«Digiuno per protesta»

L’APPELLO. Maria A. Farina Coscioni conduce una lotta nonviolenta e gandhiana: sciopero della fame dall’8 novembre affinchè il ministero della Salute si scuota e agisca.

Episodi come quelli del piccolo Elvis, ucciso a Napoli dai fumi del fuoco che doveva scaldarlo, perché la mamma non aveva i soldi per pagare la bolletta della luce, sono purtroppo più frequenti di quanto si creda. Giorni fa, per esempio, ho presentato un’interrogazione per una vicenda che ha per protagonista un altro ragazzino, anche lui extracomunitario come Elvis; si chiamava Mirko. Viveva in un campo rom a Messina; aveva quattro anni; mentre giocava è stato investito da un’automobile. Portato in ospedale, viene respinto: in rianimazione, le poche decine di posti sono tutte occupate. Anche negli altri ospedali della città niente da fare, non c’è un letto libero. Provano a portarlo a Catania. Durante il viaggio, Mirko muore.

In una grande città come Messina non si è trovato un posto per ricoverare un bimbo di quattro anni. è normale? Sardegna: alcuni malati di sclerosi laterale amiotrofica intraprendono uno sciopero della fame. «Viviamo senza alcuna assistenza», mi dicono quando vado a trovarli. Raccontano delle difficoltà in cui si dibattono, senza aiuti economici adeguati e assistenza. Come Luca Coscioni e Piergiorgio Welby hanno deciso di lottare in prima persona, con gli strumenti della nonviolenza.

Mi sono unita alla loro lotta, nonviolenta e gandhiana: dall’8 novembre sono in sciopero della fame perché il ministero della Salute si scuota dalla sua inerzia e dalla sua indifferenza, e finalmente faccia quanto deve fare: sblocchi il decreto sui Livelli essenziali assistenziali, i cosiddetti Lea, e consenta alla conferenza Stato-Regioni di espletare i compiti previsti dalla legge; chiarisca che uso è stato fatto dei finanziamenti stanziati nel 2007 e nel 2008 per i “comunicatori” di nuova generazione che consentono ai malati con gravi patologie di poter comunicare con il mondo esterno. Sia resa operativa l’approvazione della nuova versione dell’assistenza protesica del nuovo Nomenclatore degli ausili e delle protesi, e si garantisca la fornitura adeguata a ogni persona che ne ha diritto. Infine l’adozione delle linee guida cui le Regioni si conformano per assicurare un’assistenza domiciliare adeguata per i malati di Sla.

Cos’hanno in comune Elvis, Mirko, i malati di Sla? Sono vittime di una violenza figlia di indifferenza sorda e di burocrazie cieche. Sono deboli particolarmente deboli; e proprio perché indifesi tra gli indifesi, spesso odiosamente discriminati. Mi chiedo dove siano i tanti difensori della vita “senza se e senza ma”, anche quando si tratta di embrioni crioconservati in azoto liquido; perché non trovano tempo, voglia, energia per occuparsi di vicende come quelle di Elvis, Mirko, dei malati di Sla… Perché sono storie che non fanno storia, notizie che non fanno notizia? La vostra campagna è un importante passo nella giusta direzione.

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