CONDIVIDO L’ALLARME E LA CAUTELA DI QUANTI CI METTONO IN GUARDA DA FACILI ENTUSIASMI

Roma 4 aprile 2012

Credo che debba essere ascoltato e accolto l’appello che ci viene dagli avvocati e dagli psichiatri riuniti a convegno a Milano. Non c’è dubbio che la realtà spaventosa degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari va superata,  istituzioni da chiudere. Al tempo stesso sarebbe illusorio e pericoloso credere e pensare che il problema del disagio mentale possa essere risolto e cancellato con un tratto di penna. Abbiamo davvero poco tempo per realizzare quella rete di assistenza e di sostegno indispensabili perché il malato attualmente ristretto negli OPG non sia abbandonato a se stesso. Manca ancora quella indispensabile rete di assistenza e di sostegno perché chi dimesso dall’OPG non si trovi abbandonato a se stesso.

Ci sono alcuni importanti “nodi” che attendono di essere sciolti: occorre metter mano a una riforma degli articoli del Codice Penale e di Procedura Penale che si riferiscono ai concetti di pericolosità sociale del “folle reo, di incapacità e di non imputabilità”, che determinano il percorso di invio agli Opg, e quindi, d’ora in poi, l’invio alle nuove “residenze psichiatriche”. Residenze non meglio qualificate, il cui numero dovrà essere stabilito dalle Regioni; è fin troppo facile prevedere la moltiplicazione di queste residenze; mentre è facile prevedere un aumento del numero degli internamenti, nulla garantisce che l’abnorme sistema di proroghe delle misure di sicurezza, attualmente utilizzato, cessi; la proliferazione di residenze ad alta sorveglianza, dichiaratamente sanitarie, riconsegna agli psichiatri la responsabilità della custodia.

Sono solo alcuni punti che necessitano confronto, dibattito, chiarimento. Molti altri se ne potrebbero fare. Condivido, quindi l’allarme e la cautela di quanti  ci mettono in guardia dai facili entusiasmi, e avvertono che la nuova fase è l’inizio di un percorso non privo di difficoltà e ostacoli.

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