Eluana Englaro, testamento biologico, fine vita. Uscire dalle ambiguità. Basta con i comportamenti rinunciatari ed omissivi della politica

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi – e con lui il Governo di centro-destra – non ha esitato a intimidire  la clinica che era disposta a rendere esecutiva le sentenze della Corte di Cassazione e della Corte d’Appello di Milano. E’ stato inferta una ferita gravissima,un vero e proprio oltraggio al diritto. Non posso, non voglio nascondere tutta la mia amarezza e indignazione per quello che è accaduto. Per questo noi, radicali e associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca, lo abbiamo denunciato alla procura della Repubblica di Roma per violenza privata. Ed è confortante apprendere che la procura lo abbia iscritto sul registro degli indagati. Si è così aperto uno spiraglio di legalità e di rispetto dello Stato di diritto a fronte di un potere arrogante che crede di poter vivere al di sopra e contro le leggi e il diritto.   Il ministro Sacconi fa sapere che il suo agire – che è tale ad un ricatto – nei confronti delle cliniche e degli ospedali italiani era un atto dovuto. Benissimo: non resta che  augurarsi che non voglia frapporre ostacoli di sorta all’indagine e al pronunciamento della giustizia, rinunciando innanzitutto all’immunità parlamentare.

Un anno fa la famiglia Englaro mi ha permesso di visitare Eluana, imprigionata in uno stato di coma vegetativo, alimentata e idratata con un sondino nasogastrico ormai da ben diciassette anni. Ho visto un corpo privato della sua libertà, uno sguardo, perso: come è andata perduta la sua coscienza. Se i tanti che si accaniscono sul corpo di Eluana, potessero vederlo, forse, avrebbero un sussulto di pudore, e tacerebbero.

Alla famiglia Englaro dobbiamo essere tutti grati perchè la loro storia poteva rimanere confinate nella clandestinità, delegata alla pietosa coscienza di un medico, di un infermiere (che, magari, nella sua solitudine, può anche sbagliare), invece è divenuta una questione “politica”.

Vicende come quella di mio marito, Luca Coscioni, di Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli, ora di Eluana, mostrano in modo chiaro come l’opinione pubblica viva queste situazioni, certamente “al limite”, ma molto più diffuse e frequenti di quanto si possa credere.

C’è una realtà nascosta, colpevolmente ignorata, pervicacemente negata. E’ una realtà fatta di storie di persone che soffrono, vivono nel dolore; e nel dolore sono lasciate morire. E’ una realtà “silenziata”, in nome di una ideologia arrogante e prepotente. Eppure tutti i sondaggi rivelano che il 70-80 per cento degli italiani è in perfetta, straordinaria sintonia con le posizioni che, con i miei compagni radicali, esprimo.

Al di là delle tante parole di questi giorni, la questione è semplice: c’è chi non vuole pronunciarsi sulla sua morte, né scegliere in alcun modo, ed è un loro diritto; ma c’è chi non vuol  vivere in coma vegetativo; è la libertà di scegliere, è un diritto da garantire, da conquistare.

Occorre prevedere e tutelare tutte e due le opzioni. Soprattutto, un aspetto deve essere salvaguardato e difeso: la volontà della persona. Quella volontà che venne ascoltata e rispettata quando Papa Giovanni Paolo II chiese di esser lasciato libero di “andare  alla casa del padre”.

Una parola, infine al recente dibattito all’interno dei gruppi parlamentari del PD circa la posizione da assumere su testamento biologico e fine vita; è emersa una posizione che ho definito pilatesca e perdente in qualche modo: la cosiddetta posizione “prevalente”. Cosa significa mai, “prevalente” se non che si va in ordine sparso, e ognuno, senza vincolo alcuno, è libero di fare quello che crede? Una posizione che sarebbe accettabile se lo si fosse fatto in omaggio al principio che il parlamentare risponde solo al Paese e alla sua coscienza. Così non è stato. Si è semplicemente scelto di non scegliere, e questo per non irritare la minoranza che si riconosce nei cosiddetti “teo-dem”. I quali, peraltro, hanno annunciato che non sosterranno il progetto di legge del senatore Ignazio Marino.

Ho chiesto che si potesse votare sulle posizioni e gli orientamenti emersi, invece i Presidenti dei Gruppi PD alla Camera e al Senato, hanno deciso di non votare. Ho chiesto che si desse pubblicità al nostro dibattito, e che giornalisti e opinione pubblica potessero seguirlo e ascoltarlo direttamente, ma hanno preferito il “chiuso”, salvo poi fornire all’esterno resoconti inesatti e di parte. Ho chiesto che si assumesse una posizione chiara, da opporre a quella punitiva, in materia di testamento biologico, e di cercare di coinvolgere le minoranze laiche presenti nel centro-destra, hanno preferito ancora una volta perseguire una linea rinunciataria, in perfetta coerenza con il recente passato, e in spregio della maggioranza del “sentire” del paese, così come tutti i sondaggi demoscopi certificano. La nostra battaglia non può che rafforzarsi, è bene che si sappia, proprio a fianco dei malati e delle loro famiglie, per i loro inalienabili diritti, come ci chiedevano (e per questo hanno lottato) Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, Giovanni Nuvoli” e oggi la famiglia Englaro.

Basta dunque con i comportamenti rinunciatari ed omissivi della politica. Occorre assicurare una buona legge sul testamento biologico, che garantisca innanzitutto il rispetto della volontà e della dignità della persona; una legge che sia ispirata a criteri diversi da quelli espressi dalla maggioranza del PdL. Questo è sempre stato il nostro obiettivo.

Per questo ho lottato, su questo proseguirà irriducibile e più determinato che mai, il mio impegno: per affermare il diritto a una vita degna di questo nome e assicurare una morte senza dolore quando la vita non è più tale.

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