Comitato nazionale di Radicali Italiani: la mozione generale

È il monito sulla “peste italiana” che i radicali hanno denunciato alle elezioni europee del 2009 indossando la stella gialla e che, nel solco tracciato dal Consiglio Generale del Partito Radicale nonviolento del maggio scorso, impegna Radicali Italiani all’attivazione delle giurisdizioni nazionali, comunitarie e internazionali per l’affermazione ed il rispetto in Italia dei diritti umani, civili e politici fondamentali.

Il Comitato saluta l’impegno della comunità aquilana e la sua capacità di organizzarsi e proporre alternative come un primo segnale di quella rivolta nonviolenta, legalitaria, democratica che costituisce l’unica reale possibilità di alternativa al regime partitocratico, che usurpa le istituzioni e occupa i nostri territori. Auspica che gli Aquilani possano ottenere l’istituzione della “zona franca” ed il ripensamento delle misure governative in materia di sospensione del pagamento delle imposte.

Nel rilevare che gli interventi del piano C.a.s.e hanno violentemente alterato il rapporto tra territorio e nuclei urbani storici, impegna gli organi del movimento a coinvolgere i soggetti più qualificati in materia urbanistica e di pianificazione territoriale per predisporre strumenti normativi ordinari volti alla conservazione ed al restauro, facendo tesoro del patrimonio di conoscenza e di buone pratiche elaborate nella lunga storia italiana delle ricostruzioni ed ai criteri del minor consumo del suolo nonché della pubblicità tramite internet di tutte le informazioni, ivi compresa la rendicontazione di spese e finanziamenti.

Il Comitato denuncia il ricorso in sempre maggiori aspetti della vita pubblica del modello di gestione emergenziale, svincolata da regole, controlli e responsabilità, che sottrae potere e competenza alle istituzioni democratiche in favore di soluzioni autoritarie e oggettivamente criminogene, prefigurando una ulteriore involuzione in senso illiberale della nostra forma di Stato.

Individua nella inconfessata e inconfessabile politica di “unità nazionale”, che ha unito e continua a unire nel sessantennale regime partitocratico le due componenti di potere dominante e che sta assumendo oggi una conformazione solo più esplicita, il principale pericolo per una completa riconversione antidemocratica e anticostituzionale delle istituzioni; ritiene dunque urgente insistere nel conquistare un pubblico confronto sulle non più solo oggettive convergenze di Regime sulla politica interna come su quella internazionale, a partire da episodi fondamentali, restati immeritatamente e insanamente argomenti del tutto tabù, a destra come a sinistra, quali la candidatura avanzata da Silvio Berlusconi di Massimo D’Alema quale “Ministro degli esteri” dell’Unione europea, evidentemente non motivabile solo con il comune inserimento nell’asse Gheddafi, Putin e affini.

Il Comitato prende atto che il Partito Democratico, di fronte alla richiesta urgente da parte della “Galassia Radicale” di una giornata di dialogo e di confronto per analizzare la situazione di straordinaria gravità nella quale versa la democrazia reale italiana, ha risposto con tempi e modalità inadeguate. Rileva inoltre il proseguire della convergenza del PD con Lega, Pdl e Idv contro le proposte radicali per una giustizia giusta e per il rientro nella legalità delle carceri italiane. Rileva altresì che il PD non ha inteso finora avvalersi della pluridecennale esperienza radicale di lotte per l’affermazione dei diritti degli italiani ad una informazione radiotelevisiva completa e corretta, come da ultimo palesato rispetto alla candidatura e alla opportunità della elezione di un Radicale alla Presidenza della Commissione di garanzia sul pluralismo radiotelevisivo della Regione Lazio.

Auspica in ogni caso che con l’incontro del 7 luglio venga affrontato il tema della necessità di superamento della drammatica condizione di fuorilegge delle nostre istituzioni, confrontandosi su metodo e obiettivi che possano mobilitare il popolo italiano e la comunità internazionale.

Il Comitato rileva come al sabotaggio partitocratico e sindacatocratico del pacchetto referendario radicale del 1999-2000 sia seguito un ulteriore “decennio perduto” sul fronte di quelle riforme strutturali indispensabili perché l’Italia possa invertire la rotta rispetto a un declino che la crisi internazionale in corso ha solo aggravato e accelerato. A dieci anni di distanza, l’avvio della discussione alla Camera della proposta di legge “Norme per la prosecuzione del lavoro oltre i limiti di età previsti per il pensionamento di vecchiaia”, ispirata e coordinata da Marco Pannella e depositata con le prime firme del senatore Ichino e dell’onorevole Cazzola, costituisce una nuova occasione per compiere un primo passo nella giusta direzione della Riforma sociale del Paese, laddove oggi l’obbligo alla pensione surrettiziamente abroga il diritto al lavoro. Il Comitato invita il Governo a cogliere questa opportunità, esprimendo parere favorevole su un progetto di iniziativa parlamentare, di cui il presidente Moffa ha voluto essere relatore.

