CONSULTA: ORA OCCORRE PIENAMENTE APPLICARE LA LEGGE 194

Non si può che salutare con soddisfazione la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare manifestamente inammissibile il quesito sollevato dal tribunale di Spoleto relativo all’articolo 4 della legge 194 sull’aborto.

Da una parte la decisione della Consulta conforta: se il ricorso fosse stato accolto, si sarebbe inferto un colpo durissimo al diritto della donna di poter interrompere una gravidanza non desiderata, e l’Italia sarebbe ripiombata nel clima oscurantista in cui le lotte radicali l’hanno strappata, con i referendum, le iniziative politiche dentro e fuori il Parlamento, gli arresti di Emma Bonino, Adele Faccio, Gianfranco Spadaccia e Giorgio Conciani.

Il problema tuttavia è tutt’altro che risolto: grazie a un’interpretazione strumentale del diritto di obiezione di coscienza – che nessuno intende mettere in discussione e pregiudicare – intere strutture sanitarie in molte regioni del paese, soprattutto del Mezzogiorno, non garantiscono alle donne il diritto di poter interrompere una gravidanza indesiderata; questo accade in aperta, ostentata violazione della legge 194: che certo tutela il diritto del medico di “obiettare”, ma soprattutto impone alla struttura sanitaria di garantire che il diritto all’aborto sia comunque assicurato. Troppo spesso, grazie all’inerzia e all’indifferenza di chi, istituzionalmente, come abbiamo chiaramente documentato e denunciato, questo diritto dovrebbe tutelare e garantire, i diritti della donna sono messi in discussione e pregiudicati, la 194 viene clamorosamente disattesa e disapplicata. Una situazione intollerabile che non siamo disposti a tollerare

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