Dalla Danimarca un confortante e positivo segnale sugli OGM

Ci sono molti modi per uscire dall’Europa, l’Italia con pervicacia e determinazione ne sta perseguendo uno particolarmente subdolo e suicida: quello di voltare le spalle al progresso e alla ricerca scientifica. L’ultimo provvedimento dei ministri dell’ambiente Clini e dell’agricoltura Catania, di disporre la distruzione dei campi sperimentali di piante transgeniche dell’Università della Tuscia è l’ultimo di una lunga serie di episodi di scellerata “politica” tecnofoba e antiscientifica che solo in parte può essere spiegata con ignoranza e incompetenza.

Per fortuna l’Europa sembra essere anche altro. Per questo motivo non si può che salutare con soddisfazione la decisione della Danimarca, che presiede in questo semestre i lavori del Consiglio dell’Ue, di rinunciare al testo che mira a consentire agli Stati membri il divieto di coltivazione di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio nazionale.

Mi auguro e spero che il Governo italiano saprà tornare a quella politica della libertà di ricerca e dell’innovazione non solo in campo agroalimentare che un tempo costituiva un’eccellenza italiana, e che da vent’anni è stata sciaguratamente mortificata, col pratico risultato di far fuggire dal nostro paese centinaia di ricercatori; e al tempo stesso alimenta quella che è la Grande Ipocrisia: la quantità di prodotti “tipici” del nostro sistema agroalimentare ottenuti con derivazioni OGM acquistati all’estero, perché in Italia non possono essere prodotti.

Dalla Danimarca è giunto un chiaro segnale. Rinnovo il mio appello alla comunità scientifica perché sappia e voglia levare la sua voce. Occorre contrastare l’irresponsabilità di quanti vorrebbero che fossero dismesse anche le residue capacità e potenzialità di idee e innovazione tecnologica di cui questo paese ha enorme bisogno per poter tornare a crescere e svilupparsi”.

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