COFFERATI: ULTIMO ANELLO DI UNA LUNGA CATENA

“Primarie irregolari, non posso restare”. Così l’ex leader della CGIL, ex sindaco di Bologna e candidato alle primarie per il sindaco di Genova, Sergio Cofferati. Sarebbe facile, scontato, osservare che Cofferati ha scoperto la proverbiale acqua calda. Perché prima dello “scandalo” delle primarie genovesi ci sono state per esempio quelle di Roma: è il ministro della Repubblica Marianna Madia a denunciare che “a Roma, facendo le primarie parlamentari, ho visto delle vere e proprie associazioni a delinquere sul territorio”. È Goffredo Bettini, da sempre un dominus nel PD romano, a parlare di “un partito, non solo a Roma, che ha raggiunto livelli preoccupanti di degrado della vita interna. Il tesseramento spesso si è fatto procurandosi tessere a 10 euro da distribuire, anche a persone del tutto estranee. Le correnti non hanno quasi mai un significato politico ideale, ma sono gruppi spuri che mirano al potere”. Analoghe denunce, forse più gravi ancora, si registrano un po’ ovunque. Sempre più emerge come non ci sia differenza tra le varie componenti della (s)partitocrazia, che hanno tutte adottato il metodo “formigoniano” e “cotiano” di raccolta di firme false come la magistratura ha certificato. Come i ladri di Pisa, la cosiddetta componente di centro-destra del regime di giorno finge di litigare con la cosiddetta componente di centro-sinistra per meglio spartirsi, la notte, il bottino, ai danni della collettività, facendo strame di ogni forma di legalità. Il Matteo Renzi, che ci inonda di twitter e SMS, e quotidianamente propina la sua immacolata camicia bianca, quando si va al dunque è pavido, immobile, tecnicamente complice al pari di chi lo ha proceduto.

Da tutto ciò si dovrebbe/potrebbe se solo venisse assicurata adeguata possibilità di informazione, confronto, possibilità di conoscenza: per esempio un confronto sul modello di partito e la sua organizzazione: il partito di cui si parla tutti i giorni, e che viene lasciato perfino da un Cofferati; e il partito davvero “aperto” di cui mai, non a caso, si parla, di Pannella ed Emma Bonino, che odora di bucato pulito, come diceva Indro Montanelli. Commentatori, opinionisti, politologi, avete qualcosa di dire?

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