Il Comitato, tenuto conto della grave situazione economica e sociale in cui versa il Paese, sottolinea come le caratteristiche strutturali del modello capitalistico italiano – fondato sul pervasivo conflitto di interessi tra politica ed economia, banca e industria, banca e finanza e ossessivamente ripiegato sulla difesa di privilegi corporativi, rendite di posizione, mancanza di concorrenza e di legalità – costituiscano oggi il più grave ostacolo alla ripresa economica e alla realizzazione delle condizioni necessarie per la ripresa occupazionale, il rientro del debito pubblico e la riforma in senso universalistico dell’attuale sistema di tutele sociali. Considera il documento “Caso Italia e capitalismo italiano” illustrato nel corso dei lavori come una utile base di partenza per una riflessione interna all’area radicale sui temi economici in esso affrontati.Evidenzia come il ricorso diffuso a pratiche anticoncorrenziali sia fonte della progressiva e drammatica perdita di competitività del nostro tessuto industriale, rendendo sempre più evidente come la concorrenza costituisca un bene pubblico essenziale da difendere e tutelare contro ogni forma di conflitto di interessi.

Sulla base di tali premesse il Comitato impegna gli organi dirigenti ad avviare iniziative politiche e parlamentari volte ad incardinare l’urgente attacco riformatore alle strutture economiche del regime politico partitocratico, anche ricorrendo – ove possibile – alle istituzioni europee, sull’esempio di quanto accaduto in relazione alla questione dell’equiparazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini.

Il Comitato riconosce il carattere prezioso dell’impegno di iscritti e militanti che in questi anni si sono mobilitati in tutta Italia per campagne di raccolta firme su decine di iniziative popolari che hanno portato all’approvazione a livello comunale di delibere popolari per l’istituzione dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, del registro dei testamenti biologici e delle unioni civili.

Attraverso tali campagne decine di migliaia di cittadini hanno potuto praticare democrazia, conoscere il movimento ed in alcuni casi divenirne parte attiva.Considerato che – con riferimento alle politiche urbanistiche, ambientali e della mobilità, così come per i servizi pubblici locali e la trasparenza delle istituzioni- i Comuni, le Province e le Regioni italiane appaiono privi di una visione moderna e di progetti di reale governo del territorio, il Comitato ritiene necessario attivare gli strumenti di iniziativa popolare e nonviolenta con il coinvolgimento attivo delle comunità locali.

Il Comitato sostiene Maria Antonietta Farina Coscioni e Mina Welby nell’iniziativa nonviolenta che stanno conducendo, in continuità con lo sciopero della fame del novembre 2009, per migliorare le condizioni di vita di malati e di disabili gravi attraverso la revisione dei livelli essenziali di assistenza e l’adeguamento del nomenclatore delle protesi e degli ausili.

Si rivolge a parlamentari, eurodeputati, consiglieri regionali e ai garanti per i diritti delle persone private della libertà per rinnovare anche quest’anno, rafforzandola, l’iniziativa del “ferragosto in carcere” , organizzando una visita ispettiva negli istituti penitenziari italiani giunti oramai a condizioni imparagonabili persino a quelle dello sciagurato periodo fascista.

Il Comitato, nel valutare negativamente il disegno di legge sulle intercettazioni in discussione in Parlamento sia per gli scopi che lo motivano che per gli effetti che ne conseguirebbero, ribadisce che gli interventi legislativi dovrebbero essere in realtà diretti a restituire la prontezza della pena in materia di diffamazione e la pienezza del diritto di rettifica, al fine di restituire a tutti gli italiani l’effettiva tutela dell’identità e dell’immagine, al contrario di quanto sino ad oggi avvenuto a causa della complicità della magistratura nel tradire il dettato costituzionale.

Il Comitato, infine, da mandato gli organi dirigenti di:

· intraprendere azioni che, a partire dal rafforzamento dell’iniziativa “open Camera” (anche attraverso la pubblicità online dell’anagrafe patrimoniale dei parlamentari) e dal pieno coinvolgimento delle associazioni territoriali, rendano accessibili all’opinione pubblica i dati e le informazioni relative alla gestione consociativa della cosa pubblica e la conseguente spartizione del bottino partitocratico, in modo da farne oggetto di denuncia sia politica che giudiziaria;

· individuare e sostenere nelle prossime settimane iniziative popolari e nonviolente che, a livello nazionale e locale, possano esprimere progetti alternativi di governo del territorio e occasione di aggregazione con altre realtà politiche e sociali;

· proseguire le iniziative politiche e legali volte ad ottenere la definizione di criteri giustiziabili per la concreta attuazione degli obblighi in materia di informazione radiotelevisiva.

Da Agenzia Radicale

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