Eutanasia, il brutto rimpallo tra Governo e Parlamento

Devo confessare un certo smarrimento, nel cercare di seguire una discussione che è in corso e che si ingarbuglia, e si fatica a individuare una linea logica; cominciamo dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Risponde a un’interrogazione della parlamentare di SEL Marisa Nicchi: sostiene che il tema del fine-vita è materia di “esclusiva prerogativa parlamentare”, il Parlamento è la sede di “un approfondito confronto e dibattito”. È in quella sede che si deve e si può sviluppare un confronto aperto, un dibattito che non sia limitato a un porre la fiducia come invece troppe volte accade, proprio per mettere un tappo a questioni delicate e spinose. Benissimo che il Governo si astenga da imporre pressioni e orientamenti, e lasci al singolo parlamentare libertà di agire secondo scienza e coscienza. Una scienza bisognerebbe averla, una coscienza bisognerebbe ci fosse, ma qui si rischia di finire invischiati in una discussione fuorviante; comunque teniamo presente (per il futuro, almeno), che nessuna scienza e  coscienza c’è stata quando il Parlamento ha votato provvedimenti da mettere i brividi per quel che riguarda la vicenda Stamina, sull’onda di un’emotività di cui sono state vittime per primi i malati e le loro famiglie…

Il 2 aprile, sul “Corriere della Sera”, interviene il senatore del PD Luigi Manconi. Ricorda come siano state promosse in Parlamento due iniziative parallele, su questioni che definisce “ruvidamente controverse”. Vediamole: la prima è la costituzione di un intergruppo parlamentare favorevole alla legalizzazione della cannabis; la seconda alla depenalizzazione delle fattispecie che variamente, nel codice penale, si riferiscono all’eutanasia: “Nel primo come nel secondo caso, le adesioni hanno raggiunto un numero consistente, pur rappresentando solo una minoranza rispetto al totale di deputati e senatori”. Ma, secondo Manconi, l’anomalia che emerge è un’altra: alle due iniziative aderiscono parlamentari in prevalenza del centro-sinistra o della sinistra, con due sole eccezioni: Daniele Capezzone per l’intergruppo per la depenalizzazione dell’eutanasia; Antonio Martino per l’intergruppo per la legalizzazione della cannabis; lasciamo perdere il “dettaglio” che il secondo intergruppo è promosso dal sottosegretario Benedetto Della Vedova, che ha fatto sosta in varie organizzazioni del centro-destra, ora è in quello misto, ma sempre con una costante: la tessera del Partito Radicale Transnazionale Transpartito Nonviolento in tasca. Manconi ne ricava che “risulta una sovrapposizione quasi perfetta tra schieramento di centrosinistra e sinistra e domanda di diritti di libertà e di autodeterminazione. In altre parole, la frattura destra/sinistra in Italia, nella sfera politico-parlamentare, sembra collocare tutti i fautori di più libertà civili e sociali in un campo e tutti i critici di quelle stesse libertà civili e sociali nel campo opposto. E, infatti, poco più movimentata appare anche la situazione dei due schieramenti intorno alla tematica delle unioni civili. Ovvio che si tratta di problematiche, per così dire, estreme: ma non c’è dubbio che rimandino a un principio di autonomia individuale e di indipendenza del cittadino dallo Stato: ovvero due capisaldi del pensiero liberale. Ma così non sembrano pensarla i parlamentari di centrodestra”.

Interviene, in replica il senatore Maurizio Sacconi, del Nuovo Centro Destra; da par suo ci spiega come eutanasia e legalizzazione della droga non siano obiettivi trasversali, neppure liberali, piuttosto obiettivi su cui la sinistra ha costruito la sua identità dopo il fallimento del comunismo. Cadono le braccia, prendiamo atto che Sacconi naviga in quella ormai sua acquisita deriva che gli fa smarrire anche la memoria: per esempio di quel Loris Fortuna, socialista-radicale-libertario, che firmatario di progetti di legge anche su eutanasia; evidentemente dotato di pre/veggenza anche Fortuna è da considerare promotore di quell’identità succedanea al fallimento del comunismo. Sono evidenti sciocchezze i richiami al “liberismo riproduttivo”, allo “sfruttamento di donne povere e bisognose”, al richiamo a Dickens (ma come si può!…); e farebbe sorridere questo definirsi di destra umanitaria e liberal popolare, se non venisse poi subito in mente in che cosa si concreta: quella politica arcigna, fatta di tetragoni divieti, priva di un’ombra di misericordia che si snoda dall’emerito cardinal Ruini ad, appunto, le Eugenie Roccella e i Maurizio Sacconi…

