EMERGENZA AMIANTO, FARINA COSCIONI (RADICALI-PD): IN CORSO UNA LETTERALE STRAGE NON SOLO DI DIRITTO MA DI VITE UMANE

 

Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Dai dati ufficiali del CNR si apprende che nelle città italiane vi sarebbero almeno 32 milioni di tonnellate di amianto da smaltire: ben 500 chili per abitante, due miliardi e mezzo di metri quadrati di coperture in eternit, pari a una città di 60 mila abitanti, fatta di solo amianto. Una giungla di miliardi di fibre che, sino a quando non verranno smaltite continueranno a essere una bomba sotto la quale l’Italia siede inconsapevole e inerte: una situazione che provocherebbe la morte di circa tremila persone ogni anno per malattie correlate all’esposizione all’asbesto, e tra queste almeno milleduecento casi di mesotelioma, una forma di cancro per il quale finora non è stata trovata una cura. Nella sola regione Lombardia risultano almeno 2,7 milioni metri cubi di amianto sparsi in 4.228 edifici pubblici, 24 mila edifici privati e in mille siti.

Una situazione gravissima, un vero e proprio attentato alla salute della collettività. Quello che maggiormente sconcerta è inerzia, l’indifferenza del governo nel suo complesso, dei ministri che dovrebbero essere già da tempo intervenuti; dall’inizio della legislatura ho presentato nove interrogazioni con dati, cifre, situazioni precise, relative alla vicenda-scandalo Eternit. A nessuna di queste si è ritenuto di dare risposta, in piena coerenza con un atteggiamento di totale disinteresse di questo governo verso l’attività ispettiva del parlamentare. Tuttavia la situazione si incancrenisce ed è sempre più emergenza.

La situazione che, ancora una volta, denuncio, è emblematica della situazione in cui versa questo paese. Secondo quanto afferma il dottor Alessandro Marinaccio, responsabile del Registro Nazionale dei mesoteliomi presso l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, “stanno venendo a galla migliaia di storie che riguardano le più disparate categorie professionali. Sono situazioni ancor più drammatiche perché chi si ammala non aveva nessun tipo di consapevolezza, credevano di aver lavorato o vissuto in un ambiente “sano””; le nuove vittime sono i lavoratori comuni, i cosiddetti ignari dell’esposizione “ambientale”: non lavoravano direttamente l’amianto, ma l’amianto stava – e, in molti casi, sta ancora – lì dove si guadagnavano da vivere, o dove vivevano e vivono: nelle onduline, nei capannoni, nei camini, nei cassoni per l’acqua, nelle coibentazioni selvagge che andrebbero asportate e sepolte.

Una vera e propria letterale strage, come spesso diciamo, di diritto, e di vite umane”.

 

Segue il testo dell’interrogazione parlamentare

 

Al presidente del Consiglio dei ministri,

al ministro della salute,

al ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare,

premesso:

– che il problema dell’amianto, dei suoi residui e del suo smaltimento, ha assunto nel nostro paese dimensioni e connotazioni a dir poco inquietanti per le sue dimensioni e implicazioni;

– che già il 25 novembre 2008, con un’interrogazione (n.4-01720), si è segnalato una sconcertante  vicenda verificatasi a La Spezia, a proposito di lavoratori delle Ferrovie esposti all’amianto, alcuni dei quali deceduti per il tumore contratto;

– che successivamente il 13 maggio 2009, con un’interrogazione (4-03004), si denunciava una non meno sconcertante vicenda verificatasi a Offanengo e Romanengo, vicino Cremona, a proposito di alcuni lavoratori della fabbrica ex NAR, e le loro famiglie, esposti all’amianto, alcuni dei quali deceduti per il tumore contratto;

– che il 21 maggio 2009, con un’interrogazione (4-02098), si è denunciato quanto accaduto nel territorio di Broni (Pavia), dove ha operato la Cementifera Italiana Fibronit spa, che produceva manufatti in cemento-amianto, provocando centinaia di casi di mesotelioma diagnosticati a lavoratori e alle loro famiglie;

