Biotestamento: il sondaggio del C.I.c. conferma quello che da sempre sappiamo e diciamo…

Il sondaggio del Collegio Italiano dei Chirurghi si aggiunge alle decine di altri che, unanimi, certificano come la maggioranza del paese, a prescindere dai convincimenti politici e religiosi, si riconosce nelle posizioni dei radicali e dell’Associazione Luca Coscioni. Non si dubitava, anche se prendiamo atto con soddisfazione, che la maggioranza della comunità medica e scientifica, al pari del paese, ritenga, come del resto previsto e prescritto dalla Costituzione, che sia la volontà del paziente ad essere preminente, e che debba essere rispettata, tutelata e garantita.

Conosciamo bene le ragioni dei Maurizio Sacconi, delle Eugenie Roccelle, delle Paole Binetti, dei Luca Volonté, che si battono esattamente per l’opposto: ragioni che nulla hanno a che fare con la sofferenza e la malattia del malato, e moltissimo con il potere, con quello che si crede sia il potere. Rischiano, quelle ragioni, quelle posizioni, di essere vincenti, è bene saperlo: per l’inerzia sostanziale del mondo laico e progressista che assiste supino all’offensiva clericale; per la mancanza di informazione su questi temi. Se, per esempio, il servizio pubblico radio-televisivo decidesse una volta tanto di onorare il suo nome e la sua sedicente funzione, non c’è dubbio alcuno che quelle proposte autoritarie, violente, feudali che spacciano come difesa della vita e altro non sono che condanna alla sofferenza sempre e comunque, verrebbero spazzate via a furor di popolo.

Biotestamento: chirurghi, nutrizione non può essere imposta per il 75 per cento. No a somministrazione coatta se paziente contrario

La nutrizione e l’idratazione artificiale sono trattamenti medici e come tali devono essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento (dat): a pensarla così è il 73 per cento dei chirurghi italiani, come rileva il sondaggio promosso dal Collegio Italiano dei Chirurghi (Cic).

”Non sono emersi dubbi – spiega Pietro Forestieri, presidente Cic – sulla necessità di varare una legge condivisa su un argomento così delicato”. Per l’81 per cento dei chirurghi infatti una legge sul testamento biologico è indispensabile, e per il 70 per cento quanto stabilito dal paziente nelle dat sia vincolante e non semplicemente orientativo per il medico. Dal sondaggio emerge inoltre che per il 97 per cento dei chirurghi bisogna astenersi dal persistere in trattamenti da cui non si possa attendere un beneficio per la salute del malato e se il paziente non può esprimere la propria volontà, per il 92 per cento bisogna tenere conto nelle proprie scelte di quanto precedentemente manifestato in modo certo e documentato. Quando una persona rifiuta volontariamente di nutrirsi, per l’89 per cento il medico ha il dovere di informarla sulle conseguenze del digiuno protratto sulla sua salute ma non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale, pur continuando ad assisterla.

Di fronte a pazienti che, prima di perdere coscienza, abbiano espresso parere contrario alla nutrizione artificiale, il 75 per cento dei chirurghi ha dichiarato di non accettare l’obbligo di somministrarla in ogni caso, anche se stabilito dalla legge. Per il 46 per cento la decisione spetta al paziente, per il 27 per cento al medico e ai familiari e per il 2 per cento solo al medico. La decisione di non somministrare o sospendere terapie e trattamenti, che tengono artificialmente in vita, dovrebbe spettare al paziente, nel caso in cui abbia espresso le sue volontà quando era cosciente, per il 65 per cento dei chirurghi; a nessuno perché la vita è un dono da tutelare per il 16 per cento; ad una commissione etica di esperti per il 12 per cento; ad un familiare per il 5 per cento; al medico curante o ad un magistrato solo per l’1 per cento.
(ANSA).
Biotestamento: sempre più registri, anche Chiesa Valdese unico gruppo religioso in Italia ad averlo fatto
Di Adele Lapertosa


Nell’attesa che Montecitorio riprenda l’esame del disegno di legge sul testamento biologico, c’è una parte della società civile che si sta adoperando per manifestare le proprie volontà e assicurarsi che siano rispettate. Come gli oltre 70 comuni che hanno allestito dei registri dove raccogliere i testamenti biologici e le decisioni di alcuni tribunali, come quello di Firenze, che hanno detto sì all’uso dell’amministratore di sostegno per far rispettare le proprie volontà in caso di incapacità. E la Chiesa valdese, che sta allestendo registri per la raccolta dei biotestamenti, unica comunità religiosa in Italia a fare una cosa simile.

Dopo le chiese di Milano, Torino, Napoli e Trieste, che nell’ultimo anno hanno aperto i loro registri cui si sono affidate anche tante persone laiche, ora è la volta della Chiesa valdese di Roma. A partire da domani, ogni mercoledì dalle 18, presso la chiesa valdese di piazza Cavour, Sarà aperto al pubblico uno sportello, dove si potranno depositare le proprie direttive anticipate di trattamento.

n’iniziativa univa, e finora isolata, nel panorama dei gruppi religiosi in Italia quella dei valdesi, visto che la chiesa cattolica si è sempre schierata contro, mentre la comunità ebraica e islamica pur avendo analizzato la questione al loro interno, non hanno preso alcuna iniziativa in tal senso.

“Il diritto alla vita comprende anche il diritto a gestire con autonomia e razionalità la malattia e le ultime fasi della propria esistenza”, spiega la chiesa valdese in una nota, “le direttive anticipate di trattamento sanitario sono un atto di responsabilità che dà dignità all’uomo ed eliminano a priori i possibili conflitti tra i medici, con i medici e i familiari. Si tratta di un gesto che rientra pienamente nella libertà del cristiano, addirittura un dovere nei confronti della propria vita e della società”.

Nel biotestamento che si potrà depositare presso il loro sportello, si indicheranno dettagliatamente le cure alle quali si intende o non si intende sottostare nel caso di relativa o totale non coscienza, e anche il proprio fiduciario, che rappresenterà ai ledici le volontà del malato. “Il testamento biologico”, spiega Anne Marie Dupré, presidente del Concistoro della chiesa valdese, “è un atto di amore e una risposta evangelica alla dignità della vita, oltre ad essere una testimonianza di laicità in una fase della nostra storia in cui le religioni aspirano al controllo totale dell’uomo”.
ANSA.

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