Il problema vero è che si assiste nel frattempo a un curioso rimpallo. Il Governo per bocca del ministro della Salute rimanda al Parlamento. Il Parlamento fa orecchie da mercante. Tutte le forze politiche in esso rappresentate, e qui la trasversalità è davvero inquietante, sono  unanimi nell’indifferenza: c’è, in materia di eutanasia, un progetto di legge di iniziativa popolare che raccoglie l’adesione di migliaia di cittadini che l’hanno sottoscritto senza falsificare la loro firma; un progetto di legge dell’Associazione Luca Coscioni che può essere condiviso o no, ma che c’è. Non dovrebbe essere calendarizzato e quantomeno discusso? E invece no. I testi di legge restano fermi, ignorati da mesi. Ci si interroga se vi sia o no una trasversalità o meno. La risposta è nei fatti: come abbiamo visto in occasione del divorzio e dell’aborto, si vedrà se chi è solo di sinistra condivide certi valori, ritiene che certe questioni debbano e si possano affrontare in un modo o in un altro…Per il divorzio e l’aborto è accaduto che tantissimi cattolici e persone di destra abbiano votato come hanno votato. Sia prudente, il senatore Sacconi con la sua categoria di destra umanitaria e liberal popolare: le posizioni che ha deciso di incarnare sono in netta contrapposizione con le “etichette” con cui vorrebbe occultarle, e il popolo, la gente che siamo, quando è messa nella condizione di poterlo fare, riserva sempre piacevoli sorprese; e anche in materia di droga: si ricordi che il Paese ha votato SI, a un referendum che chiedeva la depenalizzazione; referendum, come altri, regolarmente tradito.

Qui siamo alla madre della questione: né Manconi, né Sacconi si preoccupano della cosa essenziale: che viviamo in un paese dove l’informazione viene sistematicamente, pervicacemente, negata. La conoscenza è confiscata. Non è un problema che i radicali, per esempio, non hanno diritto di comunicare. Il problema è che al cittadino viene impedito di giudicare se i radicali sono credibili o meno con le loro proposte e possibili soluzioni. Lo diceva Luigi Einaudi: “Conoscere per deliberare”. E’ tutto qui, si parli di diritti civili/sociali come l’eutanasia, o la giustizia; di riforme istituzionali e le sul lavoro, la piccola-media impresa, il “Terzo Stato”.

Sempre a proposito di eutanasia. Il 7 maggio, scorso mi sono rivolta a Manconi, nella sua veste di presidente  della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. Partivo da un dato: che i sondaggi e le ricerche demoscopiche sono unanimi: la maggioranza degli italiani ritiene che a un certo punto della vita ognuno di noi abbia il diritto di poter disporre di se, di stabilire se la soglia del dolore e della sofferenza sia un prezzo troppo alto da pagare e se non sia più misericordioso andarsene con dignità. Aggiungevo che già nella passata legislatura avevo chiesto di istituire una indagine conoscitiva parlamentare che raccogliesse le informazioni e i dati di base che ci potessero consentire una riflessione e un confronto; mi si rispose con un NO. Così come si sono lasciati cadere nel nulla gli autorevoli appelli del presidente della Repubblica Napolitano che in più occasioni ha chiesto si avviasse una riflessione su questo tema. A Manconi in sostanza chiedevo che, forte delle sue prerogative di senatore del PD premesse sul suo gruppo di appartenenza, il Pd, per calendarizzare i testi di legge in materia di eutanasia, quello da lui presentato e quello di iniziativa popolare. Concludevo: “L’invito è di farsi, attraverso la commissione che presiede, protagonista e interprete di questa istanza che riguarda tutti noi. Luigi, ci stai, ci provi?”.

Un’indagine conoscitiva sull’eutanasia, rispose Manconi, è atto “indispensabile ai fini della discussione e dell’approvazione di una legge che disciplini in modo coerente la materia”. Aggiunse però che una tale iniziativa esulava “totalmente dalle possibilità e dalle funzioni dell’organismo che presiedo, che non dispone dei mezzi, delle competenze e dei poteri necessari. Resta ciò che posso fare io, in qualità di membro del Parlamento. Personalmente ritengo che i rapporti di forza…rendano ardua qualunque iniziativa per l’approvazione di un disegno di legge sull’eutanasia. Questo non deve limitare in alcun modo l’attività per sollecitare un dibattito, che è mia premura dal momento che ho depositato un progetto di legge in materia tenere aperto: e che è necessario sviluppare innanzitutto sul piano culturale”.  Veniva citato come possibile esempio da seguire, quello olandese: uno studio grazie al quale nel 1990 ne sortì “un dibattito assai intenso all’interno del Parlamento…Ma l’indagine olandese fu commissionata e realizzata dal governo attraverso l’istituzione di un apposito organismo”.

Allora, per finire: ci sono progetti di legge. Si chiede da tempo siano discussi; ma non vengono calendarizzati. Si chiede da tempo un’indagine conoscitiva, richiesta legittima: ma spetta al Governo. Il Governo però, molti mesi dopo, rinvia tutto a quello che deciderà di decidere il Parlamento…Si dibatte se sia “affare” di centro-destra o di centro-sinistra, e la questione principale, quella di garantire una corretta informazione, un vero dibattito, un confronto tra le varie e legittime posizioni, viene elusa, come se non esistesse… Verrebbe da dire: a che gioco giochiamo?, ma non è un gioco; e soprattutto lo si comprende bene.

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