– che il 28 luglio 2009, con un’interrogazione (4-03783), si è denunciato il pericolo costituito da vagoni e locomotori arrugginiti e sventrati, sui cui spicca la “A” di amianto, abbandonati nel grande scalo “smistamento” tra Milano e il comune di Pioltello, vetture andate a fuoco il 3 maggio 2009 e diventate rifugio e dormitorio per senza-tetto;

– che il 14 settembre 2009, con un’interrogazione (4-03987), si è denunciato quanto accaduto nel cantiere navale di Monfalcone: lavoratori esposti all’amianto,alcuni dei quali deceduti dopo essersi ammalati di asbestosi e mesotelioma;

– che il 14 settembre 2009, con un’interrogazione (4-04073), si è denunciata la presenza di ondulati in fibrocemento, lastre deteriorate e altri rifiuti tossico-nocivi all’interno dello stabilimento della Barilla di San Nicola di Melfi, nel quale parecchie decine di lavoratori si sarebbero ammalati di asbestosi e alcuni di loro sono deceduti a causa del tumore alla pleura provocato dall’amianto;

– che il 1 dicembre 2009, con un’interrogazione (4-05232), si denunciava che sono almeno 75mila gli ettari di territorio contaminato dall’amianto in attesa di essere bonificati, e che dal 1993 al 204 si sono riscontrati almeno 9mila casi di mesotelioma pleurico;

– che il 9 dicembre 2009, con un’interrogazione (4-05275), si denunciava la presenza di una discarica, con lastre di amianto deteriorate e altri materiali tossici in prossimità della scuola elementare “Paisiello” a Montecalvario, in Campania;

– che il 1 marzo 2010, con un’interrogazione (4-06305), si denunciava come nel centrale Ponte Milvio a Roma giacessero abbandonati da tempo due cassoni colmi di amianto e materiale tossico, con il concreto rischio che l’amianto si disperdesse nelle acque del Tevere;

– che, secondo quanto emerge da una dettagliata inchiesta dei giornalisti Fabio Tonacci e Paolo Berizzi, pubblicata dal quotidiano “La Repubblica” nella sua edizione del 30 aprile 2010, che citano dati del CNR, nelle città italiane vi sarebbero almeno 32 milioni di tonnellate di amianto da smaltire: “… cinquecento chili per abitante. Due miliardi e mezzo di metri quadrati di coperture in eternit. Immaginate una città di 60 mila abitanti fatta di solo amianto. Una giungla di miliardi di fibre che, sino a quando non verranno smaltite continueranno a essere una bomba a tempo sulla quale l’Italia siede nemmeno fosse sabbia tiepida”;

– che tale situazione provocherebbe la morte di circa tremila persone ogni anno per malattie correlate all’esposizione all’asbesto:  tra queste almeno milleduecento casi di mesotelioma, una forma letale di cancro per il quale finora non è stata trovata una cura;

– che il tariffario per rimuovere e smaltire l’eternit è un vero far west su scala regionale: il prezzo varia a seconda del tipo di intervento, ma soprattutto del luogo, come dimostra un dossier di Legambiente. Nel Lazio liberarsi di una copertura in eternit di 10 metri quadrati costa 250 euro, più i costi fissi (da 500 a 1000 euro). La rimozione della stessa lastra di eternit costa molto meno in Sardegna, ben quattro discariche: in media 260 euro. Altri prezzi: 640 euro in Abruzzo, 300 in Piemonte, 2000 in Puglia, dove il prezzo è fisso per qualunque superficie rimossa inferiore ai 25 metri quadrati. Non solo. Il costo finale dipende anche dagli incentivi regionali. In Abruzzo per le rimozioni di coperture fino a 30 metri quadrati la Regione offre un contributo pari al 70%. In Sardegna per i privati ci sono incentivi del 40% dell’importo per un massimo di 5 mila euro. Esistono finanziamenti anche per gli enti pubblici che rimuovono l’amianto. L’Emilia Romagna concede una detrazione del 36% di Irpef se ristrutturi la casa per un massimo di 48 mila euro. Nel Lazio e in Toscana, invece, niente incentivi;

che questa incertezza, e la mancanza di contributi da parte delle Regioni, sono il primo ostacolo per una diffusa bonifica a livello locale;

