Down, Farina Coscioni a Dawkins: non è immorale far nascere una persona diversa

“Abortisci e prova di nuovo. È immorale partorire un bambino Down se puoi scegliere di non farlo”.

Ha scatenato un putiferio il tweet del biologo britannico Richard Dawkins, scritto mercoledì scorso in risposta a una donna che definiva “dilemma etico” portare in grembo un feto con la sindrome di Down. Il consiglio dello scienziato non è piaciuto agli utenti del social network che lo hanno travolto di proteste. Il VELINO ha chiesto una riflessione sul tema a Maria Antonietta Coscioni, presidente dell’associazione intitolata al marito Luca, morto di Sla, che si occupa di temi etici e promuove la ricerca scientifica. “Non avrei scelto quel termine – dice la Coscioni -. Non è immorale far nascere una persona diversa: è un termine, diciamo così, scientificamente sbagliato. Non è immorale mettere al mondo una persona perché altrimenti dovremmo dire che è immorale invecchiare, o vivere con una disabilità. Dovremmo usare il termine immorale quando un padre uccide la figlia di pochi mesi, invece in quel caso si parla di una mostruosità”.

Per la presidente onoraria dell’Associazione Luca Coscioni, “quando di parla di sindrome di Down il primo passo è affrontare il pregiudizio nei confronti delle persone portatrici di questa sindrome, perché rispetto ad altre patologie che si possono trasmettere, i down nascono visibilmente diversi dagli altri bambini. C’è un dibattito aperto perché nel nostro paese è ancora molto forte il pregiudizio nei confronti di queste persone”. Coscioni si è occupata delle persone portatrici della sindrome di Down durante la sua attività di parlamentare radicale, eletta nelle liste del Pd. “I down – spiega – sono persone che hanno grandissime potenzialità; durante la campagna europea ‘my opinion my vote’ (Campagna del 2013 di sensibilizzazione per il diritto di voto alle persone con disabilità intellettiva, ndr) ragazzi down provenienti da tanti paesi europei sono venuti nel parlamento italiano a evidenziare come loro hanno la possibilità di potere votare e di esprimere un opinione politica e quindi vivere attivamente l’attività politica”. Anche dal punto di vista dell’informazione “ci sono stati programmi – ricorda – che hanno puntato sulle potenzialità e capacità delle persone con sindrome di Down, come la campagna pubblicitaria francese, molto discussa, in cui i Down manifestavano loro gioia di vivere”.

“Da deputata – ricorda ancora Coscioni – ho fatto molte interrogazioni parlamentari sul parco giochi di Gardaland, che proibiva di far salire i bambini con sindrome di Down su determinati giochi. Questo perché, rispetto ad esempio ad un cardiopatico, il down porta i segni evidenti della sua malattia”. Una diversità evidente che rende più difficile per le madri gestire la sindrome di Down, che pur non è una malattia, che un bambino affetto da altre patologie. “In passato le madri – spiega Coscioni – si sono chieste se fosse possibile intervenire con la chirurgia plastica per modificare i tratti somatici dei ragazzi down perché visibilmente diversi e quindi discriminati. E’ più facile per un genitore affrontare un’altra patologia, magari anche una disabilità fisica, piuttosto che questa diversità. Quando si sa che può nascere un bambino con questa sindrome – sottolinea – lo si considera quasi un fallimento, perché come coppia hai prodotto qualcosa di visibilmente diverso”.

La scelta rientra nella sfera personale della donna e della coppia. Ben diverso il caso della procreazione medicalmente assistita, dove decidi prima . “Là dove si possa scongiurare e scegliere se impiantare un embrione sano invece di un embrione malato, la scelta va da sé – dice la presidente dell’Associazione Luca Coscioni -, ma in questo caso, la naturalità della concezione dell’atto procreativo, ti porta a non avere la possibilità di decidere se non facendo nascere il bambino o abortendo. Anche però nel caso della procreazione medicalmente assistita la legge 40 recava una contraddizione evidente: “La contraddizione della legge 40, che noi abbiamo sottolineato durante la campagna referendaria, era l’obbligo dell’impianto di tutti gli embrioni, poi se scoprivi che il feto era malato ti era consentito di abortire. Un divieto bocciato da una delle prime sentenze delle Corte Costituzionale”.

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