DROGA-GIOVANARDI, FARINA COSCIONI: OVVERO, LA PAROLA PIU’ VELOCE DEL PENSIERO

Test antidroga a conduttori, giornalisti, presentatori, propone il sottosegretario Carlo Giovanardi; e chi risulta positivo va in panchina, perché “se sei drogato, niente contratto”. Ma certo, perché no? E perché limitarsi alla sola condanna alla disoccupazione? Perché non metterli ai ceppi ed esibirli a pubblico ludibrio? E perché limitarsi ai soli conduttori, giornalisti e presentatori? Perché non estendere il provvedimento a tutti – ma davvero tutti – coloro che lavorano in RAI? Il presidente, il direttore generale, i componenti del CdA, tutti insomma i lavoratori dell’ente radiotelevisivo…E perché il solo test per la cocaina, l’hashish o la marijuana? Propongo di estendere la proposta Giovanardi anche a chi d’abitudine consuma super-alcolici e fuma oltre venti sigarette al giorno. Chi fa uso massiccio di pillole contro l’ansia e l’insonnia…

I casi sono due: o il sottosegretario Giovanardi è a caccia di facile pubblicità, e allora la migliore risposta è ignorarlo e ignorare le sue stravaganti – e mi limito a definirle tali – proposte. Oppure quello che dice è espressione di una filosofia che anima il Governo di cui Giovanardi fa parte. Sospetto, purtroppo, la seconda ipotesi. Giovanardi è lo stesso individuo che disse quelle vergognose affermazioni che rilasciò su Stefano Cucchi, che è firmatario di una legge criminogena che ha contribuito a sbattere in carcere una quantità di persone che è colpevole solo di aver fumato una “canna” o di detenere pochi grammi di sostanza stupefacente; ma è esponente di quel governo il cui presidente del Consiglio, recentemente in visita dal “caro amico Putin”, ha sostenuto che occorre perseguire nell’ormai universalmente riconosciuta fallimentare politica repressiva in materia di droga.

Tra qualche settimana avrà luogo a Chianciano il congresso di Radicali Italiani, all’insegna dell’antiproibizionismo: in materia di droga, di rapporti con le persone, di ricerca scientifica. Sapremo trovare quelle proposte politiche e quelle alternative allo “Stato etico” così rozzamente prefigurato da Giovanardi, alfiere del divieto di tutto e della punizione a qualsiasi cosa si opponga alla “norma” autorizzata. Per ora limitiamoci a dire che Giovanardi è la conferma di come la parola possa essere più veloce del pensiero”.

Roma 12 ottobre 2010 

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