C’è un giudice a Strasburgo

Una sentenza che inevitabilmente avrà riflessi anche in Italia, dal momento che la legislazione di Vienna è del tutto simile a quella che si è voluto imporre anche da noi. La Corte europea riconosce che gli stati hanno sì un margine di discrezionalità in questa materia ma, nell’adozione della normativa interna, sono tenuti a rispettare la Convenzione europea come interpretata da Strasburgo.  

I singoli stati non hanno l’obbligo di adottare una legislazione che permetta la fecondazione assistita, ma una volta che questa è consentita devono essere vietati trattamenti discriminatori. Significa che le persone che si trovano in una stessa situazione di infertilità non possono essere trattate diversamente solo in ragione della diversa tecnica di fecondazione utilizzata. Il divieto della fecondazione eterologa non si giustifica se è ammessa quella omologa.  

Non a caso una valanga di ricorsi giudiziari sono già pronti a partire: il primo sarà presentato il 15 aprile prossimo a Bologna; altri poi ce ne saranno da Firenze, Roma, Catania e Milano. Insomma, anche in Italia la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo avrà un effetto benefico e dirompente: un po’ di Europa laica, tollerante, rispettosa dei diritti di tutti, potrà così, fare breccia ed entrare in Italia.  

È solo l’ultimo episodio.  

Qualche mese fa sempre in materia di legge 40 e fecondazione assistita, facendo ricorso, siamo riusciti a far “saltare” quelle parti che vietavano la diagnosi genetica di reimpianto, e obbligavano all’impianto contemporaneo di tre embrioni a prescindere dalle condizioni cliniche del singolo caso. Ennesima dimostrazione che si tratta di una legge che non solo confligge con il buon senso e l’umanità, ma che è fatta male, arraffazzonata: una barbarie culturale, un incostituzionale pasticcio giuridico.  

Chissà: ora, forse, grazie alla sentenza dei giudici di Strasburgo metteremo la parola fine a quel vero e proprio “turismo della provetta” e consentire anche alle coppie infertili la possibilità di potersi curare anche in Italia.  

Sono così serviti i vari Maurizio Sacconi, Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello, Maurizio Gasparri, disponibili e pronti all’obbedienza di ogni diktat d’oltretevere.

Da Strasburgo arriva una risposta di civiltà a legislazioni sanfediste di cui l’Italia sta diventando l’alfiere, con le sue leggi 40 e sul testamento biologico che questa maggioranza vorrebbe imporci. Assistiamo così al paradosso di un parlamento che vara, a colpi di maggioranza leggi contrarie alla Costituzione, ai trattati e alle convenzioni internazionali, che poi i magistrati smantellano e annullano. È il momento che anche la componente laica della maggioranza, per quanto esigua, levi la sua voce, e lavori per risparmiarci ulteriori mortificanti leggi punitive e oscurantiste.  

Maria Antonietta Farina Coscioni
Fonte: Europa

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