. Consulta su legge 40 boccia il limite di tre embrioni

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 14, comma 2, della legge 40 limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”, si legge in una nota della Consulta.

Il tribunale ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 3 dello stesso articolo, nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come previsto in tale norma, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. La Corte, inoltre, ha dichiarato inammissibili, per difetti di rilevanza nei giudizi principali, le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3, e 14, commi 1 e 4.

Immediate le reazioni del mondo politico. Per il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, la sentenza della Corte “pone un problema grave per la nostra democrazia perché la sovranità del Parlamento viene intaccata parallelamente alla percezione della sparizione di autorità di garanzia. Si tratta di un problema democratico e dell’orientamento culturale prevalente di organismi costituzionali”. Della stessa opinione è il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano che, sottolineando che la legge resta in piedi, spiega: “Rispetto alle previsioni della vigilia, che lasciavano immaginare la demolizione della legge 40, la Consulta ha bocciato le ipotetiche censure sul divieto di crioconservazione e sul divieto di riduzione embrionale, accogliendo soltanto quella relativa al limite dei tre embrioni per l’impianto”.

Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl, sottolinea invece che “la sentenza non si limita ad intervenire su di un punto di cui la comunità scientifica aveva da tempo denunciato l’irragionevolezza e i giuristi la probabile incostituzionalità”. “Mi pare che confermi anche, in via generale, che i limiti che la legislazione impone nel campo della ricerca, della sperimentazione e della pratica medica non possono essere arbitrari e stabiliti secondo criteri puramente discrezionali. Questa sentenza, dunque, rappresenta anche un monito per il legislatore rispetto alle scelte che il Parlamento dovrà assumere sulla materia del fine vita”.

Per Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e co-presidente dell’associazione Luca Coscioni, la sentenza è soddisfacente perché “arriva un segnale inequivocabile e importante”. E prosegue: “Come radicali avevamo sostenuto fin dal primo momento che la legge 40 sulla cosiddetta procreazione assistita viola il diritto alla salute, alla libertà di cura, all’eguaglianza, così come stabilito dalla Costituzione. La Corte Costituzionale ora ci dà ragione dopo quasi cinque anni”. “Nel frattempo – conclude la Coscioni – abbiamo dovuto assistere all’ipocrita difesa di una legge sbagliata e punitiva da parte di esponenti della maggioranza la cui unica preoccupazione evidentemente è quella di aderire acriticamente ai desideri e ai voleri della gerarchia vaticana”.

Marco Di Lello, coordinatore del Partito Socialista, lancia una forte accusa contro il governo: “Questo centrodestra vuole impedire sia la libertà di vivere secondo coscienza che quella di morire in maniera dignitosa e che pretende di disciplinare per legge ogni angolo della sfera privata ha avuto una significativa risposta dalla Consulta al tenativo di spadroneggiare ai danni della Costituzione”.

Dalle fila dell’Udc parla il deputato Luca Volontè che afferma: “Urgono interventi forti e decisi per impedire il saccheggio ideologico della Consulta contro leggi e volontà popolari ‘prolife’. La Corte Costituzionale ha sposato le tesi di ‘Micromega’, stracciando non solo i diritti fondamentali difesi dalla Costituzione repubblicana, ma anche il lavoro del Parlamento e il volere del popolo italiano. Siamo al golpe delle lobby antivita, uno Stato etico eugenetico ed eutanasico”.

L’Occidentale

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