– che l’immobilismo  produce situazioni sconcertanti, come a Crescenzago, prima periferia milanese: 117 appartamenti monofamiliari con giardinetto, costruiti negli anni ’50, ci abitano 300 persone, tutto in eternit: tetti, condotte, coibentazioni. Lastre e onduline si sono sgretolate negli anni, quando c’è vento le fibre di amianto volano. Accanto alle case: un asilo, una scuola, un parco giochi. “È dal 2000 che chiediamo al Comune, il proprietario, di intervenire – denuncia il signor Luca Prini, consigliere di zona – . Hanno promesso che a breve inizierà la rimozione, ma qui ormai la gente è rassegnata”. Nel frattempo i tumori sono in aumento, superiori alla media cittadina;
– che nella sola regione Lombardia risultano almeno 2,7 milioni metri cubi di amianto sparsi in 4.228 edifici pubblici, 24 mila edifici privati e in mille siti;

che particolarmente grave è il caso di Broni: a 16 anni dalla chiusura, la fabbrica, 15 ettari in mezzo al paese, è un luogo spettrale, pieno di eternit. I capannoni abbandonati, gonfi di veleno. Trentotto decessi per mesotelioma dal 2000 al 2006: operai, ma anche gente che abitava intorno al mostro divenuto sito di interesse nazionale. Eppure la bonifica non è ancora iniziata;

– che, secondo quanto denuncia il dottor Alessandro Marinaccio, responsabile del Registro Nazionale dei mesoteliomi presso l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, “stanno venendo a galla migliaia di storie che riguardano le più disparate categorie professionali. Sono situazioni ancor più drammatiche perché chi si ammala non aveva nessun tipo di consapevolezza, credevano di aver lavorato o vissuto in un ambiente “sano””;

– che le nuove vittime sono i lavoratori comuni, i cosiddetti ignari dell’esposizione “ambientale”: non lavoravano direttamente l’amianto, ma l’amianto stava – e, in molti casi, sta ancora – lì dove si guadagnavano da vivere, o dove vivevano e vivono: nelle onduline, nei capannoni, nei camini, nei cassoni per l’acqua, nelle coibentazioni selvagge che andrebbero asportate e sepolte;

– che tra il 2015 e il 2020 è previsto il picco massimo di tumori, dal momento che  il periodo di latenza del mesotelioma arriva fino a 40 anni;

– che per quanto riguarda il risarcimento dei malati sono stati stanziati 50 milioni di euro destinati alle vittime (30 dal governo Prodi 2008, altri 20 dal governo Berlusconi 2009) ma finora non sono stati utilizzati;
– che ciò è dovuto al fatto che manca ancora il decreto attuativo. E in assenza del decreto, il fondo non esiste;

si chiede di sapere:

1) se quanto sopra esposto corrisponda a verità;

2) in caso affermativo quali urgenti iniziative, nell’ambito delle rispettive competenze e prerogative si intendono promuovere, adottare, sollecitare;

3) in particolare cosa osti al varo del decreto attuativo che consentirebbe di effettuare i risarcimenti previsti alle famiglie delle vittime e dei malati;

4) se sia vero che i lavoratori impiegati nelle ditte per lo smaltimento dell’eternit non risultino inseriti dall’INPS tra i lavoratori a rischio, ma siano equiparati a operai edili; in caso affermativo per quale ragione ciò avviene, e se non si ritenga opportuno e necessario che a detti lavoratori siano inseriti tra le categorie a rischio;

5) se non si ritenga di dover istituire una apposita commissione per l’accertamento della situazione per quanto riguarda l’Eternit e le possibili soluzioni da approntare a fronte di una situazione grave e che minaccia di ulteriormente aggravarsi.

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