Dichiarazione farina coscioni su parole del relatore Calabrò su testamento biologico e morte Cardinale

 

Il cardinale Carlo Maria Martini, come unanimi riferiscono le persone che sono state a lui vicino fino all’ultimo e lo hanno assistito, le agenzie di stampa e i giornali, dopo l‘ultima crisi che gli  impediva di deglutire cibi solidi o liquidi, ha rifiutato ogni forma di accanimento terapeutico, che nel caso specifico avrebbe comportato l’applicazione di un tubo per l’alimentazione artificiale inserito nell’addome (PEG), e nel sondino naso-gastrico.

Il cardinale Martini, in piena coscienza, consapevole delle conseguenze del suo rifiuto, ha ritenuto tali interventi inutili e sproporzionati circa i risultati.

E’ un aspetto molto delicato della questione: la volontà del cardinale Martini è stata rispettata. Giustamente, aggiungo.

Sulla base, tuttavia, del disegno di legge Calabrò sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento Calabrò che vorrebbero imporre al Paese, questa volontà, pur se espressa in piena scienza e coscienza, varrebbe meno di nulla. La decisione se e fino a quando accanirsi, anche a prezzo di sofferenze infinite e senza speranza, verrebbe demandata al medico; la volontà del paziente completamente annullata. Dunque se la legge fosse già in vigore, anche la volontà di Martini verrebbe annullata; per non esserlo, si dovrebbe far ricorso a pratiche clandestine, il “si fa ma non si dice” diffusissimo anche negli ospedali di osservanza cattolica.

Se l’omaggio alla figura del cardinale Martini e al suo magistero non è vuota e ipocrita retorica, quella legge che calpesterebbe la sua volontà, va buttata alle ortiche; e chi si candida alla guida del Paese dovrebbe fin da ora annunciare che si renderà promotore di norme che garantiscano e tutelino la volontà del paziente e del malato, quale essa sia.

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