EUTANASIA, NON PERDIAMO ALTRO TEMPO

Quel “suicidio nascosto” che è stato risparmiato a Hugo Class: perché il Belgio, con il Lussemburgo e l`Olanda, è uno dei paesi europei dove ad una persona è riconosciuto il diritto di andarsene, se lo chiede, senza dover patire lo strazio di un inutile dolore.

È un tema lacerante e controverso, come laceranti e controversi sono tutti i temi che riguardano direttamente le questioni legate alla vita e alla morte. Vanno rispettate tutte le opinioni, le credenze, i valori di cui ognuno si fa portavoce. Ma chiedo a tutti, a me stessa innanzitutto, non è , non potrebbe essere una buona base di partenza per una riflessione che non sia orbata dall`ideologia, il pacato argomentare di Umberto Veronesi: “L`eutanasia è un problema che esiste, e le leggi non danno nessuno spazio a questo argomento. Come medico ho il compito di prolungare al massimo la vita e come cittadino rilevo che il problema invece esiste. Tanto vale parlarne e non considerarlo un tabù”.

Si può, ripeto, partire da qui? Accade – è innegabile – che migliaia di persone, si trovino barbaramente sequestrate, prive di vita e di morte, in corpi che non riconoscono più. C`è chi – e sono tra questi – ritiene che renderli all`umanità sia un`urgenza anche civile; una facoltà che, chi vuole, deve poter esercitare. Ripeto: facoltà, non obbligo, di cui ci si può avvalere in scienza e coscienza. Si tratta di rispettare la volontà di chi non ha più nulla da curare, da lenire, e ritiene che non ci sia più nulla da mante- nere in vita se non alcuni organi da mantenere in funzione a prezzo di infinite sofferenze che non ritiene più di essere in condizione di sopportare. Voglio ricordare quanto emergeva da uno studio della Fondazione Floriani di ben otto anni fa: su 386 medici che operavano nel campo delle cure palliative (sui 680 contattati) il 39% aveva ricevuto richieste dai propri pazienti in stadio terminale (tutti assistiti a domicilio), per essere aiutati a morire. Di questi malati, 16 erano riusciti a ottenere l`assistenza per la dolce morte, il 4% del totale. Dallo studio emergeva che si trattava di situazioni in cui il medico è intervenuto direttamente somministrando al paziente un farmaco che ha interrotto la sofferenza. Un paio d`anni dopo, un`altra indagine, condotta dai ricercatori di bioetica dell`Università Cattolica di Milano in venti ospedali della città, sull`eutanasia attiva e passiva. L`80% ha ammesso di aver staccato la spina. Un questionario particolareggiato, di oltre cento domande, è stato sottoposto a 259 rianimatori: il 3,6% ha dichiarato di avere volontariamente somministrato farmaci letali.

Altri studi e ricerche potrebbero essere citati. Come i sondaggi demoscopici che certificano che la maggioranza dell`opinione pubblica ritiene – una volta accertata l`inutilità di un accanirsi in una cura che non lascia speranza, e quando l`interessato lo chiede – che debba essere concessa la facoltà di poter chiedere l`interruzione del dolore. E ancora una volta è il mondo della politica a non saper e voler comprendere quello che invece è chiaro ed evidente a tutti. Nella passata legislatura non è stato neppure possibile avviare una indagine conoscitiva sul fenomeno della eutanasia clandestina. Quanti sono, in Italia, i casi come quelli di Chantal Sebire? E perché deve esser loro negata la possibilità di cui ha beneficiato Hugo Class? Fino a quando si preferirà eludere questi problemi, invece di cercare di “governarli”?

Maria Antonietta Farina Coscioni
Presidente di Radicali Italiani
Co-Presidente dell`Associazione Luca Coscioni

New layer…
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: